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“L’informativa del ministro Nello Musumeci in Senato è stata un’autodifesa politica, senza la minima risposta all’emergenza. Il ministro non ha illustrato alcun piano reale, non ha dato indicazioni operative e non ha prospettato tempi certi. Paradossalmente, ha invece offerto un lungo racconto retrospettivo mentre intere comunità di Sicilia, Calabria e Sardegna sono piegate da eventi meteo devastanti”. Lo dichiara il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria, che aggiunge: “Il governo non può limitarsi alle parole innanzi a città colpite in maniera grave, a famiglie sfollate, a infrastrutture compromesse e a territori esposti a rischi crescenti. Servono azioni immediate, risorse adeguate, un piano strategico nazionale di prevenzione e messa in sicurezza e un cronoprogramma vincolante”. “Questo governo – attacca Irto – non ha una visione né una strategia nazionale, perciò continua a inseguire l’emergenza senza affrontare le cause strutturali del dissesto idrogeologico e del cambiamento climatico. Il Pd – ricorda il senatore – ha già avanzato proposte importanti su prevenzione, manutenzione del territorio, rafforzamento della Protezione civile e risorse congrue per le Regioni più esposte, con particolare attenzione al Mezzogiorno. Continueremo a incalzare il governo ogni giorno, in Parlamento e nel Paese, finché queste misure non verranno considerate. Il tempo delle autodifese è finito, ora – conclude Irto – servono decisioni responsabili”.
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Stamani, nell’Auditorium comunale di Gioiosa Ionica (Rc), il senatore Nicola Irto ha partecipato all’incontro “A lezione di Costituzione italiana”, promosso dal Polo Liceale Locri Zaleuco-Oliveti-Panetta-Zanotti. Si è trattato di un’occasione di confronto sul significato attuale della Carta costituzionale e sul ruolo delle nuove generazioni nella vita democratica del Paese. L’evento si è aperto con l’introduzione della dirigente scolastica, Carmela Rita Serafino, e con i saluti istituzionali dell’assessore regionale Eulalia Micheli e del vicesindaco e consigliere metropolitano Salvatore Fuda. Ha presentato i lavori il professore Rocco Ermidio, con la moderazione del professore Alfredo Piscioneri, docente di Filosofia e Storia del Polo liceale e redattore di Ciavula.it. Per il suo intervento, il senatore Irto ha scelto un taglio dialogico, partendo dalle domande degli studenti e valorizzando il senso civile dello studio della Costituzione. Il senatore ha richiamato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “La Repubblica siamo noi e la Costituzione deve essere la nostra guida” – e ha spiegato che la Repubblica non coincide con un luogo distante o con un palazzo riservato agli adulti, perché si esprime nella responsabilità quotidiana delle persone e nel contributo di ciascuno. Irto ha indicato tre direttrici per una cittadinanza attiva che può nascere già in età scolastica: conoscere, partecipare e costruire. Conoscere significa informarsi in modo serio, distinguere i fatti dalle opinioni, sviluppare autonomia critica. Irto ha poi ribadito il valore della conoscenza come strumento di libertà e di consapevolezza, ricordando la sua proposta di legge per incentivare la lettura fin dalla prima infanzia. Partecipare significa vivere con pienezza la scuola e il territorio, frequentare associazioni e spazi culturali, praticare sport, dedicarsi al volontariato, porre domande e pretendere risposte, senza rinunciare al controllo civico sulle decisioni pubbliche. Costruire, infine, significa progettare un futuro migliore e rifiutare l’idea che l’abbandono dei paesi e il depotenziamento dei servizi siano un destino, soprattutto nelle aree interne e nel Mezzogiorno. Nel rispondere alla domanda sul senso autentico della parola “democrazia”, Irto ha sottolineato che il termine non può ridursi a un’etichetta utile a legittimare qualunque scelta. La democrazia, ha detto il senatore, è un sistema di regole e valori che tutela libertà e giustizia, pone limiti al potere, protegge i diritti delle minoranze e impone alle istituzioni il dovere di rispondere ai cittadini. Irto ne ha quindi richiamato i pilastri essenziali: libertà, uguaglianza, partecipazione, legalità e Stato di diritto, competenza e responsabilità. Ha poi evidenziato che la democrazia è anche cultura e si materializza nella qualità dei comportamenti e dello spazio pubblico. Il senatore ha quindi elencato gli articoli della Costituzione che lo ispirano nel ruolo istituzionale: l’articolo 3 sull’uguaglianza sostanziale e sulla rimozione degli ostacoli, l’articolo 32 sul diritto alla salute, l’articolo 9 sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente, l’articolo 4 sul lavoro, l’articolo 34 sulla scuola “aperta a tutti”, l’articolo 21 sulla libertà di espressione e l’articolo 54 sul dovere di esercitare le funzioni pubbliche con “disciplina e onore”. Su quest’ultimo punto, Irto ha rimarcato il valore della sobrietà e del senso della misura, visto che un incarico pubblico comporta responsabilità e serietà. Sul tema della “giovinezza” della Costituzione, Irto ha affermato che la Carta costituzionale conserva una marcata attualità perché contiene un progetto di convivenza fondato su valori che non invecchiano e perché continua a rivolgersi al presente. Il senatore ha poi aggiunto che la Costituzione rimane giovane quando è vissuta come strumento per ridurre disuguaglianze e ingiustizie territoriali e quando entra nelle mani dei ragazzi, che l’attualizzano con lo studio, il confronto e l’esperienza. Questo incontro con gli studenti, preparati, maturi e partecipi, ha confermato il ruolo della scuola come luogo primario di educazione democratica e di crescita civile.
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Il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria, ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Salute sulla situazione dell’ospedale di Polistena e su quella, altrettanto critica, dell’ospedale di Locri. L’atto nasce da dichiarazioni contrastanti della direzione generale dell’Asp di Reggio Calabria e di esponenti del centrodestra regionale rispetto a evidenti rischi di chiusure o ridimensionamenti del presidio di Polistena.
“Le dichiarazioni della direttrice generale Lucia Di Furia – afferma Irto – dicono che le garanzie per l’ospedale di Polistena sono di soli 30 giorni. Dunque, la realtà, che peraltro emerge dagli incontri con i sindaci e dalle proteste dei cittadini, è molto diversa dalla narrazione rassicurante di pezzi del centrodestra regionale”.
“A Polistena – continua il senatore dem – siamo davanti a un ospedale che si regge su accordi tampone di pochi giorni, con l’attività ordinaria sospesa e con reparti essenziali, come Anestesia e Rianimazione, esposti a un rischio continuo per la grave carenza di personale”.
Nell’interrogazione, Irto chiede al governo di chiarire se il ministero sia a conoscenza del fatto che l’ospedale di Polistena garantisce oggi solo l’emergenza-urgenza per periodi limitati, grazie alla disponibilità straordinaria dei medici, e se ritenga accettabile che un presidio che serve l’intera Piana di Gioia Tauro, cioè circa 200mila persone, operi con soluzioni precarie e provvisorie. “Le smentite non bastano. I cittadini hanno diritto alla verità e a servizi sanitari stabili”, sottolinea Irto, che puntualizza: “Il governo deve dire se intende intervenire per garantire il corretto funzionamento dell’ospedale di Polistena, per rafforzare gli organici, per assicurare la continuità dei reparti e per tutelare il diritto alla salute di un territorio già duramente penalizzato”.
L’interrogazione richiama anche la situazione dell’ospedale di Locri, dove da settimane si registrano condizioni di forte sofferenza: sovraffollamento, utilizzo improprio delle barelle come posti letto, pressione insostenibile sui reparti e sul Pronto soccorso, con il rischio concreto di paralisi del sistema di emergenza. “Polistena e Locri condividono analoga patologia”, avverte Irto, che spiega: “Sono due ospedali spoke fondamentali purtroppo poco considerati, mentre la sanità territoriale rimane debole e del tutto incapace di soddisfare i bisogni di cura. In questo quadro, anche l’hub metropolitano rischia la congestione”.
Il senatore dem chiede al ministro della Salute quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire livelli essenziali di assistenza adeguati nella Piana di Gioia Tauro e nella Locride, quali risorse siano previste per il rafforzamento strutturale dei due ospedali e se il governo non ritenga necessario un intervento straordinario per evitare che l’emergenza diventi irreversibile. “Il diritto alla salute deve tornare al centro dell’agenda nazionale e regionale. Se la Regione e l’Asp non sono in grado di assicurarlo, il governo ha il dovere di intervenire. I calabresi – conclude Irto – non accettano più promesse a vuoto né racconti falsati della realtà”.
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L’approvazione della manovra di bilancio sta creando più di un mal di pancia nella coalizione di Governo con il ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgietti, messo in discussione dal suo stesso partito. Ma, a prescindere dagli equilibri politici, la notizia è che i soldi per il Ponte sullo Stretto sono stati “congelati” in attesa di tempi migliori. Ne abbiamo parlato con il senatore del Pd, Nicola Irto, segretario regionale del partito.
Quante sono le risorse bloccate per il Ponte sullo Stretto che erano destinate alla Calabria?
«Le risorse sono quelle del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027. Negli atti ufficiali dello Stato, la copertura del Ponte include 1,6 miliardi di euro dello stesso Fondo, riferiti a Calabria e Sicilia. Questo è il dato che risulta dagli atti parlamentari disponibili. La ripartizione tra le due Regioni, però, non è stata resa esplicita in un atto univoco del governo. È proprio questa mancanza di trasparenza che segnaliamo. Se persiste, la Calabria rimane esposta al rischio di vedere risorse di coesione congelate, senza sapere con precisione quante e per quanto tempo».
«Formalmente il governo parla di una rimodulazione temporale delle risorse, ossia di uno spostamento in avanti delle annualità di spesa del Ponte. Ciò vuol dire che una parte dei fondi previsti nel breve periodo viene rinviata agli anni successivi. Non esiste un provvedimento che destini conseguentemente quelle risorse a sanità, trasporti locali o altri interventi per la Calabria. Il punto politico è proprio questo: le risorse restano agganciate a un’opera la cui realizzazione slitta nel tempo, mentre i territori interessati rimangono senza investimenti per l’immediato. Qui si affaccia il rischio del danno oltre la beffa».
Lei aveva parlato in tempi non sospetti di questo rischio. Che cosa farete ora in sede parlamentare e fuori dal Parlamento?
«Chiederemo atti ufficiali, tabelle dettagliate e trasparenza assoluta sulle coperture. In Parlamento abbiamo già presentato interrogazioni specifiche ed emendamenti, che sono in discussione proprio in queste ore in Senato, per vincolare le risorse di coesione destinate alla Calabria e alla Sicilia a interventi utili ai cittadini e al territorio. Fuori dal Parlamento costruiremo un fronte politico e istituzionale con enti locali, parti sociali e rappresentanze territoriali. La Calabria – e lo stesso vale per la Sicilia – non può essere trattata come un serbatoio da cui prelevare risorse finanziarie quando serve coprire ritardi o squilibri».
Una sua valutazione sulla legge di Bilancio 2026, con particolare riferimento alla Calabria e al Sud.
«La legge di Bilancio 2026 non affronta affatto i nodi strutturali del Mezzogiorno. I salari resteranno bassi, la sanità pubblica sottofinanziata, i trasporti regionali lenti e problematici. Per la Calabria il combinato disposto è particolarmente penalizzante: incertezza sulle risorse di coesione, rinvio degli investimenti e nessuna svolta sui servizi essenziali, a partire dalla sanità e malgrado le promesse elettorali di Giorgia Meloni, a Lamezia Terme, sull’uscita dal regime commissariale. È una manovra che si limita a riconoscere i divari territoriali senza la minima assunzione di responsabilità e di misure per ridurli. Questo è il suo limite politico più grave. Inaccettabile».
LaCnews24 del 22 dicembre 2025
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Migliaia di ex lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità in Calabria rischiano penalizzazioni sulle pensioni. Il senatore Pd propone un intervento strutturale per il riscatto e l’integrazione contributiva
Il senatore del Pd Nicola Irto ha presentato un ordine del giorno al disegno di legge di Bilancio 2026, con cui impegna il governo a riconoscere pienamente, ai fini pensionistici, i periodi di lavoro svolti dai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità (Lsu ed Lpu). L’iniziativa prevede il riscatto e l’integrazione contributiva dei periodi non coperti, con oneri a carico dello Stato o degli enti di riferimento.
Principio di equità e tutela dei diritti
Secondo il senatore, a prestazioni lavorative effettivamente rese in favore delle pubbliche amministrazioni deve corrispondere un adeguato riconoscimento contributivo, evitando penalizzazioni sul diritto e sull’adeguatezza della pensione.
“Con questo ordine del giorno chiediamo di sanare una grave ingiustizia che colpisce migliaia di lavoratori, molti dei quali già assunti nella pubblica amministrazione ma con carriere previdenziali mutilate”, ha spiegato Irto. Il mancato riconoscimento dei periodi di lavoro per Lsu ed Lpu, aggiunge, produce disuguaglianze e aumenta il rischio di povertà nella fase di quiescenza.
Incontri con i lavoratori calabresi
Nei giorni scorsi, Irto ha incontrato a Roma una rappresentanza dei 4.500 lavoratori ex Lsu/Lpu calabresi, insieme al deputato M5s Riccardo Tucci, collaboratore alla stesura dell’ordine del giorno. “Sono persone che hanno garantito per anni servizi pubblici essenziali, spesso in condizioni di precarietà e discontinuità. A loro ho ribadito che serve una soluzione strutturale, a partire dal riconoscimento contributivo dei periodi di lavoro svolti”, ha dichiarato il senatore.





