Il Partito Democratico della Calabria esprime pieno sostegno alle preoccupazioni e alle rivendicazioni dei 4.500 lavoratori ex LSU/LPU calabresi che questa mattina hanno organizzato un flash mob a Montecitorio per denunciare una precarietà che dura da oltre trent’anni, con retribuzioni ancora oggi inaccettabili e spesso inferiori ai mille euro.

Il senatore Nicola Irto, segretario regionale, ha incontrato i lavoratori ribadendo la necessità di una soluzione definitiva e dignitosa, a partire dal riconoscimento dei contributi figurativi degli anni in cui sono stati LSU/LPU.

«Dobbiamo fare chiarezza subito –ha dichiarato Irto- va verificato se le risorse destinate alle 36 ore siano state spostate altrove dalla Regione Calabria. Sarebbe molto grave, quei fondi devono garantire l’orario pieno a tutti.

Allo stesso tempo, insieme alle rappresentanze sindacali, lavoreremo a una proposta legislativa progressiva che finalmente risolva il problema dei contributi figurativi, non riconosciuti ai fini previdenziali.»

«Il PD sarà al fianco di questi lavoratori –ha concluso– e continuerà a seguirne la vertenza richiamando Regione, Governo e Parlamento alle proprie responsabilità.»

"Di fronte allo stop al Ponte sullo Stretto imposto dalla Corte dei Conti diventa ancora più stringente la necessità di far sì che l'emendamento dei senatori Irto e Nicita venga approvato"

“Mentre il presidente Roberto Occhiuto è impegnato ad aumentare le poltrone in giunta, da sette a nove, e a nominare due sottosegretari, figura ora riesumata e che era stata abolita nel 2010, i senatori del Partito Democratico Nicola Irto e Antonio Nicita hanno presentato un emendamento alla manovra finanziaria che, se approvato, riassegnerebbe al Fondo di Sviluppo e Coesione le risorse sottratte e destinate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, permettendo di impiegare quelle stesse risorse per settori in sofferenza come la sanità, le infrastrutture, la scuola, le imprese e in lavoro in Calabria e Sicilia. In buona sostanza, dunque, per interventi più urgenti, e sicuramente più utili, per i cittadini calabresi e siciliani”. È quanto si legge in una nota del Pd Calabria.

”L’emendamento – sottolinea la nota – prevede, infatti, la riassegnazione delle risorse entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, dando priorità, nell’ambito della programmazione 2021-2027, al rafforzamento della mobilità stradale, marittima e ferroviaria e al completamento di reti autostradali, così come all’edilizia sanitaria e scolastica, al sostegno alle imprese, alla resilienza energetica, nonché alla riconversione ecologica e alla riqualificazione dei lavoratori, in particolare nei poli industriali in cui insistono asset strategici per la sicurezza nazionale”. ”Di fronte allo stop al Ponte sullo Stretto imposto dalla Corte dei Conti – conclude la nota del Pd Calabria – diventa ancora più stringente la necessità di far sì che l’emendamento dei senatori Irto e Nicita venga approvato, andando incontro ai bisogni reali dei calabresi e dei siciliani”.

“La Corte dei Conti ha fermato il Ponte sullo Stretto, ma la responsabilità è tutta del Governo che continua a scambiare la propaganda per politica e i proclami per atti amministrativi”. Così il senatore del Pd Nicola Irto, capogruppo in Commissione ambiente e infrastrutture del Senato.
“La mancata approvazione della delibera CIPESS – aggiunge – non è un cavillo tecnico, ma proprio la prova che il progetto bandiera della destra è stato costruito in fretta, senza basi giuridiche solide e con una gestione delle risorse a dir poco opaca. Una illusione, come abbiamo più volte detto. Meloni e Salvini hanno venduto agli italiani un’illusione, mentre gli organi di controllo dello Stato certificano che non tutto quello che si annuncia nei talk show può diventare realtà per decreto”.
“È un fallimento – conclude Irto – politico e istituzionale: mesi di conferenze stampa, slogan e passerelle e alla fine l’illusione si ferma davanti alla prima verifica di legalità.
Invece di cercare capri espiatori, il Governo dovrebbe fare autocritica e smettere la propaganda elettorale. L’Italia ha bisogno di serietà, non di cantieri fantasma”.

“Nel ddl di bilancio per il 2026 il governo Meloni infligge un colpo durissimo all’economia del Mezzogiorno. La disposizione che limita l’utilizzo di tutti i crediti d’imposta, compreso quello destinato agli investimenti nelle Zone economiche speciali, è una scelta devastante, miope, ingiusta e inaccettabile nei confronti delle imprese del Sud, già strangolate dal caro energia, dai ritardi infrastrutturali e da un mercato del credito sempre più inaccessibile”. Lo denuncia il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria Calabria, commentando anticipazioni stampa sul ddl di bilancio 2026, secondo cui dal prossimo anno i crediti d’imposta per gli investimenti nella Zes finalizzati alla ricerca e alla transizione 5.0 non potranno più essere utilizzati in compensazione.

“È un fatto gravissimo – aggiunge Irto – che svela la volontà di questa destra di produrre sottosviluppo. Invece di rafforzare gli strumenti che hanno sostenuto la modernizzazione industriale delle regioni meridionali, il governo sceglie di disinnescarli e priva migliaia di piccole e medie imprese di strumenti essenziali per investire, innovare, creare occupazione e competere”. Secondo il senatore dem, “la stretta sulle compensazioni fiscali non ha nulla a che vedere con la lotta all’evasione, ma è una misura contabile punitiva e centralista”. Bloccare l’utilizzo del credito d’imposta Zes significa, a parere di Irto, “tradire il principio stesso di coesione territoriale e rendere vano il disegno di sviluppo delle aree più deboli del Paese”.

“Il Partito democratico si opporrà con forza a questa norma iniqua. Chiederemo in Parlamento la sua immediata cancellazione e presenteremo emendamenti per tutelare i crediti d’imposta Zes e gli altri strumenti di politica industriale che hanno consentito a tante aziende calabresi e meridionali – conclude il senatore dem – di non chiudere”.

Il senatore democratico denuncia il blocco dei lavori e chiede azioni immediate

“La situazione del tribunale di Locri è intollerabile. I lavori sono fermi da dieci anni a causa di problemi burocratici, e i cittadini della Locride, insieme agli operatori della giustizia, sono costretti a fare i conti con locali inadeguati. È ora che il Governo intervenga con azioni concrete per sbloccare i lavori e restituire a questo territorio una sede giudiziaria dignitosa.” Con queste parole, Nicola Irto, segretario d’aula del Partito Democratico, ha sollecitato il Ministro della Giustizia a “intervenire con urgenza per risolvere il grave ritardo nella costruzione del nuovo tribunale di Locri, un’opera fondamentale per l’amministrazione della giustizia nella zona”.

Irto ha espresso la sua “insoddisfazione per la risposta ricevuta dal Ministro” sottolineando come “il Governo non abbia ancora adottato misure concrete per risolvere una situazione che va avanti da troppo tempo”. In particolare, il parlamentare democratico ha evidenziato come “la recente riforma del Codice degli appalti pubblici non abbia portato alcuna accelerazione nella ripresa dei lavori, nonostante le evidenti criticità e l’urgenza della questione. Non possiamo continuare a tollerare questa situazione. La Locride, una delle aree con il più alto tasso di disoccupazione in Italia e segnata da forti problematiche sociali, non può essere ignorata ulteriormente. La presenza dello Stato, attraverso un tribunale funzionante, è fondamentale non solo per la giustizia, ma anche come simbolo di legalità e lotta alla criminalità organizzata, che purtroppo ha una presenza radicata nel territorio.

Il ritardo nella costruzione del tribunale di Locri non è un semplice ritardo in un’opera pubblica qualsiasi. È un fallimento del Governo che non ha saputo dimostrare che lo Stato è presente dove più ce n’è bisogno.” Irto ha quindi ribadito “la necessità di nominare un commissario straordinario per il completamento dei lavori, al fine di accelerare i tempi e superare gli ostacoli burocratici che continuano a bloccare il progetto”. In alternativa ha chiesto che “vengano attribuite competenze piene al Provveditorato delle opere pubbliche, per consentire l’immediata ripresa del cantiere. Questo non è solo un problema infrastrutturale, è una questione di fiducia nei confronti dello Stato. Il Governo non può più girarsi dall’altra parte. La gente della Locride ha diritto a vedere un segnale concreto di impegno da parte delle istituzioni. Una risposta che non può essere più rinviata”, ha concluso Irto.

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