Nuova opportunità per rafforzare le competenze scientifiche e digitali degli studenti italiani. Il Fondo per la Repubblica Digitale ha pubblicato il Bando Polaris+, seconda fase dell’iniziativa Polaris, con una dotazione complessiva di 25 milioni di euro destinata a progetti di formazione e orientamento nelle discipline STEM e ICT rivolti agli studenti delle scuole secondarie di primo o di secondo grado.

Il contributo richiedibile per ciascun progetto è compreso tra 800.000 e 3 milioni di euro. Le proposte devono essere presentate da partenariati guidati da un soggetto privato senza scopo di lucro, con il coinvolgimento obbligatorio di almeno tre scuole.

La scadenza per l’invio delle candidature è fissata alle ore 13:00 del 21 gennaio 2027, esclusivamente attraverso la piattaforma Re@dy.

Particolarmente rilevante la ripartizione territoriale delle risorse: 11 milioni di euro sono destinati a progetti da realizzare nel Sud e nelle Isole, mentre 14 milioni di euro sono riservati al Nord e al Centro.

Il bando premia inoltre i progetti capaci di intervenire in modo coerente ed efficace in almeno due regioni appartenenti alla stessa area territoriale.

Cos’è il Bando Polaris+
Polaris+ è un bando del Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale finalizzato a sostenere iniziative innovative che aiutino ragazze e ragazzi ad acquisire maggiori conoscenze e competenze in ambito STEM e ICT e a compiere scelte formative e professionali più consapevoli.

La misura nasce in un contesto caratterizzato da un persistente divario italiano nelle competenze digitali e nella presenza di specialisti ICT.

L’obiettivo è quindi avvicinare gli studenti alle opportunità offerte dalla trasformazione digitale, ridurre stereotipi e disuguaglianze di accesso e creare un collegamento più forte tra scuola, università, imprese, pubbliche amministrazioni e mondo della ricerca.

A chi si rivolge: studenti delle scuole secondarie
Ogni proposta deve scegliere uno dei due target previsti dal bando:

studenti e studentesse della scuola secondaria di primo grado;
oppure studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado.
Non è quindi previsto un unico progetto rivolto contemporaneamente a entrambi i target.

Per le scuole medie, l’obiettivo è favorire un primo avvicinamento alle discipline STEM e sostenere la scelta del ciclo di studi successivo.

Per le scuole superiori, l’orientamento deve valorizzare anche le opportunità della formazione terziaria e del mercato del lavoro in ambito scientifico e tecnologico.

Chi può presentare domanda
La candidatura non può essere presentata dalla singola scuola in autonomia.

La proposta deve essere avanzata da un partenariato composto da un minimo di 3 a un massimo di 8 soggetti, oltre ai partner scolastici.

Il soggetto responsabile, cioè il capofila del progetto, deve essere un soggetto privato senza scopo di lucro, costituito da almeno due anni e con sede legale in Italia.

Il soggetto responsabile può presentare una sola proposta a valere sul bando e non può partecipare contemporaneamente ad altre proposte come partner.

Nel partenariato possono entrare, secondo le condizioni previste dall’avviso:

soggetti privati senza scopo di lucro;
soggetti pubblici;
università;
centri di ricerca;
enti pubblici;
organizzazioni for profit, nei casi consentiti dal bando.
Le organizzazioni for profit possono essere coinvolte solo quando il loro contributo è necessario per specifiche attività di formazione e orientamento STEM che gli altri partner non possono svolgere autonomamente.

Complessivamente, i partner for profit non possono gestire più del 30% del contributo richiesto.

Il ruolo delle scuole: almeno tre partner scolastici
Ogni progetto deve coinvolgere obbligatoriamente almeno tre scuole come partner scolastici.

Le scuole non rientrano nel limite massimo degli otto soggetti del partenariato.

I beneficiari diretti del progetto devono essere studenti delle scuole formalmente coinvolte.

Ciascuna scuola può aderire a una sola proposta progettuale.

Questo è un elemento da verificare con particolare attenzione nella costruzione del partenariato, perché la partecipazione della stessa scuola a più proposte può determinare l’inammissibilità.

Quali attività possono essere finanziate
Il bando finanzia interventi di formazione e orientamento capaci di offrire agli studenti esperienze concrete, interattive e innovative.

Tra gli ambiti espressamente richiamati rientrano:

formazione STEM con metodologie laboratoriali, learning by doing, lavori di gruppo e attività prevalentemente in presenza;
sviluppo software;
sicurezza informatica e cybersecurity;
data science;
analisi dei dati;
intelligenza artificiale;
biologia;
chimica;
fisica;
scienze ambientali;
neuroscienze;
ricerca scientifica;
ingegneria civile;
ingegneria meccanica;
ingegneria elettronica;
ingegneria aerospaziale;
ingegneria chimica;
matematica;
statistica;
matematica applicata;
ricerca operativa;
orientamento sulle opportunità della scuola, dell’università, degli ITS e del mercato del lavoro;
coinvolgimento diretto di imprese e pubbliche amministrazioni;
tirocini e PCTO in ambito STEM;
azioni complementari di sensibilizzazione rivolte a docenti, famiglie e organizzazioni del territorio.
Sono ammesse anche attività in ambito STEAM, purché integrate e funzionali ai percorsi formativi ed educativi STEM.

Le attività non possono essere realizzate esclusivamente in modalità online asincrona.

Attrezzature, dispositivi e tecnologie
L’acquisto o il noleggio di attrezzature, dispositivi e device è ammissibile quando è strettamente funzionale alle attività di formazione e orientamento previste dal progetto.

Questo consente, ad esempio, di inserire nel progetto dotazioni utili per:

laboratori di coding;
robotica;
elettronica;
intelligenza artificiale;
data science;
altre attività STEM.
La spesa deve comunque essere adeguatamente motivata e coerente con gli obiettivi dell’intervento.

Risorse disponibili: 25 milioni di euro
La dotazione finanziaria complessiva del Bando Polaris+ è pari a 25 milioni di euro.

La ripartizione territoriale prevede:

14 milioni di euro per Nord e Centro;
11 milioni di euro per Sud e Isole.
Nell’area Sud e Isole rientrano:

Abruzzo;
Basilicata;
Calabria;
Campania;
Molise;
Puglia;
Sardegna;
Sicilia.
Il plafond è inoltre articolato in base al target scolastico:

7 milioni di euro per progetti rivolti alle scuole secondarie di primo grado;
18 milioni di euro per progetti rivolti alle scuole secondarie di secondo grado.
È possibile presentare un progetto su una sola regione oppure su più regioni appartenenti alla medesima area territoriale.

L’intervento in due o più regioni della stessa area costituisce un fattore premiale nella valutazione.

Quanto si può ottenere
Ogni proposta deve richiedere un contributo compreso tra un minimo di:

800.000 euro

e un massimo di:

3 milioni di euro.

Gli importi sono comprensivi della quota di costi indiretti.

I progetti devono avere una durata compresa tra 12 e 24 mesi.

È prevista una quota di costi indiretti pari all’8% del contributo richiesto.

La rendicontazione delle attività avviene sulla base dei costi effettivamente sostenuti e quietanzati.

Come viene erogato il contributo
Il contributo viene liquidato direttamente al soggetto responsabile in quattro fasi:

anticipo pari al 25% del contributo assegnato;
primo pagamento, fino al 25%, sulla base della rendicontazione;
secondo pagamento, fino al 25%, sulla base della rendicontazione;
saldo finale, subordinato alla verifica delle spese sostenute, dei risultati e degli obiettivi raggiunti.
Il soggetto responsabile cura la rendicontazione tecnica e finanziaria dell’intero progetto, comprese le spese dei partner scolastici e degli eventuali partner for profit.

Spese non ammissibili: cosa controllare
Tra le principali spese escluse figurano:

costi sostenuti per progettare e presentare la candidatura;
fatture emesse tra soggetti del partenariato;
spese già rimborsate da altri enti;
costi non strettamente collegati al progetto;
creazione o sviluppo di nuovi siti internet;
costi figurativi che non comportano un effettivo esborso monetario;
premi o contributi in denaro;
donazioni;
sponsorizzazioni;
spese prive di adeguata documentazione.
Sono invece ammesse landing page del progetto su siti web già esistenti.

Come vengono valutati i progetti
La valutazione assegna un peso particolarmente elevato alla qualità progettuale e alla capacità del partenariato.

I principali criteri sono:

qualità della proposta progettuale: 40%;
struttura e qualità del partenariato: 35%;
coerenza della proposta: 15%;
fattibilità e organizzazione: 10%.
Saranno valorizzate le metodologie interattive, la capacità di raggiungere studenti in condizioni di vulnerabilità o svantaggio, il coinvolgimento del mondo scolastico, universitario e lavorativo e la coerenza della formazione con le professionalità richieste dal mercato.

Anche la realizzazione del progetto in almeno due regioni della stessa area costituisce un elemento premiale.

Valutazione di impatto
Un elemento distintivo di Polaris+ è la valutazione di impatto dei progetti finanziati.

Il Fondo prevede una metodologia strutturata, anche di tipo controfattuale, per misurare i cambiamenti prodotti dalle attività.

I soggetti finanziati dovranno quindi collaborare alla raccolta dei dati e al monitoraggio degli esiti, prevedendo fin dalla progettazione modalità adeguate per individuare:

beneficiari;
risultati attesi;
indicatori;
modalità di misurazione dell’impatto.

Come partecipare e scadenza
Le proposte devono essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma Re@dy del Fondo per la Repubblica Digitale.

La candidatura deve essere completa dei formulari obbligatori, del Piano Attività e Costi e della documentazione richiesta per il soggetto responsabile e per i diversi partner.

La scadenza è fissata alle:

ore 13:00 del 21 gennaio 2027.

Considerata la complessità del partenariato, il numero minimo di scuole da coinvolgere e la mole di documentazione richiesta, è consigliabile avviare con largo anticipo la registrazione dei soggetti sulla piattaforma e la costruzione della proposta.

Perché il bando è particolarmente interessante per il Sud e la Calabria
Per gli enti e le organizzazioni del Mezzogiorno il Bando Polaris+ rappresenta un’opportunità particolarmente significativa.

Ben 11 milioni di euro sono infatti riservati al bacino Sud e Isole.

La Calabria rientra espressamente tra le regioni ammesse a questa quota.

La possibilità di costruire partenariati sovraregionali all’interno dell’area Sud e Isole può inoltre rafforzare la competitività della proposta, perché gli interventi efficaci in almeno due regioni della medesima area ricevono una valutazione premiale.

Per le organizzazioni calabresi può quindi essere strategico valutare fin dall’inizio una rete con:

scuole;
università;
enti pubblici;
soggetti del Terzo settore;
centri di ricerca;
organizzazioni specializzate;
eventuali imprese con competenze tecnologiche specifiche.

Allegati:
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Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato l’Avviso n. 2/2026, destinato al finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale promossi dagli enti del Terzo settore. La misura dà attuazione all’articolo 72 del Codice del Terzo settore e mette a disposizione complessivamente oltre 10,5 milioni di euro per interventi da realizzare su scala nazionale. Le domande possono essere presentate dalle ore 10:00 del 17 settembre 2026 fino alle ore 12:00 del 22 ottobre 2026.
Si tratta di un’opportunità particolarmente rilevante per organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni e reti associative, che potranno ottenere un finanziamento ministeriale compreso tra 250.000 e 500.000 euro per sviluppare progetti nei settori sociale, educativo, ambientale, sanitario e dell’inclusione, ma anche su temi di particolare attualità come Intelligenza Artificiale, competenze digitali, cyberbullismo, deepfake e utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.

Dotazione complessiva
La dotazione finanziaria complessiva dell’Avviso ammonta a 10.533.994,88 euro. Le risorse sono distribuite su due annualità: 8.427.195,90 euro nel 2026 e 2.106.798,98 euro nel 2028. I fondi saranno assegnati ai progetti utilmente collocati in graduatoria fino al completo esaurimento delle disponibilità. Il Ministero prevede inoltre la possibilità di utilizzare eventuali ulteriori risorse che dovessero rendersi disponibili per finanziare progetti ammessi ma inizialmente non coperti per insufficienza dei fondi.

Chi può partecipare al bando
Possono presentare domanda, singolarmente oppure attraverso forme di partenariato, le Organizzazioni di volontariato (ODV) iscritte al RUNTS, le Associazioni di promozione sociale (APS) iscritte al RUNTS, le fondazioni iscritte al Registro unico nazionale del Terzo settore e le reti associative previste dall’articolo 41 del Codice del Terzo settore. Sono ammesse, a determinate condizioni, anche le fondazioni precedentemente iscritte all’Anagrafe delle Onlus che abbiano presentato domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026 e la cui istruttoria sia ancora in corso.
Per partecipare occorre inoltre essere in regola con gli obblighi previdenziali, assistenziali e fiscali e rispettare gli ulteriori requisiti soggettivi previsti dall’Avviso.

Contributi da 250.000 a 500.000 euro
Il finanziamento richiesto al Ministero deve essere compreso tra un minimo di 250.000 euro e un massimo di 500.000 euro.
La percentuale di contributo pubblico varia in funzione della tipologia di ente. Per ODV e APS il finanziamento ministeriale può arrivare fino all’80% del costo complessivo del progetto, con un cofinanziamento minimo del 20%. Per le fondazioni del Terzo settore, invece, il Ministero può finanziare fino al 50%, mentre almeno il restante 50% deve essere assicurato attraverso il cofinanziamento.
In caso di partenariati composti da soggetti di diversa natura, la percentuale viene determinata sulla base della prevalenza numerica di ODV/APS o fondazioni. Nel caso di perfetta parità, rileva la natura giuridica del soggetto capofila.
Un altro vincolo importante riguarda la dimensione economica del progetto: il costo complessivo non può superare le entrate risultanti dall’ultimo bilancio consuntivo depositato presso il RUNTS. Per i partenariati viene considerata la somma delle entrate degli enti partecipanti.

Progetti da realizzare in almeno 10 Regioni
Una delle caratteristiche principali dell’Avviso 2/2026 è la sua dimensione nazionale. I progetti devono infatti prevedere attività concretamente realizzate in almeno 10 Regioni italiane. Non è sufficiente una semplice campagna di comunicazione nazionale o la diffusione di contenuti attraverso un sito internet: devono essere previsti interventi effettivi sui territori interessati.
La durata dei progetti deve essere compresa tra 12 e 18 mesi. Inoltre, le iniziative non devono essere già oggetto di altri finanziamenti pubblici nazionali o comunitari.

Quali progetti possono essere finanziati
L’Allegato 1 dell’Avviso individua numerosi obiettivi e aree prioritarie coerenti con l’Agenda 2030. Le proposte possono riguardare, tra gli altri ambiti, il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, il volontariato giovanile, l’agricoltura sociale e sostenibile, la tutela della salute, l’inclusione delle persone con disabilità, l’educazione, la parità di genere, il lavoro dignitoso, la riduzione delle disuguaglianze, la rigenerazione delle comunità, il turismo sociale e accessibile, l’economia circolare e il contrasto ai cambiamenti climatici.
Particolarmente significativa è l’attenzione dedicata dal bando alle nuove tecnologie e all’Intelligenza Artificiale. Tra le attività ammissibili figurano infatti iniziative per favorire un uso etico dell’IA e delle nuove tecnologie, percorsi educativi rivolti a giovani e famiglie per svilupparne un utilizzo consapevole e critico, azioni contro abusi dell’IA e deepfake, interventi contro bullismo e cyberbullismo, nonché progetti destinati alla diffusione delle competenze digitali e STEM.
Ogni progetto può individuare un massimo di tre obiettivi e tre aree prioritarie di intervento, indicandoli in ordine di importanza.

Spese ammissibili e principali limiti
Sono finanziabili le spese strettamente collegate alla realizzazione del progetto e adeguatamente documentate. L’Avviso stabilisce alcuni massimali: i costi di segreteria, coordinamento e monitoraggio non possono superare complessivamente il 10% del costo totale; gli affidamenti a terzi di specifiche attività non possono superare il 30%; i costi di progettazione sono ammessi entro il 5%; le spese generali di funzionamento non direttamente imputabili alle attività non possono superare il 10%.
Non sono invece ammesse, tra le altre, le spese per ristrutturazione o acquisto di immobili, le attività promozionali non collegate direttamente al progetto e le iniziative o i convegni non previsti nella proposta approvata. Sono invece espressamente contemplate, nel rispetto delle condizioni previste dall’Avviso, anche spese per l’adeguamento, l’acquisto o il noleggio di autoveicoli e macchinari industriali o agricoli, purché direttamente funzionali al progetto.

Come e quando presentare la domanda
Le candidature sono aperte dalle ore 10:00 del 17 settembre 2026 e dovranno essere trasmesse tassativamente entro le ore 12:00 del 22 ottobre 2026. Il termine è perentorio e, una volta superato, il sistema non consentirà l’invio della domanda.
La procedura è interamente telematica e la domanda deve essere presentata tramite la piattaforma del Ministero del Lavoro, con accesso mediante SPID e previa registrazione. Accedi alla piattaforma per la presentazione della domanda
Alla candidatura devono essere allegati i modelli previsti dall’Avviso, compresa la scheda della proposta progettuale e il Piano di monitoraggio e valutazione dell’impatto sociale – VIS, quest’ultimo da elaborare attraverso l’applicativo “Impact Call/Open Impact”. La documentazione deve essere prodotta in formato nativo digitale, in particolare PDF o XLS, e non attraverso moduli compilati manualmente e successivamente scannerizzati.

Allegati:
Accedi a questo URL (https://lavoro.gov.it/temi-e-priorita/terzo-settore-e-responsabilita-sociale-delle-imprese/focus/riforma-terzo-settore/pagine/avviso-2-2026)Avviso[Avviso]0 kB

Misura rivolta ai Comuni italiani con popolazione fino a 5.000 abitanti per sostenere il potenziamento dei servizi di prossimità e delle opportunità educative, sociali e relazionali destinate alle famiglie.
La misura dispone complessivamente di 50 milioni di euro. L’obiettivo è sostenere bambini, adolescenti e famiglie, favorendo al tempo stesso le relazioni intergenerazionali e il rafforzamento delle comunità locali.
La scadenza per presentare la manifestazione di interesse è fissata al 29 settembre 2026.

Finalità
L’Avviso nasce per rispondere alle difficoltà che caratterizzano molti piccoli centri italiani, nei quali la disponibilità di servizi di prossimità, spazi di aggregazione e opportunità educative e sociali può risultare più limitata rispetto ai territori maggiormente popolati.
Il Dipartimento evidenzia inoltre come il rafforzamento dei servizi rivolti a bambini, adolescenti e famiglie e la promozione dello scambio tra generazioni possano contribuire al benessere delle comunità locali, all’attrattività dei territori e al contrasto dei fenomeni di spopolamento.
L’iniziativa punta quindi a sostenere interventi concretamente realizzabili nei piccoli Comuni e a favorire anche forme di collaborazione tra più amministrazioni locali.

Chi può partecipare al bando
Possono accedere al finanziamento i Comuni italiani con popolazione residente pari o inferiore a 5.000 abitanti, calcolata sulla base della rilevazione ISTAT del 1° gennaio 2025.
Ciascuna iniziativa deve coinvolgere almeno 15 minorenni residenti di età compresa tra 0 e 14 anni.
Il requisito può essere raggiunto:
- dal singolo Comune;
- attraverso una forma associata tra più Comuni che abbiano stipulato una Convenzione ai sensi dell’articolo 30 del TUEL.
Nel secondo caso, tutti i Comuni aderenti alla Convenzione devono comunque rispettare singolarmente il limite massimo dei 5.000 abitanti. La Convenzione deve inoltre essere già perfezionata prima dell’invio della manifestazione di interesse.

Quali attività possono essere finanziate
L’Avviso individua due linee di intervento. Il Comune deve scegliere almeno una delle due, ma può manifestare interesse anche per entrambe.
La Linea A riguarda attività:
- educative;
- ricreative;
- culturali;
- sportive;
- di socializzazione,
- rivolte ai bambini e agli adolescenti, con particolare attenzione alla fascia di età 0-14 anni.
La Linea B finanzia invece iniziative intergenerazionali, attività di aggregazione e iniziative extrascolastiche destinate a favorire lo scambio di esperienze e competenze tra generazioni e a rafforzare le relazioni all’interno della comunità.
Le stesse due opzioni sono espressamente riportate nel modello di manifestazione di interesse che dovrà essere sottoscritto dal Comune.

I Comuni possono coinvolgere gli enti del Terzo settore
Un elemento particolarmente interessante riguarda la possibilità per i Comuni di avvalersi degli enti del Terzo settore per realizzare le iniziative.
Il coinvolgimento può avvenire anche attraverso gli strumenti di amministrazione condivisa previsti dal Codice del Terzo settore, comprese quindi, ove ne ricorrano i presupposti, forme di co-programmazione o co-progettazione nel rispetto della normativa vigente.
Questa previsione può risultare particolarmente utile per i piccoli enti che dispongono di strutture amministrative limitate ma possono contare sulla presenza di associazioni, cooperative sociali ed enti del territorio già attivi nei servizi educativi e sociali.

Quanto finanzia il bando Crescere nei piccoli comuni
La dotazione finanziaria complessiva è pari a 50 milioni di euro a valere sul Fondo per le politiche della famiglia – annualità 2026.
È importante precisare che l’Avviso non stabilisce a priori un contributo fisso uguale per ciascun Comune.
L’importo effettivamente spettante a ogni beneficiario sarà determinato dopo la chiusura della manifestazione di interesse. Il Dipartimento approverà infatti l’elenco definitivo dei Comuni ammessi e ripartirà le risorse sulla base della popolazione residente, secondo i dati ISTAT richiamati dall’Avviso e con riferimento alle iniziative previste.
Il finanziamento sarà successivamente erogato in un’unica soluzione a ciascun Comune beneficiario.
Si tratta quindi di un Avviso non competitivo: non viene prevista una graduatoria basata su punteggi progettuali come avviene nei tradizionali bandi competitivi, ma un riparto delle risorse tra i Comuni ammessi secondo i criteri stabiliti dall’Avviso.

Come presentare la manifestazione di interesse
I Comuni interessati devono utilizzare esclusivamente l’apposito modello predisposto dal Dipartimento per le Politiche della famiglia.
La PEC deve essere trasmessa all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nell’oggetto del messaggio deve essere riportata obbligatoriamente la dicitura: “CPC2026”
La manifestazione deve essere presentata dal singolo Comune oppure, nel caso di partecipazione associata, dal Comune capofila della Convenzione.

Scadenza
Il termine per la presentazione è il 29 settembre 2026.

Allegati:
Accedi a questo URL (https://www.anci.it/crescere-nei-piccoli-comuni-2026-50-milioni-per-le-famiglie-domande-entro-il-29-settembre/)Avviso[Avviso]0 kB

È stato pubblicato sul portale inPA il nuovo Concorso RIPAM Coesione 2026 per l’assunzione a tempo indeterminato di 882 Specialisti tecnici da destinare alle Regioni e agli enti locali di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Si tratta di un concorso pubblico su base territoriale e per esami, finalizzato al reclutamento di personale non dirigenziale da inquadrare nel livello iniziale dell’Area dei funzionari del comparto Funzioni locali. Il personale assunto sarà impiegato esclusivamente in attività direttamente collegate alle politiche di coesione europee.
Le candidature sono già aperte e potranno essere presentate fino alle ore 23:59 del 23 settembre 2026.

Concorso RIPAM 2026: 882 posti disponibili
Gli 882 posti di Specialista tecnico sono distribuiti territorialmente nel seguente modo:
Basilicata: 35 posti
Calabria: 104 posti
Campania: 237 posti
Molise: 8 posti
Puglia: 168 posti
Sardegna: 61 posti
Sicilia: 269 posti
Il candidato può presentare domanda per un solo codice di concorso, scegliendo quindi un unico ambito territoriale.

Requisiti per partecipare al concorso
Per essere ammessi alla procedura è necessario possedere i requisiti generali previsti per l'accesso al pubblico impiego, tra cui la maggiore età, il godimento dei diritti civili e politici, l'idoneità fisica allo specifico impiego e l'assenza delle cause ostative espressamente indicate dal bando.
Il requisito più importante riguarda però il titolo di studio.

Lauree magistrali ammesse
È possibile partecipare con una delle seguenti lauree magistrali:
LM-3 Architettura del paesaggio;
LM-4 Architettura e ingegneria edile-architettura;
LM-22 Ingegneria chimica;
LM-23 Ingegneria civile;
LM-24 Ingegneria dei sistemi edilizi;
LM-26 Ingegneria della sicurezza;
LM-27 Ingegneria delle telecomunicazioni;
LM-28 Ingegneria elettrica;
LM-30 Ingegneria energetica e nucleare;
LM-35 Ingegneria per l'ambiente e il territorio;
LM-48 Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale;
LM-75 Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio;
oppure con titoli equiparati secondo la normativa vigente.

Ammesse anche diverse lauree triennali
Il bando consente la partecipazione anche a chi possiede una delle seguenti lauree:
L-7 Ingegneria civile e ambientale;
L-17 Scienze dell'architettura;
L-21 Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale;
L-23 Scienze e tecniche dell'edilizia;
L-32 Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura;
o titoli equiparati.
Questo significa che non è obbligatorio possedere una laurea magistrale: per le classi espressamente indicate dal bando è sufficiente la laurea triennale.
Il bando non prevede, quale requisito ordinario di accesso, una specifica esperienza lavorativa pregressa o un'abilitazione professionale.

Come si svolge il concorso: una sola prova scritta
La selezione presenta una struttura relativamente semplice: non sono previste prove orali o pratiche.
Il concorso si svolge attraverso un'unica prova scritta informatizzata, composta da 40 quesiti a risposta multipla da svolgere in 60 minuti. Il punteggio massimo conseguibile è di 30 punti e per superare la prova è necessario ottenere almeno 21/30.
I 25 quesiti sulle materie professionali
Una prima parte sarà composta da 25 domande relative alle conoscenze tecniche e professionali. Tra le materie previste dal bando figurano:
regolamenti europei sui fondi strutturali, con particolare riferimento ai Regolamenti UE 2021/1057, 2021/1058 e 2021/1060;
normativa sul rischio idrogeologico e sismico;
valutazione ambientale;
lavori pubblici e gestione del territorio;
salute e sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro;
progettazione e manutenzione delle infrastrutture viarie;
tecnica delle costruzioni;
pianificazione urbanistica;
sistemi di realizzazione dei lavori pubblici;
tutela e valorizzazione dei beni culturali;
legislazione nazionale e regionale in materia di edilizia e urbanistica;
estimo, catasto e topografia;
occupazione ed espropriazione per pubblica utilità;
lingua inglese di livello B1;
tecnologie informatiche, ICT e competenze digitali.
Per questi quesiti saranno attribuiti +0,75 punti per ogni risposta esatta, zero punti per la risposta non data e -0,25 punti per la risposta errata.

Quesiti di logica e quesiti situazionali
Oltre alle 25 domande sulle materie professionali, la prova comprenderà:
8 quesiti di logica, destinati a valutare la capacità logico-deduttiva e il ragionamento critico-verbale. Anche in questo caso sono previsti +0,75 punti per la risposta corretta, zero per quella omessa e -0,25 per quella errata.
Saranno poi somministrati 7 quesiti situazionali, basati su problematiche organizzative e gestionali e su concrete situazioni lavorative. Il candidato dovrà individuare, tra le alternative proposte, il comportamento ritenuto più adeguato.
Per i quesiti situazionali il punteggio sarà:
risposta più efficace: +0,75;
risposta neutra: +0,375;
risposta meno efficace: 0 punti.

Graduatoria basata esclusivamente sulla prova scritta
Un elemento particolarmente importante è che la graduatoria finale sarà formata sulla base del punteggio conseguito nella prova scritta, tenendo conto naturalmente delle riserve e dei titoli di preferenza previsti dalla normativa.
Non è quindi prevista una successiva prova orale per i candidati che superano lo scritto.

Come presentare la domanda
La domanda deve essere inviata esclusivamente online attraverso il Portale inPA.
Per accedere alla procedura è necessario autenticarsi tramite:
SPID, CIE, CNS oppure eIDAS.
Il candidato deve inoltre compilare il proprio curriculum sul portale e deve essere in possesso di una PEC personale o di un domicilio digitale.
È prevista una quota di partecipazione di 10 euro, da pagare entro la scadenza della domanda seguendo le indicazioni fornite dal Portale inPA. Il contributo non è rimborsabile.

Scadenza del concorso: domanda entro il 23 settembre 2026
La domanda deve essere trasmessa entro il 23 settembre 2026, ore 23:59.
LINK PRESENTAZIONE DOMANDA

Parte la terza edizione di “Tirocini InPA” e “Dottorati InPA”, l’iniziativa del Dipartimento della Funzione Pubblica che punta ad avvicinare studenti universitari e giovani laureati al lavoro nelle amministrazioni pubbliche. L’edizione 2026 prevede complessivamente 203 opportunità: 190 tirocini curriculari collegati alla tesi di laurea e 13 contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca finalizzati al conseguimento del dottorato. La scadenza indicata dal Dipartimento per la presentazione delle domande da parte delle amministrazioni è il 20 settembre 2026.
Al momento non è ancora aperta la candidatura diretta dei singoli studenti o laureati. Sono le Pubbliche Amministrazioni a dover presentare la manifestazione di interesse e i relativi progetti formativi. Solo dopo l’approvazione dei progetti saranno avviate le selezioni dei beneficiari, con pubblicazione degli avvisi previsti anche sul Portale InPA per i tirocini.

Cos’è l’iniziativa Tirocini InPA e Dottorati InPA
Il programma nasce per creare un collegamento più diretto tra università e Pubblica Amministrazione, offrendo ai giovani esperienze formative e professionalizzanti all’interno degli enti pubblici e, allo stesso tempo, consentendo alle amministrazioni di attrarre competenze nuove e specialistiche.
Dopo le precedenti edizioni, il programma 2026 è rivolto a tutte le Pubbliche Amministrazioni rientranti nell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165/2001. Gli enti interessati devono predisporre i progetti in collaborazione con gli Atenei e trasmettere la documentazione richiesta al Dipartimento della Funzione Pubblica. L’ammissione avviene con procedura a sportello, fino all’esaurimento dei posti finanziabili.

190 tirocini curriculari: durata, indennità e caratteristiche
Il programma “Tirocini InPA” mette a disposizione 190 tirocini curriculari. Ogni progetto presentato da una Pubblica Amministrazione deve prevedere almeno 10 tirocini e ciascuna amministrazione può presentare fino a due progetti formativi, anche in forma aggregata secondo quanto previsto dall’avviso.
I tirocini hanno una durata di 6 mesi e devono essere collegati alla stesura della tesi di laurea magistrale. Le attività devono iniziare entro il 31 marzo 2027 e prevedono almeno 50 ore mensili presso l’amministrazione, con svolgimento prevalentemente in presenza.
Per ciascun tirocinio è previsto un contributo complessivo di 3.800 euro: 3.600 euro lordi costituiscono l’indennità destinata al tirocinante e 200 euro sono riconosciuti all’Università per gli oneri assicurativi e la gestione amministrativa. L’indennità è corrisposta al termine del percorso alle condizioni previste dall’avviso, tra cui una frequenza minima del 50% delle ore complessive e il rispetto della prevalenza in presenza.
Il tirocinio non costituisce un rapporto di lavoro. L’esito positivo consente però il riconoscimento dei crediti formativi connessi, il rilascio di una certificazione delle competenze da parte dell’Università e può essere valutato nei concorsi successivamente banditi dalla stessa amministrazione ospitante, nei limiti previsti dalla disciplina applicabile.

Requisiti previsti per i futuri tirocinanti
Quando saranno aperte le selezioni dei singoli candidati, potranno partecipare gli studenti iscritti a corsi di laurea magistrale oppure agli anni successivi al terzo dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico.
L’avviso richiede un’età inferiore a 28 anni, una media aritmetica degli esami non inferiore a 28/30 e il possesso di una quota minima dei crediti formativi universitari: almeno il 30% dei CFU per le lauree magistrali e almeno il 70% per le lauree magistrali a ciclo unico, senza conteggiare i crediti attribuiti al tirocinio curriculare.
Le selezioni dei tirocinanti saranno svolte dagli Atenei utilizzando il Portale InPA e dovranno essere avviate entro 15 giorni dall’approvazione dei progetti formativi da parte del Dipartimento. La graduatoria dei candidati sarà pubblicata sul Portale InPA.

13 Dottorati InPA: contratto e retribuzione
Il secondo canale dell’iniziativa riguarda 13 contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca finalizzati al conseguimento del dottorato. Il contratto ha una durata di tre anni, coincidente con quella del corso di dottorato, e prevede una retribuzione di 30.000 euro lordi annui.
Il contratto si conclude al termine del percorso dottorale e l’avviso precisa che non può essere trasformato automaticamente in un rapporto a tempo indeterminato. Anche in questo caso, il periodo di apprendistato concluso positivamente può essere oggetto di valutazione nell’ambito di concorsi indetti dalla stessa amministrazione in cui è stato svolto.

Requisiti previsti per i futuri dottorandi
Per le successive selezioni dei beneficiari dei Dottorati InPA l’avviso richiede cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea, oppure regolare soggiorno in Italia, età non superiore a 29 anni e una laurea magistrale o titolo equipollente con votazione non inferiore a 105/110.
È inoltre richiesta l’iscrizione al Portale InPA. La selezione viene svolta dall’Ateneo in collaborazione con l’Amministrazione titolare del progetto e la stipula del contratto è subordinata al superamento delle prove di ammissione al corso di dottorato dell’Ateneo partner.

Chi può aderire in questa prima fase
La scadenza attuale interessa le Pubbliche Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001: amministrazioni dello Stato, regioni, enti locali, università, istituzioni sanitarie e enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali.
Per i Tirocini InPA le amministrazioni possono presentare fino a due progetti e ogni progetto deve prevedere almeno 10 tirocini. Per i Dottorati InPA ciascuna amministrazione può presentare al massimo due progetti con un unico Ateneo e prevedere fino a due dottorati per ciascun progetto.
I progetti devono essere costruiti insieme agli Atenei e rispettare i requisiti indicati dagli avvisi. L’ammissione avviene secondo l’ordine di presentazione delle domande: fino al raggiungimento di 190 tirocini per il programma Tirocini InPA e di 13 contratti per il programma Dottorati InPA.

Come partecipare e scadenza
Le amministrazioni devono trasmettere la manifestazione di interesse, il progetto formativo e gli altri documenti richiesti tramite posta elettronica certificata al Dipartimento della Funzione Pubblica. Per i Tirocini InPA l’avviso indica espressamente la scadenza del 20 settembre 2026 e l’indirizzo PEC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Quando potranno candidarsi studenti e laureati
I 203 posti non sono quindi, al momento, direttamente candidabili dai giovani. Prima devono essere selezionati e finanziati i progetti delle amministrazioni. Successivamente partiranno le procedure per individuare tirocinanti e dottorandi.
Per i tirocini, l’avviso stabilisce che gli Atenei avvieranno la selezione tramite il Portale InPA entro 15 giorni dall’approvazione dei progetti e che le graduatorie saranno pubblicate sullo stesso portale. Per i dottorati, le selezioni saranno curate dagli Atenei insieme alle amministrazioni titolari dei progetti. Chi è interessato dovrà quindi monitorare le successive pubblicazioni ufficiali.

Allegati:
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