“Il governo venga subito in Parlamento a dire la verità sul Ponte sullo Stretto”. Lo afferma il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria e a Palazzo Madama componente della Commissione Lavori pubblici. “L’indagine della Procura di Roma, con ipotesi di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, rende ancora più urgente un chiarimento pubblico e istituzionale. Vale sempre la presunzione d’innocenza, ma – continua il parlamentare dem – il governo non può restare in silenzio mentre emergono fatti gravi sull’opera, destinata a impegnare enormi risorse pubbliche.

Da mesi denunciamo forzature procedurali, opacità e una propaganda sfacciata. Il ministro Salvini ha trasformato il Ponte in una bandiera ideologica, ma la Calabria e la Sicilia continuano ad attendere il potenziamento dell’Alta velocità ferroviaria, delle strade, dei porti e dei collegamenti ordinari”.

“Le notizie di queste ore, insieme allo scontro interno alla maggioranza per il controllo della società Stretto di Messina, alimentano interrogativi ai quali il governo – rimarca il senatore del Pd – deve rispondere davanti al Parlamento e ai cittadini. L’infrastruttura non può diventare terreno di spartizione politica né presentare dubbi sulla correttezza delle procedure.

Chiediamo che l’esecutivo riferisca immediatamente alle Camere e chiarisca ogni aspetto della vicenda. La Calabria – conclude Irto – ha bisogno di trasparenza, legalità e investimenti utili, non di propaganda e irresponsabilità”.

Non si può morire bruciati vivi. Non si può morire per aver rivendicato diritti e dignità.

La tragedia di Amendolara non può essere archiviata come un caso isolato. Oggi, assieme a Elly Schlein alla manifestazione promossa dalla CGIL, è stato ribadito con forza: al caporalato va detto un basta definitivo.

La Calabria non è più disposta a tollerare le condizioni di vulnerabilità in cui versano i lavoratori delle nostre campagne. Non possiamo più accettare che i frutti della nostra terra siano prodotto di sfruttamento e restino macchiati di sangue.

È necessario sostenere le filiere sane e vigilare affinché le tutele esistenti siano applicate rigorosamente, garantendo un lavoro sicuro e dignitoso a chiunque sia impiegato nella catena agricola. Tutti, indistintamente. Compreso chi raggiunge l'Italia per costruirsi un futuro.

Dobbiamo garantire un sistema produttivo connesso e integrato, che tuteli allo stesso tempo la filiera e la dignità dei lavoratori. Questo significa attuare pienamente e rafforzare la legge contro il caporalato. Senza lasciare vuoti normativi che generano invisibilità, ingiustizia e vittime.

“Gli ultimi dati Istat circa il benessere equo e sostenibile confermano che la Calabria continua a subire diseguaglianze enormi sul piano sanitario, economico e sociale. Noi lo denunciamo da anni, senza timori e smentite”. Lo si legge in una nota del Pd Calabria.

“Su 60 indicatori territoriali, la Calabria – precisano i dem nella loro nota – risulta sotto la media nazionale in 44 casi. Questo dipende dalla crisi del Servizio sanitario regionale, dalla povertà diffusa, dalla carenza di servizi e dalle difficoltà delle aree interne. Ciononostante, il governo Meloni continua a sottovalutare che la Calabria ha molti più pazienti con malattie croniche e comorbilità, in rapporto alla media italiana”.

“Da tempo – ricorda il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria – chiediamo di rivedere i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale. Lo Stato deve assicurare più risorse alle regioni come la Calabria, che hanno un elevato numero di malati cronici rispetto alla media nazionale, un disagio sociale superiore agli altri territori e maggiori difficoltà di accesso alle cure. Invece il finanziamento continua a basarsi soprattutto sulla popolazione pesata per età, con effetti gravemente penalizzanti per il Mezzogiorno e soprattutto per la Calabria”.

"Serve un riequilibrio delle risorse, anche per il passato, che tenga conto della diffusione delle patologie croniche, della povertà sanitaria, delle condizioni territoriali e della distanza dai servizi. Diversamente, le diseguaglianze – conclude la nota del Pd Calabria – continueranno ad aumentare e migliaia di calabresi saranno costretti a curarsi fuori regione”.

“È assurdo che il presidente Occhiuto sostenga appassionatamente la riforma del ministro Schillaci sulla Medicina generale, quando in Calabria persistono ritardi pesantissimi proprio sulla sanità territoriale finanziata dal Pnrr”. Lo afferma in una nota il Pd Calabria.

“Da mesi – prosegue la nota – denunciamo il ritardo nella realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, strutture che avrebbero dovuto rappresentare il pilastro della nuova assistenza sanitaria territoriale. Purtroppo i cittadini calabresi continuano a fare i conti con territori senza medici, Pronto soccorso in affanno, liste d’attesa chilometriche e aree interne sempre più abbandonate”. “Davanti a queste diseguaglianze inaccettabili, il governo – continua il Pd Calabria – apre una discussione confusa sul futuro dei medici di famiglia, ma non esiste affatto la rete territoriale promessa. Il governo nazionale e quello regionale dovrebbero anzitutto spiegare perché la Calabria sia ancora così indietro sull’attuazione del Pnrr sanitario”. Il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria, dichiara:

“Da tanto tempo denunciamo che Case della Comunità e Ospedali di Comunità procedono troppo lentamente e senza garanzie sul personale e sui servizi effettivi. Il problema della sanità calabrese – prosegue il parlamentare dem – non si risolve cambiando dall’alto il rapporto di lavoro dei medici di Medicina generale, mentre interi territori non hanno l’assistenza che serve.

Urge invece una rete territoriale funzionante e accessibile, soprattutto nelle aree interne e montane, dove i cittadini sono costretti a patire la desertificazione sanitaria”. “Questa riforma – conclude Irto – sarebbe l’ennesima imposizione del centrodestra e non risolverebbe le mancanze, i disagi e i disservizi subiti ingiustamente dai cittadini calabresi”.

“Gli ultimi dati sull’emigrazione giovanile confermano una fuga dalla Calabria dei giovani laureati. Ancora ignorato dal centrodestra, il fatto è un tema politico che richiede risposte efficaci per fermare lo spopolamento del territorio regionale”. Lo si legge in una nota del Pd Calabria, che, insieme al suo segretario regionale, il senatore Nicola Irto, denuncia la drammaticità della situazione. “Dal 2001 sino al 2022, la Calabria – evidenzia il partito sulla base di dati Istat pubblicati di recente – ha perso tra 160mila e 180mila giovani fra i 18 e i 34 anni, con un’accelerazione nel secondo decennio. Si tratta di giovani spesso altamente formati, costretti a cercare altrove lavoro e prospettive”. “Non siamo davanti a una dinamica inevitabile.

È il risultato – accusa il Pd Calabria – di scelte politiche sbagliate e di una lunga assenza di visione. A Roma come a Catanzaro, il centrodestra, al netto della propaganda, non ha costruito alcuna strategia per trattenere i giovani né ha creato condizioni per attrarre investimenti e lavoro qualificato”. Secondo il Pd Calabria, il dato più grave riguarda la qualità dell’occupazione, poiché “si registrano salari bassi, precarietà diffusa e scarsa domanda di competenze avanzate”. “In queste condizioni – sottolineano i dem calabresi – la partenza diventa obbligata. Mentre intere generazioni vanno via, il governo nazionale e quello regionale continuano a rincorrere annunci e misure prive di impatto reale, incapaci di incidere sulle cause strutturali del problema”. “Serve un piano straordinario per il lavoro qualificato che punti – continuano i dem – su innovazione, ricerca, transizione ecologica e potenziamento del sistema produttivo.

Occorre collegare università e imprese, sostenere chi avvia attività, incentivare in modo stabile le assunzioni e il rientro dei giovani calabresi”. Secondo il Pd Calabria, sono fondamentali anche gli investimenti in servizi e diritti, “a partire da sanità, istruzione, mobilità e infrastrutture digitali”. “Fermare l’emigrazione giovanile significa dare alla Calabria un futuro, costruire condizioni affinché i giovani possano rimanere, lavorare e progettare la propria vita nella regione. Su questo terreno, il centrodestra – conclude il Pd – ha già fallito”.

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