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Al Ministro dell'interno.
Premesso che:
lo scorso 25 aprile, in occasione della festa della Liberazione, esponenti del gruppo di estrema destra “Do.Ra”, hanno interrotto le celebrazioni in corso presso il Comune di Azzate, in provincia di Varese, minacciando i partecipanti alle celebrazioni e ignorando gli inviti ad allontanarsi delle forze dell’ordine;
il predetto gruppo di estrema destra Do.Ra, Comunità militante dei Dodici raggi, è un’organizzazione che, come si legge sul relativo sito web, si dichiara “ancorato al fascismo e al nazionalsocialismo” ed ha aperto una sede nel comune di Azzate il 28 ottobre 2022, dopo la chiusura della sede di Caidate di Sumirago, sempre nella provincia di Varese, nel 2017, a seguito di un'inchiesta della Procura di Busto Arsizio;
gli esponenti fascisti di Do.Ra non sono nuovi a manifestazioni provocatorie e violente, basti pensare alle aggressioni ai danni del vice questore di Varese risalenti al 4 novembre 2019, mentre il Consiglio comunale era riunito in occasione del voto sul conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre o ancora alle sistematiche violenze, intimidazioni, e minacce, rivolte al giornalista del quotidiano “la Repubblica”, Paolo Berizzi. A tali gravissimi fatti si aggiungano, inoltre, i continui comunicati stampa intrisi di violenza e, non da ultimo, le rune in onore dei caduti delle SS impiantate nei pressi del sacrario partigiano sul monte San Martino, simbolo della Resistenza nel Varesotto;
occorre evidenziare come il primo firmatario del presente atto, con l’interrogazione 3-00120, avesse già richiesto al Ministro in indirizzo, a seguito dell’affissione di locandine di Capodanno ritraenti quattro membri delle SS naziste che brindano, l’adozione di iniziative urgenti al fine di porre immediatamente fine alle attività del predetto gruppo neofascista. Tuttavia ad oggi l’atto di sindacato ispettivo non ha avuto alcuna risposta;
considerato che:
la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del Partito Nazionale Fascista; in attuazione di tale disposizione la legge 20 giugno 1952, n. 645, meglio nota come “legge Scelba”, ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di apologia del fascismo e punisce con la reclusione da cinque a dodici anni e con la multa da euro 1.032 a euro 10.329 chiunque promuova, organizzi o diriga le associazioni, i movimenti o i gruppi con carattere fascista;
la predetta legge, modificata poi dalla legge 22 maggio 1975, n. 152, in particolare vieta il perseguire “finalità antidemocratiche proprie del partito fascista” secondo precise modalità fra loro alternative, quali: l’esaltazione, la minaccia o l’uso della violenza quale metodo di lotta politica; il propugnare la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione, il denigrare la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza; la propaganda razzista; l’esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del partito fascista e da ultimo manifestazioni esteriori di carattere fascista;
come di tutta evidenza le attività compiute dal gruppo di estrema destra Do.Ra rientrano pienamente nelle condotte vietate dalla “legge Scelba” che, inoltre, all’articolo 3 prevede espressamente come nei casi straordinari di necessità e urgenza il Governo adotti il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni delle organizzazioni neofasciste,
si chiede di sapere per quali motivi, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo non abbia ancora provveduto allo scioglimento del gruppo di estrema destra Do.Ra nel rispetto delle disposizioni, di cui alla legge 20 giugno 1952, n. 645.
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Al Ministro della giustizia.
Premesso che:
in data 15 aprile 2023 Ilaria Salamandra, avvocata penalista del foro di Roma, ha denunciato pubblicamente il fatto che nella stessa mattina presso il Tribunale penale di Roma la sua richiesta di rinvio dell’udienza per impossibilità a presenziare, dovendo seguire il figlio in day hospital presso l’ospedale “Bambino Gesù” di Roma (per lo svolgimento di una risonanza magnetica con sedazione profonda), sia stata rigettata dal collegio;
l’avvocata, avvalendosi della facoltà di cui al comma 5 dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, ha depositato istanza di legittimo impedimento al collegio ed alla Procura in data 12 aprile, dopo aver vanamente cercato di spostare ad altra data l’accertamento medico del figlio;
in particolare, il collegio ha invitato la collega della Salamandra presente in aula a contattarla per autorizzare nello specifico l’escussione di testimoni già prevista, nonostante la sua assenza. Vista l’impossibilità di contattarla il collegio ha provveduto a verbalizzare: “il Tribunale considerato che l’impedimento rappresentato nell’istanza di rinvio dell’Avvocato Salamandra non è stato comunicato tempestivamente al Tribunale, risultando sin dal 28.03.2023 l’appuntamento presso l’Ospedale Bambin Gesù di Policoro e avendolo comunicato soltanto il 12.04.2023; considerato che a ciò si aggiunge il fatto che il bambino anziché dalla mamma poteva essere accompagnato dal papà”;
la denuncia pubblica dell’avvocata Salamandra ha acceso il dibattito sulla mancanza di reali politiche di conciliazione per le donne, madri lavoratrici, e evidenziato la necessità di tutelare il diritto di avvocate e avvocati di ottenere il rinvio di un’udienza qualora vi sia un motivo urgente anche imprevisto che lo richieda;
successivamente alla denuncia pubblica dell’avvocata Salamandra, diverse professioniste hanno fatto pervenire al consiglio dell’ordine, al comitato di pari opportunità dell’avvocatura e alle associazioni testimonianze di episodi analoghi, in cui sono stati negati diritti legati al loro stato di gravidanza o alla maternità, con evidente nocumento per il loro diritto di esercitare la professione nel pieno rispetto della parità di genere;
considerato che:
il Consiglio nazionale forense ha espresso pubblicamente solidarietà all’avvocata Salamandra, definendo la decisione del collegio ingiusta e in contrasto con i principi fondamentali della giustizia;
l’Associazione nazionale magistrati del distretto laziale, difendendo il diritto degli avvocati di ricorrere al legittimo impedimento, ha sottolineato la necessità di un bilanciamento dei diversi interessi nel corso dello svolgimento dei processi;
nonostante l’ANM abbia giustificato il diniego del rinvio del processo con il fatto che l’avvocata Salamandra avesse delegato una sua collega, occorre comunque evidenziare come la collega fosse stata delegata al solo fine di accertare l’accoglimento dell’istanza di rinvio nonché al fine di annotare la data del rinvio; inoltre, appare certamente anomala la circostanza che il collegio abbia invitato la collega a contattare l’avvocata Salamandra per avere il suo consenso a procedere con l’udienza;
si aggiunga che rispetto al rilievo mosso dal collegio in merito alla non tempestività dell’istanza occorre sottolineare come sia prassi, oramai consolidata nelle aule di giustizia ed adottata da diversi magistrati, decidere al momento della celebrazione dell’udienza, prescindendo dunque dal momento del deposito dell’istanza,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere, nell’ambito delle sue competenze e nel rispetto dell’autonomia dei magistrati, iniziative al fine di garantire al meglio l’esercizio del diritto delle avvocate e degli avvocati di ottenere il rinvio di un’udienza qualora vi sia un motivo urgente anche imprevisto.
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Al Ministro dell'istruzione e del merito.
Premesso che:
con decreto ministeriale 22 dicembre 2022, n. 328, sono state adottate le linee guida per l’orientamento, relative alla riforma 1.4 “riforma del sistema di orientamento”, nell’ambito della missione 4, componente 1, del piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall’Unione europea;
con decreto ministeriale 5 aprile 2023, n. 63, e circolare 5 aprile 2023, n. 958, sono individuati i criteri di ripartizione e le modalità di utilizzo delle risorse destinate alle istituzioni scolastiche statali del secondo ciclo di istruzione, ai fini della valorizzazione dei docenti chiamati a svolgere la funzione di tutor e del docente dell'orientamento o orientatore che ricopra il ruolo di cui al punto 10.2 delle linee guida per l’orientamento;
sono, altresì, definite le indicazioni sui compiti, i requisiti e i compensi del docente tutor e orientatore;
l’articolo 1, comma 561, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, istituisce, nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito, un fondo finalizzato alla valorizzazione del personale scolastico con particolare riferimento alle attività di orientamento, con una dotazione iniziale di 150 milioni di euro per l'anno 2023;
si prevede che sia il dirigente scolastico ad avviare la procedura per la selezione dei docenti volontari che desiderano svolgere le funzioni di tutor e di docente orientatore. Questi docenti devono anche essere disponibili a partecipare alla formazione propedeutica di 20 ore, che è necessaria per individuare successivamente le figure di tutor e docente orientatore;
nella circolare ministeriale si stabilisce che, al fine di favorire un’applicazione efficace della misura, ciascuna istituzione scolastica possa individuare un tutor per raggruppamenti costituiti da un minimo di 30 studenti fino ad un massimo di 50 studenti;
in sede applicazione dell’introduzione della figura del tutor e dell’orientatore, sono prese in considerazione, per le attività curriculari, esclusivamente le classi terze quarte e quinte della scuola secondaria di secondo grado, escludendo il biennio e quelle di scuola secondaria di primo grado;
già al momento della scelta della scuola superiore, le caratteristiche e i talenti personali, le motivazioni e i desideri riguardanti il proprio futuro si intrecciano a riflessioni sulle possibilità concrete che gli studenti percepiscono di avere nel mondo reale;
i percorsi di orientamento dovrebbero innanzitutto fornire gli strumenti necessari per conoscere sé stessi e la realtà esterna, per definire i propri obiettivi formativi e lavorativi, tenendo nella giusta considerazione i bisogni e le caratteristiche individuali;
alla scuola in primo luogo spetta il compito, in rete con altri soggetti pubblici e privati, di realizzare una didattica orientativa per lo sviluppo delle competenze, un sistema integrato quindi, una comunità orientativa educante, che proponga un approccio centrato sulla persona e sui suoi bisogni, che possa anche prevenire e contrastare il disagio giovanile e la dispersione scolastica;
emergono criticità nel passaggio dalla secondaria di primo grado alla secondaria di secondo grado e le iniziative di continuità si limitano spesso ad attività finalizzate a controllare l’attuazione dell’obbligo scolastico e a verificare l’adeguatezza del percorso formativo scelto utilizzando i risultati raggiunti dagli alunni. In tal senso si registrano poche iniziative che puntano sulla progettazione di percorsi didattici che coinvolgono gli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado, nonostante nel primo biennio si concentri la percentuale più alta di abbandoni, ripetenze e passaggi ad altri corsi di studio;
inoltre, è proprio in questi due anni che si radicano i processi che poi portano a generare il fenomeno dei NEET (not in education, employment or training). La mancanza di dialogo tra i due cicli di istruzione porta inevitabilmente a una segmentazione del progetto formativo che dovrebbe accompagnare l’alunno dalla scuola dell’infanzia al termine della scuola secondaria di secondo grado e, quindi, a una non uniformità e talvolta ripetitività che rende poco agevole il percorso scolastico;
si ritiene che:
è un grave errore aver escluso nelle attività di orientamento la scuola secondaria di primo grado poiché la scelta effettuata dagli alunni di quel ciclo di studio non è, spesso, fatta con consapevolezza e potrebbe costituire, pertanto, causa di dispersione scolastica futura;
l’orientamento è strategico e tutti i percorsi scolastici dovrebbero essere orientativi: si tratta di un aspetto fondamentale per la crescita culturale e sociale delle studentesse e degli studenti da collocare strategicamente in un'impostazione sistemica;
si considera, inoltre, eccessivo il numero medio di studenti affidati al tutor o all’orientatore poiché non si fa coincidere la funzione esercitata con il gruppo classe, impedendo un’efficace azione orientativa, didattica, pedagogica. La figura rischia di non essere in grado di intercettare e dare risposte efficaci ai bisogni di individualizzazione, dovendosi relazionare con gruppi anche di 50 alunni;
infine, per le attività formative che prevedono una didattica attiva e laboratoriale, programmate dai collegi e propedeutiche alla formazione dei docenti, come rilevato nel parere espresso dal CSPI del 28 marzo 2023 schema di circolare ministeriale recante “Avvio delle iniziative propedeutiche all’attuazione delle Linee guida sull’orientamento - A.S. 2023/2024. Il tutor scolastico: prime indicazioni” sarebbe opportuno coinvolgere anche le università, che da anni si occupano di formazione degli insegnanti, evitando l’erogazione esclusivamente in modalità telematica,
si chiede di sapere:
quali siano le motivazioni per cui si è scelto in modo incomprensibile di escludere o di non partire nelle attività di orientamento dalla scuola secondaria di primo grado nonostante la scelta effettuata dagli alunni di quel ciclo di studio sia spesso faticosa e potrebbe costituire, pertanto, causa di dispersione scolastica futura;
se il Ministro in indirizzo non ritenga di estendere già dall’anno scolastico in corso anche alla scuola secondaria di primo grado e al biennio della scuola superiore di secondo grado la formazione orientativa di cui al decreto ministeriale 5 aprile 2023;
se non ritenga di rafforzare il raccordo tra primo e secondo ciclo di istruzione e formazione, come previsto dal decreto ministeriale n. 328 del 2022, supportando studenti e famiglie ad una scelta consapevole e ponderata, tale da valorizzare le potenzialità e i talenti degli studenti e contribuire alla riduzione della dispersione scolastica;
se non ritenga di ampliare le attività formative rispetto alle previste 20 ore, al fine di realizzare efficaci percorsi di orientamento necessari a rafforzare le competenze connesse con la professione docente e con l’obiettivo di conseguire adeguate competenze per lo svolgimento della funzione del docente tutor;
se non ritenga di ridurre il numero degli alunni affidati al tutor, nella misura da far coincidere la funzione con il gruppo classe, in modo tale da rendere realmente efficace l’azione didattica;
in tal senso, se non intenda individuare ulteriori risorse da destinare ad un’attività di orientamento realmente efficace allo scopo.
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Al Ministro dell'interno.
Premesso che:
nella notte dell’8 aprile 2023 un ordigno è esploso davanti all'abitazione di Paola Lanzara, sindaco di Castel San Giorgio, nel salernitano;
sebbene non siano stati registrati feriti, la bomba carta ha danneggiato il portone del palazzo nel quale risiede il sindaco così come alcune vetture parcheggiate nei pressi dello stabile;
nelle 24 ore precedenti, ossia nella notte tra il 6 e il 7 aprile, una bomba carta è esplosa davanti alla casa del primo cittadino di Roccapiemonte, Carmine Pagano;
considerato che:
anche Carmela Zuottolo, sindaco di un’altra città dell’agro nocerino-sarnese, San Marzano sul Sarno, ha denunciato agli organi di informazione che nella sua città sono avvenuti due atti di intimidazione nei confronti di due componenti della maggioranza, Pasquale Alfano e Angela Calabrese;
con l’arrivo dei fondi del PNRR i sindaci saranno chiamati a gestire somme di denaro notevoli e ad assumere decisioni e atti fondamentali per la vita delle loro comunità;
l’ultimo rapporto di “Avviso pubblico” ha fatto registrare un incremento delle minacce e delle intimidazioni ai danni dei presidenti e dei consiglieri regionali che, com’è noto, nell’esercizio delle loro funzioni, dispongono del potere di legiferare e prendere provvedimenti che hanno una ricaduta significativa su vaste aree territoriali; dal rapporto si evince che nel solo 2021 sono stati 438 gli atti intimidatori, di minaccia e violenza. Insieme agli incendi di auto, abitazioni, strutture e mezzi comunali, le intimidazioni corrono anche sul web, in particolar modo sui social network, dove girano fake news e hate speech. Tutto ciò accade, in particolare, nei Comuni medio-piccoli, al di sotto dei 20.000 abitanti, dove gli amministratori sono a più diretto contatto con la popolazione e spesso non godono di particolari forme di protezione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti esposti e se non intenda attivare subito un tavolo specifico con la Prefettura per mettere in sicurezza il lavoro degli amministratori locali dell’agro nocerino-sarnese ormai oggetto di troppe intimidazioni.
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Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali.
Premesso che:
la società sarda Orefice generators, che realizza generatori elettrici, è una delle aziende che sono state coinvolte negli ultimi 10 anni nel progetto di ricollocamento e reindustrializzazione degli ex lavoratori della multinazionale dell'elettronica americana Jabil, che ha lo stabilimento nel sito di Marcianise (Caserta) e nel corso degli anni ha attuato politiche di riorganizzazione del lavoro e del personale tramite licenziamento e ricollocazione dei lavoratori presso altre realtà aziendali;
la Jabil nel giugno 2019 ha licenziato 250 lavoratori ed ha sottoscritto alcuni accordi, anche mediante intermediazione del Ministero dello sviluppo economico, per la reindustrializzazione del sito e la ricollocazione del personale; Orefice generators era stata individuata quale soggetto aderente al piano di reimpiego e Jabil le aveva riconosciuto un incentivo di circa 80.000 euro per ogni lavoratore riassunto;
l'azienda sarda si era impegnata non soltanto a rispettare le condizioni contrattuali dei 23 lavoratori provenienti da Jabil ma aveva anche garantito alla Regione ed al Ministero che l’attività produttiva sarebbe rimasta nel territorio casertano, o al massimo nella vicina area napoletana di Caivano, avendo affittato anche un capannone vicino alla Jabil, senza però avviare mai la produzione;
secondo quanto risulta agli interroganti, appena qualche mese dopo l’annunciato avvio della produzione, l’azienda ha messo in cassa integrazione una metà dei 23 lavoratori ex Jabil; nell’ottobre 2021 Orefice ha comunicato alle organizzazioni sindacali la decisione di chiudere lo stabilimento aperto nell'ottobre 2020 nell'area industriale di Pascarola a Caivano e di trasferire i 23 addetti al sito produttivo di Sestu (Cagliari) senza indicare ampliamenti produttivi e quindi con scarse prospettive di lavoro per i dipendenti trasferiti. A questa grave ed immotivata decisione i lavoratori coinvolti hanno reagito rifiutando il trasferimento, con conseguente procedura di licenziamento da parte dell’azienda;
il 21 novembre 2022 il Tribunale di Napoli nord, che aveva già dichiarato illegittimo il trasferimento in Sardegna dei 23 lavoratori ex Jabil da parte di Orefice, ha dichiarato altresì illegittimo il loro successivo licenziamento condannando dunque l’azienda al reintegro;
nell’ordinanza del giudice del lavoro si legge che “i trasferimenti intimati appaiono illegittimi in quanto non vi è prova della sussistenza delle reali esigenze tecnico produttive ed organizzative e i conseguenti licenziamenti vanno concretamente qualificati come licenziamenti collettivi intimati in assenza delle procedure legittimanti”;
tale pronuncia giudiziale evidenzia ancora una volta come il processo di reindustrializzazione del territorio di Caserta sia stato condotto in modo critico, depauperando il contesto produttivo, anche a causa dell’operato delle aziende straniere che hanno avviato operazioni industriali conclusesi poi con l’abbandono del territorio dopo aver acquisito e delocalizzato le produzioni;
da quanto si apprende a mezzo stampa, nel mese di marzo 2023 la stessa Jabil ha annunciato di aver avviato un’operazione di investimento in Croazia che comporterà l’assunzione di circa 1.500 lavoratori, motivando la scelta aziendale con l’aumento della richiesta di energie rinnovabili e della produzione di veicoli elettrici, mentre i 190 lavoratori del sito di Marcianise attendono ancora di capire se verranno reimpiegati al termine del periodo di fruizione della cassa integrazione straordinaria che scadrà a fine maggio,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato;
quali iniziative intendano intraprendere al fine di monitorare e controllare la situazione industriale;
quali misure intendano porre in essere per sollecitare la permanenza dell’azienda nel territorio casertano salvaguardando i posti di lavoro.





