Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-01081. Pubblicato il 12 marzo 2024, nella seduta n. 167. Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
Premesso che:

l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, meglio conosciuta con l’acronimo AIRE, è stata istituita con legge 27 ottobre 1988, n. 470, contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore ai 12 mesi ed è gestita dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle rappresentanze consolari all’estero;

l’iscrizione all’AIRE costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali ad esempio la possibilità di votare per le elezioni politiche, i referendum e per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo per corrispondenza nel Paese di residenza;

secondo le statistiche fornite dall'AIRE, al 1° gennaio 2022 gli italiani residenti all'estero erano 5.806.068, circa 517.000 in più rispetto al 2019, anno delle ultime elezioni europee e così ripartiti nelle quattro circoscrizioni elettorali estere: in Europa 3.189.905, America meridionale 1.804.291, America settentrionale e centrale 505.567 e Africa, Asia, Oceania e Antartide 306.305;

come noto un cittadino iscritto all’AIRE è un cittadino italiano a tutti gli effetti e, consequenzialmente, un cittadino dell’Unione europea;

considerato che:

si registrano diverse segnalazioni di cittadini iscritti all’AIRE, residenti in Canada e negli Stati Uniti d’America, che sono impossibilitati a esprimere il loro diritto di voto nelle elezioni europee;

l’articolo 1 del decreto-legge 29 gennaio 2024 n.7 recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali dell’anno 2024 e in materia di revisione delle anagrafi della popolazione residente e di determinazione della popolazione legale, permette agli elettori fuori sede di esercitare il loro diritto di voto;

una fitta rete di consolati e ambasciate lavora e fornisce i servizi necessari ai tanti cittadini residenti all’estero;

il 4 febbraio 2024 si sono tenute le elezioni presidenziali di El Salvador e i cittadini salvadoregni residenti in Italia hanno esercitato il loro diritto di voto attraverso la possibilità di voto da remoto ovunque tramite internet o di voto elettronico attraverso i seggi allestiti all’interno delle ambasciate in diverse città italiane,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell’incresciosa impossibilità di molti cittadini iscritti all’AIRE di esercitare il loro diritto di voto;

se siano allo studio possibili modalità di voto alternative per garantire il diritto di voto agli italiani residenti all’estero e impossibilitati a rientrare nel proprio comune di iscrizione all’AIRE in Italia;

più in generale, quali siano le iniziative che il Ministro intenda intraprendere al fine di garantire l’esercizio di tale diritto.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-01064 Pubblicato il 29 febbraio 2024, nella seduta n. 165 Nicola Irto primo firmatario

IRTO - Ai Ministri della cultura e dell'interno.

Premesso che:
- nel comune di Nicotera (Vibo Valentia) sorge sulla costa il villaggio turistico ex Valtur “Gioia del Tirreno”, realizzato tra il 1968 e il 1972 come Club Mediterranée;
- ad oggi sono già 10 anni dalla chiusura dell’ex villaggio Valtur, sito di grande interesse architettonico e paesaggistico che ha tutte le potenzialità per diventare un polo di ecoturismo e sviluppo sostenibile per la Calabria e per la nostra nazione;
- di fatto, al tempo, i progettisti (l'architetto Cidonio e il paesaggista Porcinai), attraverso l'utilizzo di avanzate tecniche europee del recupero ambientale, realizzarono un complesso innovativo dal punto di vista architettonico e della compatibilità ambientale: il villaggio è dotato di un impianto geometrico organizzato con un lungo asse verso l'entroterra, con cellule attorno ad ampi cortili collegati da percorsi pedonali verso la pineta e il mare, un sistema di dune con funzione di schermatura dai venti salsi per il controllo del microclima, con l'obiettivo di creare un vero e proprio paesaggio-parco fruibile e godibile da parte dei villeggianti;
inizialmente Club Méditerranée, in seguito villaggio Valtur, per 40 anni ha assicurato agli ospiti un soggiorno di qualità e l’immersione nelle bellezze naturali e nel patrimonio culturale di una terra in gran parte incontaminata che grazie a questa intensa attività turistica ha esteso effetti positivi anche sul tessuto economico: a metà anni ‘70 il complesso ha dato lavoro a 550 persone (300 della comunità locale) e si contavano fino a 1.200 posti letto, sfiorando le 100.000 presenze annue;
- nel 2006 la proprietà del villaggio è passata alla Prelios, società di gestione e servizi immobiliari ex Pirelli real estate, ma la preziosa pineta è rimasta demaniale;
- nel 2011 a seguito della procedura di amministrazione straordinaria, il complesso malauguratamente ha chiuso: manutenzioni interrotte, deterioramento degli edifici e delle attrezzature, incendi, danni alla vegetazione non più mantenuta, maestranze licenziate;
- è un vulnus arrecato non solo al territorio di Nicotera che in quel villaggio si identificava, ma all’intero patrimonio culturale italiano;
- nel 2016 il lavoro di studio e ricerca dell'associazione ha individuato nel villaggio un bene culturale e ambientale da tutelare urgentemente;
- l'assenza di manutenzione ha causato danni importanti agli edifici, perdita di esemplari botanici, nonché di parte del disegno paesaggistico originario e nel 2018 è stato demolito il ristorante al mare in quanto pericolante;
nel 2019 è stata denunciata l’incuria del villaggio ed è stato chiesto con sollecitudine al Ministero della cultura di riconoscerne il particolare interesse paesaggistico e architettonico, cosa che è stata fatta con il decreto ministeriale n. 186/2019 che vi ha posto il vincolo;
- oggi il complesso è di proprietà del fondo immobiliare “Hospitality and Leisure” in gestione alla Prelios SGR;
- dal processo “Rinascita Scott” e da molte inchieste giornalistiche è stato evidenziato come ci sono stati forti interessi delle economie criminali su quell’area costiera;
- a parere dell’interrogante, in linea con il piano strategico del turismo nazionale e con il green deal europeo, il recupero dell’area costituirebbe per la comunità locale e per il turismo calabrese un volano significativo per creare occupazione in diversi comparti e sarebbe un argine ai pervasivi circuiti della criminalità organizzata; questo aspetto è assai delicato in un territorio che in passato ha visto per tre volte in un decennio lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera;
- vieppiù che, in assenza di una tempestiva e specifica vigilanza istituzionale, si rischia seriamente che il bene possa entrare a far parte dell'economia criminale, con conseguente perdita del suo riconosciuto valore architettonico e paesaggistico-ambientale, rischio di demolizioni, nuove intensive costruzioni e uno stravolgimento del progetto che porterebbe a una cementificazione incontrollata dell'area;
- allarmante è la notizia riportata su un’importante testata giornalistica di un annuncio di “svendita” del villaggio “Gioia del Tirreno” ad una cifra base di appena 1.282.500 euro: 15 ettari a poco più di un milione, a giudizio dell’interrogante un paradosso. Non è quindi il momento di indugiare e assistere inerti al degrado e alle manovre dell’economia criminale;
- a supporto della richiesta di salvare l’ex villaggio Valtur, sono intervenute diverse associazioni nazionali e regionali, circa 71, che hanno sottoscritto una missiva di appello “Salviamo una perla della costa tirrenica calabrese” alle istituzioni e alle forze politiche, economiche e sociali;
- le istituzioni devono agire tempestivamente con la piena consapevolezza dei pericoli che la vicenda dell’ex villaggio Valtur segnala per la tutela di diritti costituzionali fondamentali: la difesa del patrimonio naturale e culturale e la piena libertà di goderne grazie a un sistema economico sano e sostenibile,

si chiede di sapere:
- se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative di competenza intendano adottare, contro ogni speculazione, al fine di rendere l’ex villaggio Valtur polo di ecoturismo e di sviluppo sostenibile;
- quali provvedimenti intendano adottare al fine di rendere effettivo il vincolo posto dal Ministero della cultura, per garantire una tutela architettonica e paesaggistico-ambientale del villaggio turistico e rilancio della struttura che produce benefici per la collettività;
- quali iniziative di competenza, infine, intendano adottare per scongiurare che il bene possa entrare a far parte del patrimonio della criminalità organizzata.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00985 Pubblicato il 27 febbraio 2024, nella seduta n. 163 Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:
la tragedia avvenuta all’interno del cantiere Esselunga di Firenze ha reso non più procrastinabile la necessità di rafforzare il personale e gli strumenti per la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro;
l’Ispettorato nazionale del lavoro opera con un grave sottorganico in tutti i profili e risultano insufficienti le risorse, le dotazioni e gli strumenti a disposizione del personale;
in questi mesi, a più riprese, le forze sindacali hanno evidenziato le criticità dell’Ispettorato: la carenza di personale, ispettivo e non solo, la rinuncia di molti vincitori di concorso a prendere servizio per la scarsa attrattività dell’ente e la carenza di infrastrutture informatiche adeguate;
la questione relativa alla proroga e allo scorrimento delle graduatorie è stata oggetto di un emendamento della prima firmataria della presente interrogazione alla legge di conversione del decreto del decreto-legge 30 dicembre 2023, n. 215 (milleproroghe), che però non ha trovato sostegno tra le forze politiche di maggioranza;
i rappresentanti sindacali di FP CGIL, CISL FP, UILPA, FLP, Confintesa FP, CONFSAL-UNSA e USB PI in data 23 febbraio 2024 sono tornati a chiedere che siano “previste nuove assunzioni e che l’INL sia autorizzato, per via normativa, a usare una quota del proprio importante avanzo di bilancio per investire adeguate risorse in favore del personale”, al fine di assumere “una volta per tutte la responsabilità anche di investire su chi quotidianamente si batte in prima persona per tutelare il lavoro, la salute e la vita dei lavoratori, beni primari ed essenziali”,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di intervenire sulla situazione dell’organico dell’Ispettorato nazionale del lavoro, risolvendo il problema della carenza di personale prevedendo anche lo scorrimento integrale delle graduatorie e nuove risorse per l’assunzione di personale.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00983 Pubblicato il 27 febbraio 2024, nella seduta n. 163 Nicola Irto cofirmatario

- Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:
il 23 febbraio 2024, a Pisa e Firenze, studenti delle scuole superiori manifestavano pacificamente a sostegno della Palestina;
nonostante il carattere di assoluta non violenza delle manifestazioni, il numero esiguo dei partecipanti, quasi tutti minorenni, molti ragazzi, tutti disarmati, sono stati caricati e manganellati dalle forze dell’ordine anche mentre erano a terra, inermi e nonostante le mani alzate, senza poter scappare perché chiusi dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, con un’evidente sproporzione nell’uso della forza da parte degli agenti;
secondo quanto riportato dal quotidiano “la Repubblica” del 24 febbraio, i testimoni della manifestazione di Pisa hanno riferito: “Un agente rideva davanti al volto insanguinato di una minore. Anche i soccorsi sono stati intralciati, non hanno fatto passare l’ambulanza, ma solo alcuni medici”;
il risultato delle cariche delle forze dell’ordine a Pisa è stato di 13 feriti: nove minorenni con traumi cranici e ferite lacero-contuse sulla testa e sulle braccia e fratture alle mani per difendersi dai colpi di manganello, e quattro maggiorenni, di cui un venticinquenne con trauma cranico ed escoriazione del capo, e tre diciannovenni, uno con braccio steccato, colpito con manganello mentre si riparava il capo, e altri due per trauma cranico e ferite lacero-contuse;
il 24 febbraio, in una nota diffusa dal Quirinale si legge: “Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al Ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”;
in un’intervista al quotidiano “Corriere della Sera” del 25 febbraio, il Ministro in indirizzo ha detto: “Vedere quelle immagini ha contrariato e amareggiato anche me. Quando si giunge al contatto fisico con ragazzi minorenni è in ogni caso doveroso svolgere ogni esame obiettivo su come siano andati i fatti. Ho chiesto di avere una dettagliata relazione sullo svolgimento degli eventi e su quale possibile attività di mediazione sia stata sviluppata per prevenire quegli incidenti (...) Il Governo non ha cambiato le regole della gestione dell’ordine pubblico”;
secondo quanto riportato dal quotidiano “la Repubblica” del 25 febbraio, a seguito di un’interlocuzione tra il Ministro e il capo della Polizia è stato concordato “un documento in cui il Dipartimento di sicurezza parla della necessità di ‘un momento di riflessione sugli aspetti organizzativi e operativi’”;
secondo quanto riportato dal “Corriere della Sera” del 25 febbraio, “Il Capo della polizia, Vittorio Pisani, intervistato dal Tg1, intanto promette provvedimenti. ‘Le iniziative assunte dagli operatori a Firenze e Pisa devono essere verificate con severità e trasparenza. Momenti critici capitano in caso di cortei non preavvisati, ma non sono una giustificazione’”;
secondo quanto riportato dal “Corriere della Sera” del 26 febbraio, ci sono stati due ordini di caricare gli studenti e ora insieme ai video postati on line e in onda sui telegiornali nazionali e locali, le testimonianze dei ragazzi picchiati sono al centro delle indagini della Procura e già oggi “i pm pisani, guidati dal procuratore Giovanni Porpora potrebbero iscrivere i primi indagati sul fascicolo (...) A Pisa non si esclude che l’indagine si possa allargare all’intera catena di comando della Questura che ha gestito l’ordine pubblico per il corteo non autorizzato dei liceali. (...) il responsabile della Questura, raccontano i sindacati, ha ammesso che c’è stato ‘un problema di gestione della piazza, dal punto di vista organizzativo e operativo, a suo avviso causato dal fatto che non erano chiari gli obiettivi del corteo’”;
in un articolo dell’esecutivo di “Magistratura democratica” del 24 febbraio, “Libertà costituzionali e ordine pubblico”, si sottolinea come “L’articolo 18 della legge in materia di sicurezza pubblica prevede, è vero, l’obbligo per i promotori di una di riunione in luogo pubblico di darne avviso almeno tre giorni prima al questore, ma l’omesso avviso non rappresenta una condizione di illegittimità della riunione né un’automatica presunzione di pericolo per l’ordine pubblico. All’omissione dell’avviso, infatti, consegue solo la facoltà (non l’obbligo), per il questore, di ordinare lo scioglimento della riunione. Tale facoltà, incidendo su un diritto costituzionalmente garantito, deve essere di stretta interpretazione, il che significa, in primo luogo, che il motivo dello scioglimento deve rigorosamente inerire a ragioni di sicurezza e non al merito o al tema della manifestazione. In secondo luogo, sono previste delle modalità per lo scioglimento della riunione agli articoli 24 e 25 del regolamento di attuazione della stessa legge, le quali non autorizzano in alcun modo un uso indiscriminato o sproporzionato della forza. L’uso della forza è legittimo solo quando sia inevitabile per effettive ragioni di sicurezza degli agenti e della collettività”,
si chiede di sapere:
se e quali direttive siano state impartite dal Ministero dell’interno nella gestione dell’ordine pubblico e se, come il Ministro ha affermato più volte in questi giorni, si possa confermare che non sono cambiate le regole della suddetta gestione;
quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo abbia finora adottato e intenda adottare, nell’ambito delle sue competenze, al fine di fare al più presto chiarezza sugli inquietanti fatti esposti e, in particolare, su che cosa non abbia funzionato nella catena di comando, stigmatizzando con fermezza tali comportamenti e punendo i responsabili degli episodi di violenza, incompatibili con i principi di uno Stato democratico, a tutela e difesa della Costituzione, della libertà di manifestare pubblicamente opinioni, come ricordato dal Capo dello Stato, e della democrazia.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00982 Pubblicato il 22 febbraio 2024, nella seduta n. 162 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:

il sistema “NoiPA”, nei primi mesi dell’anno, effettua per molti dipendenti pubblici il conguaglio IRPEF relativo al periodo corrispondente all’anno solare precedente sulla base delle ritenute d’acconto operate mensilmente nel corso dell’anno solare precedente e l’imposta effettivamente dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti erogati nell’anno precedente;

tale operazione deve essere effettuata entro il 28 febbraio di ciascun anno e il datore di lavoro che utilizza il sistema NoiPA ha il compito di ricalcolare l’IRPEF e le detrazioni spettanti al lavoratore, sulla base delle retribuzioni effettivamente corrisposte nel corso dell’anno e dei dati comunicati dal lavoratore stesso, quali ad esempio il numero dei familiari a carico e le eventuali spese deducibili o detraibili;

si tratta, di fatto, di un ricalcolo delle imposte IRPEF e dei contributi INPS dovuti da dipendenti sulla base del reddito effettivamente percepito nell’anno d’imposta;

dalle operazioni di calcolo e pagamento può risultare un credito a favore del dipendente, se l’imposta complessivamente dovuta è inferiore al totale delle ritenute già operate nei singoli periodi; in questo caso le maggiori ritenute applicate nell’anno sono rimborsate direttamente al dipendente amministrato nel mese di febbraio, oppure un debito, se l’imposta complessivamente dovuta è superiore al totale delle ritenute già operate nei singoli periodi; in tal caso le ritenute a debito sono trattenute nel cedolino del mese del conguaglio;

molti dipendenti pubblici, i cui stipendi sono gestiti dal sistema NoiPA, così come avvenuto in anni passati, si troveranno nella busta paga di febbraio 2024 a sostenere un conguaglio fiscale che in molti casi rischia di falcidiare le loro retribuzioni, per effetto delle insufficienti trattenute effettuate durante l’anno, generando un debito fiscale elevato, con l’impossibilità di rateizzarlo;

tale problema è acuito, inoltre, dal ritardo con cui vengono erogati i trattamenti accessori, lasciando numerosi dipendenti pubblici senza stipendio o con emolumenti di importo irrisorio;

le richieste delle singole amministrazioni per rateizzare il debito fiscale di questi dipendenti pubblici, consentito in 5 rate per tutti gli altri contribuenti, non sono allo stato attuale possibili per coloro che sono gestiti dal sistema NoiPA, il che si riverbera pesantemente sui dipendenti pubblici con i redditi più bassi e sulle loro famiglie,

si chiede di sapere:

quali iniziative intenda adottare il Ministro in indirizzo, e in che tempi, per risolvere le problematiche esposte;

se non ritenga opportuno adottare tempestivamente misure che consentano anche ai dipendenti pubblici, i cui stipendi sono gestiti dal sistema NoiPA, di rateizzare in 5 rate il debito fiscale a seguito del conguaglio effettuato nel mese di febbraio.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00086 Pubblicato il 21 febbraio 2024, nella seduta n. 161 - Nicola Irto cofirmatario

Il Senato,

premesso che:

il 1° febbraio 2021 il colpo di Stato dei militari in Myanmar ha interrotto la transizione del Paese verso la democrazia con la guida di Aung San Suu Kyi, dopo le elezioni democratiche, come riconosciuto dagli osservatori internazionali, dell’8 novembre 2020 che avevano sancito la vittoria schiacciante con l’86 per cento delle preferenze dell’NLD, il partito di Aung San Suu Kyi;

la popolazione del Myanmar ha reagito manifestando pacificamente la sua opposizione e dando vita a organismi rappresentativi: CRPH (Committee representing Pyidaungsu Hluttaw), NUG (National unity government), NUCC (National unity consultative council), riuscendo così ad impedire, nei tre anni di resistenza, alla giunta illegale del Myanmar di prendere il controllo del Paese;

il regime ha imprigionato da subito la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente U Win Myint e numerosi leader democratici; ha colpito la popolazione civile con migliaia di arresti, incarcerazioni, condanne a morte, processi farsa, violenze, stupri, torture, bombardamenti su villaggi, ospedali, chiese, scuole, musei e siti archeologici, violando sistematicamente i diritti umani; inoltre, secondo una nuova analisi satellitare, il Myanmar avrebbe intrapreso un programma di espansione delle carceri su larga scala;

il Myanmar è precipitato in una drammatica crisi umanitaria, i militari hanno impedito l’accesso agli aiuti, come già avvenuto al tempo del ciclone Nargis, causando il tracollo economico e l’isolamento del Paese dal contesto internazionale, il venir meno dei servizi educativi e sanitari e il conseguente abbandono dell’istruzione e delle università, controllate dai militari, da parte degli studenti e dei docenti;

nell’opposizione al regime si è determinato un processo di unità di tutte le forze democratiche, tra gli organismi rappresentativi del popolo e i gruppi etnici, anche armati, che ha dato vita anche a gruppi di difesa del popolo, il PDF (People defence force), e ha consentito la progressiva liberazione di gran parte del territorio del Paese, 36 città e circa il 65 per cento del territorio, specialmente nelle zone rurali e di confine, avviando una prima amministrazione civile;

le donne sono parte attiva della resistenza in Myanmar, dell’organizzazione sociale nei territori liberati, nell’aiuto volontario alla popolazione, nonché nella partecipazione ai gruppi armati;

a tre anni di distanza la resistenza della “Spring revolution” continua, i militari perdono presidi, migliaia di soldati si arrendono, il vertice militare è in difficoltà e diviso, e, dunque, sembra essersi aperta una nuova fase;

la comunità internazionale ha osservato e seguito in questi anni la situazione, non riconoscendo legittimità al regime militare e procedendo con sanzioni significative, ha sostenuto l’iniziativa dell’ASEAN che con il consenso in 5 punti, sempre respinto dai militari del Myanmar, tentava di contribuire alla soluzione della crisi del Paese;

il Consiglio di sicurezza ONU ha approvato il 21 dicembre 2022 la risoluzione 2669, che chiede, tra l’altro, la cessazione immediata di tutte le forme di violenza, la liberazione di tutti i prigionieri politici arbitrariamente in carcere, a partire dal presidente Win Myint e la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, ribadendo l’appello a sostenere le istituzioni e i processi democratici e a perseguire il dialogo costruttivo e la riconciliazione secondo la volontà e gli interessi del popolo;

l’Assemblea generale ONU ha adottato l’8 novembre 2023 una risoluzione sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e delle altre minoranze in Myanmar che, tra l’altro, condanna con la massima fermezza tutte le violazioni e gli abusi dei diritti umani contro i civili, compresi i rohingya e altre minoranze, prima e dopo la dichiarazione ingiustificata dello stato di emergenza il 1° febbraio 2021 e invita le forze armate e di sicurezza del Myanmar a rispettare le norme, la volontà e le aspirazioni democratiche del popolo, a porre fine alla violenza e a rispettare pienamente i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto e, infine, a dichiarare la cessazione dello stato di emergenza;

la Commissione europea, dal colpo di Stato ad oggi, ha adottato una serie di misure restrittive nei confronti di 99 soggetti e 19 entità, soggette al congelamento dei beni, al divieto di viaggio, di entrata e di transito nel territorio UE e il divieto di qualunque forma di finanziamento o sostegno in favore dei destinatari di tali misure. Analogamente, ha disposto l’embargo su armi, e attrezzature, su beni a duplice uso destinati all’esercito e alla polizia di frontiera, il divieto di addestramento militare e cooperazione con l’esercito birmano e le restrizioni all’esportazione di attrezzature per il monitoraggio delle comunicazioni, che potrebbero essere utilizzate a fini di repressione interna;

considerato che:

la nuova fase che sembra aprirsi in Myanmar, grazie alla sistematica e totale resilienza del popolo e dei suoi rappresentanti, esige che la comunità internazionale sia al fianco del popolo mentre pone le basi di una democrazia federale e inclusiva, pagata a caro prezzo, che comprende l’esclusione dei militari dal potere politico;

l’intera regione asiatica (ASEAN), nel contesto che vede la presenza della Cina, dell’India, dell’Indo-Pacifico, del Giappone, ha bisogno di stabilità e in tal senso Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna hanno ripetutamente manifestato la volontà di promuovere la soluzione democratica della crisi in Myanmar;

il recente evento “Rebuilding democracy in post-coup Myanmar”, promosso il 1° febbraio 2024 al Parlamento europeo da IPE (Irrawaddy policy exchange), concluso da Romano Prodi, ha messo in luce la necessità di iniziative politiche internazionali urgenti, adeguate alle sfide dell’attuale situazione in Myanmar;

il Ministro degli esteri della Thailandia Parupree Bahidha Nukara, nel recente 24° incontro ministeriale ASEAN-UE a Bruxelles, ha chiesto sostegno all’Unione europea per affrontare la crisi del Myanmar, per mettere in campo iniziative umanitarie, sostenendo che l’ASEAN e la UE possano lavorare insieme per creare cambiamenti;

la drammatica situazione dei rohingya, che sta a cuore all’intera comunità internazionale, può trovare soluzione in un Myanmar democratico, federale, stabile e inclusivo, come è dimostrato dalla presenza di un rappresentante dei rohingya nel NUG;

l’approccio non violento della popolazione del Myanmar sollecita tutte le energie religiose e spirituali del Paese a favorire su basi democratiche, nel rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa, un processo di riconciliazione e di pace, al quale non può essere estranea la comunità internazionale, come anche sostenuto in ripetuti appelli da papa Francesco;

occorre affrontare al più presto la crisi umanitaria, ponendo fine alle sofferenze intollerabili della popolazione, in particolar modo dei bambini, degli anziani, delle donne, sfollati nella giungla o rifugiati nei Paesi vicini, anche con aiuti umanitari transfrontalieri, non sotto il controllo dei militari;

considerato, inoltre, che:

il Parlamento italiano in questi ultimi due decenni ha seguito con partecipazione l’intera situazione del Myanmar nel suo cammino verso la democrazia, ha dato vita all’Associazione parlamentari amici della Birmania, ricostituita nella presente Legislatura, ha ospitato in un evento parlamentare nel 2017 Aung San Suu Kyi, ha inviato una delegazione parlamentare in Myanmar, guidata dal sen. Pierferdinando Casini nel settembre 2016, e dialoga con associazioni, università, organizzazioni della società civile italiana che alimentano un grande e diffuso rapporto di amicizia e cooperazione con il Myanmar;

i membri della Camera dei rappresentanti negli USA hanno lanciato il primo caucus bipartisan sulla Birmania, costituito da almeno una trentina di parlamentari, per fare pressione sull’amministrazione statunitense affinché agisca sulla crisi del Paese del Sud-Est asiatico, dopo l’emanazione del “Burma act” in data 23 dicembre 2022,

impegna il Governo:

1) ad adoperarsi in occasione del prossimo G7 a guida italiana perché si raggiunga la cessazione della violenza in Myanmar, la liberazione di tutti i prigionieri politici, di Aung San Suu Kyi e del presidente Win Myint, nonché il pieno ripristino della democrazia;

2) a promuovere in sede UE una strategia nuova, più attiva ed efficace, per la transizione democratica in Myanmar anche sostenendo politicamente e finanziariamente i programmi del NUG, del Movimento di disobbedienza civile e sindacale e delle organizzazioni del Consiglio consultivo nazionale unitario;

3) a sostenere in sede ONU la scelta di un inviato speciale per il Myanmar autorevole e dotato di poteri effettivi;

4) ad adoperarsi nelle sedi internazionali al fine di sostenere il riconoscimento presso la comunità internazionale del Governo di unità nazionale;

5) a sostenere le iniziative di cooperazione e sostegno delle istituzioni italiane, delle città, delle università e della società civile per il Myanmar. Pubblicato il 21 febbraio 2024, nella seduta n. 161

ZAMPA, CASINI, CAMUSSO, ALFIERI, DELRIO, SENSI, D'ELIA, ROJC, LA MARCA, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, VERDUCCI, TAJANI, FURLAN, RANDO, ROSSOMANDO, GIACOBBE, MARTELLA, VALENTE, MANCA, MALPEZZI, VERINI
Il Senato,

premesso che:

il 1° febbraio 2021 il colpo di Stato dei militari in Myanmar ha interrotto la transizione del Paese verso la democrazia con la guida di Aung San Suu Kyi, dopo le elezioni democratiche, come riconosciuto dagli osservatori internazionali, dell’8 novembre 2020 che avevano sancito la vittoria schiacciante con l’86 per cento delle preferenze dell’NLD, il partito di Aung San Suu Kyi;

la popolazione del Myanmar ha reagito manifestando pacificamente la sua opposizione e dando vita a organismi rappresentativi: CRPH (Committee representing Pyidaungsu Hluttaw), NUG (National unity government), NUCC (National unity consultative council), riuscendo così ad impedire, nei tre anni di resistenza, alla giunta illegale del Myanmar di prendere il controllo del Paese;

il regime ha imprigionato da subito la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente U Win Myint e numerosi leader democratici; ha colpito la popolazione civile con migliaia di arresti, incarcerazioni, condanne a morte, processi farsa, violenze, stupri, torture, bombardamenti su villaggi, ospedali, chiese, scuole, musei e siti archeologici, violando sistematicamente i diritti umani; inoltre, secondo una nuova analisi satellitare, il Myanmar avrebbe intrapreso un programma di espansione delle carceri su larga scala;

il Myanmar è precipitato in una drammatica crisi umanitaria, i militari hanno impedito l’accesso agli aiuti, come già avvenuto al tempo del ciclone Nargis, causando il tracollo economico e l’isolamento del Paese dal contesto internazionale, il venir meno dei servizi educativi e sanitari e il conseguente abbandono dell’istruzione e delle università, controllate dai militari, da parte degli studenti e dei docenti;

nell’opposizione al regime si è determinato un processo di unità di tutte le forze democratiche, tra gli organismi rappresentativi del popolo e i gruppi etnici, anche armati, che ha dato vita anche a gruppi di difesa del popolo, il PDF (People defence force), e ha consentito la progressiva liberazione di gran parte del territorio del Paese, 36 città e circa il 65 per cento del territorio, specialmente nelle zone rurali e di confine, avviando una prima amministrazione civile;

le donne sono parte attiva della resistenza in Myanmar, dell’organizzazione sociale nei territori liberati, nell’aiuto volontario alla popolazione, nonché nella partecipazione ai gruppi armati;

a tre anni di distanza la resistenza della “Spring revolution” continua, i militari perdono presidi, migliaia di soldati si arrendono, il vertice militare è in difficoltà e diviso, e, dunque, sembra essersi aperta una nuova fase;

la comunità internazionale ha osservato e seguito in questi anni la situazione, non riconoscendo legittimità al regime militare e procedendo con sanzioni significative, ha sostenuto l’iniziativa dell’ASEAN che con il consenso in 5 punti, sempre respinto dai militari del Myanmar, tentava di contribuire alla soluzione della crisi del Paese;

il Consiglio di sicurezza ONU ha approvato il 21 dicembre 2022 la risoluzione 2669, che chiede, tra l’altro, la cessazione immediata di tutte le forme di violenza, la liberazione di tutti i prigionieri politici arbitrariamente in carcere, a partire dal presidente Win Myint e la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, ribadendo l’appello a sostenere le istituzioni e i processi democratici e a perseguire il dialogo costruttivo e la riconciliazione secondo la volontà e gli interessi del popolo;

l’Assemblea generale ONU ha adottato l’8 novembre 2023 una risoluzione sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e delle altre minoranze in Myanmar che, tra l’altro, condanna con la massima fermezza tutte le violazioni e gli abusi dei diritti umani contro i civili, compresi i rohingya e altre minoranze, prima e dopo la dichiarazione ingiustificata dello stato di emergenza il 1° febbraio 2021 e invita le forze armate e di sicurezza del Myanmar a rispettare le norme, la volontà e le aspirazioni democratiche del popolo, a porre fine alla violenza e a rispettare pienamente i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto e, infine, a dichiarare la cessazione dello stato di emergenza;

la Commissione europea, dal colpo di Stato ad oggi, ha adottato una serie di misure restrittive nei confronti di 99 soggetti e 19 entità, soggette al congelamento dei beni, al divieto di viaggio, di entrata e di transito nel territorio UE e il divieto di qualunque forma di finanziamento o sostegno in favore dei destinatari di tali misure. Analogamente, ha disposto l’embargo su armi, e attrezzature, su beni a duplice uso destinati all’esercito e alla polizia di frontiera, il divieto di addestramento militare e cooperazione con l’esercito birmano e le restrizioni all’esportazione di attrezzature per il monitoraggio delle comunicazioni, che potrebbero essere utilizzate a fini di repressione interna;

considerato che:

la nuova fase che sembra aprirsi in Myanmar, grazie alla sistematica e totale resilienza del popolo e dei suoi rappresentanti, esige che la comunità internazionale sia al fianco del popolo mentre pone le basi di una democrazia federale e inclusiva, pagata a caro prezzo, che comprende l’esclusione dei militari dal potere politico;

l’intera regione asiatica (ASEAN), nel contesto che vede la presenza della Cina, dell’India, dell’Indo-Pacifico, del Giappone, ha bisogno di stabilità e in tal senso Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna hanno ripetutamente manifestato la volontà di promuovere la soluzione democratica della crisi in Myanmar;

il recente evento “Rebuilding democracy in post-coup Myanmar”, promosso il 1° febbraio 2024 al Parlamento europeo da IPE (Irrawaddy policy exchange), concluso da Romano Prodi, ha messo in luce la necessità di iniziative politiche internazionali urgenti, adeguate alle sfide dell’attuale situazione in Myanmar;

il Ministro degli esteri della Thailandia Parupree Bahidha Nukara, nel recente 24° incontro ministeriale ASEAN-UE a Bruxelles, ha chiesto sostegno all’Unione europea per affrontare la crisi del Myanmar, per mettere in campo iniziative umanitarie, sostenendo che l’ASEAN e la UE possano lavorare insieme per creare cambiamenti;

la drammatica situazione dei rohingya, che sta a cuore all’intera comunità internazionale, può trovare soluzione in un Myanmar democratico, federale, stabile e inclusivo, come è dimostrato dalla presenza di un rappresentante dei rohingya nel NUG;

l’approccio non violento della popolazione del Myanmar sollecita tutte le energie religiose e spirituali del Paese a favorire su basi democratiche, nel rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa, un processo di riconciliazione e di pace, al quale non può essere estranea la comunità internazionale, come anche sostenuto in ripetuti appelli da papa Francesco;

occorre affrontare al più presto la crisi umanitaria, ponendo fine alle sofferenze intollerabili della popolazione, in particolar modo dei bambini, degli anziani, delle donne, sfollati nella giungla o rifugiati nei Paesi vicini, anche con aiuti umanitari transfrontalieri, non sotto il controllo dei militari;

considerato, inoltre, che:

il Parlamento italiano in questi ultimi due decenni ha seguito con partecipazione l’intera situazione del Myanmar nel suo cammino verso la democrazia, ha dato vita all’Associazione parlamentari amici della Birmania, ricostituita nella presente Legislatura, ha ospitato in un evento parlamentare nel 2017 Aung San Suu Kyi, ha inviato una delegazione parlamentare in Myanmar, guidata dal sen. Pierferdinando Casini nel settembre 2016, e dialoga con associazioni, università, organizzazioni della società civile italiana che alimentano un grande e diffuso rapporto di amicizia e cooperazione con il Myanmar;

i membri della Camera dei rappresentanti negli USA hanno lanciato il primo caucus bipartisan sulla Birmania, costituito da almeno una trentina di parlamentari, per fare pressione sull’amministrazione statunitense affinché agisca sulla crisi del Paese del Sud-Est asiatico, dopo l’emanazione del “Burma act” in data 23 dicembre 2022,

impegna il Governo:

1) ad adoperarsi in occasione del prossimo G7 a guida italiana perché si raggiunga la cessazione della violenza in Myanmar, la liberazione di tutti i prigionieri politici, di Aung San Suu Kyi e del presidente Win Myint, nonché il pieno ripristino della democrazia;

2) a promuovere in sede UE una strategia nuova, più attiva ed efficace, per la transizione democratica in Myanmar anche sostenendo politicamente e finanziariamente i programmi del NUG, del Movimento di disobbedienza civile e sindacale e delle organizzazioni del Consiglio consultivo nazionale unitario;

3) a sostenere in sede ONU la scelta di un inviato speciale per il Myanmar autorevole e dotato di poteri effettivi;

4) ad adoperarsi nelle sedi internazionali al fine di sostenere il riconoscimento presso la comunità internazionale del Governo di unità nazionale;

5) a sostenere le iniziative di cooperazione e sostegno delle istituzioni italiane, delle città, delle università e della società civile per il Myanmar.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 2-00015 Pubblicato il 20 febbraio 2024, nella seduta n. 160 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:

il 16 febbraio 2024 il dissidente russo Alexei Navalny, recluso in una colonia penale della regione artica, è stato dichiarato morto dal servizio penitenziario federale. La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo, dal momento che Navalny era considerato il principale oppositore politico di Vladimir Putin;

manifestazioni di cordoglio e di protesta per la morte di Navalny si sono tenute in tutto il mondo nelle ore e nei giorni successivi al suo decesso;

il 18 febbraio a Milano una dozzina di aderenti e simpatizzanti dell’associazione “Annaviva” si sono dati appuntamento, mediante il social network “Facebook”, presso i giardini dedicati ad Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa in circostanze misteriose a Mosca nel 2006, per rendere omaggio a Navalny, restando in silenzio in prossimità della targa dedicata a Politkovskaja;

arrivati sul luogo, sono stati avvicinati da tre persone in borghese, già presenti nei giardini e seduti su una panchina adiacente, che hanno richiesto ai convenuti i documenti e l’indirizzo di residenza, qualificandosi come agenti della DIGOS;

gli aderenti all’associazione si sono limitati, secondo quanto ricostruito da una dei partecipanti alla testata on line “Fanpage”, a portare fiori e a lasciare due foto e non hanno opposto alcuna resistenza alla richiesta delle generalità;

inoltre, durante una breve intervista che una degli esponenti dell’associazione stava rilasciando a un giornalista presente all’iniziativa, uno degli agenti era vicino all’intervistata e ascoltava con attenzione le sue parole;

considerato che, secondo quanto riportato dall’agenzia AGI e da altre agenzie il 19 febbraio 2024, il Ministro in indirizzo ha dichiarato: "L'identificazione delle persone è un'operazione che si fa normalmente nei dispositivi di sicurezza per il controllo del territorio. Mi è stato riferito che il personale che aveva operato non avesse piena consapevolezza (...) È capitato anche a me nella vita di essere identificato, non credo che sia un dato che comprime una qualche libertà personale";

considerato inoltre che il 16 febbraio scorso, la Presidente del Consiglio dei ministri ha rilasciato una dichiarazione, pubblicata sul sito del Governo, in cui definisce la morte di Alexei Navalny un “inquietante evento”,

si chiede di sapere:

quali istruzioni abbiano avuto gli agenti da parte dei loro superiori in ordine al raduno e in base a quali valutazioni gli agenti abbiano ritenuto di procedere all’identificazione di coloro che rendevano omaggio a Navalny, considerato che non era stato posto in essere alcun atto contra legem, che le persone che si erano radunate per la commemorazione erano in un numero esiguo, che la stessa si è svolta in assoluta tranquillità, nonché il fatto, come affermato dallo stesso Ministro, che non ne avessero “piena consapevolezza”;

se il Ministro in indirizzo non ritenga di fare luce su questo episodio, tanto più grave in quanto avvenuto in occasione della commemorazione di un uomo la cui morte ha colpito il mondo intero, determinando manifestazioni di solidarietà, cordoglio e indignazione a livello internazionale.
5) a sostenere le iniziative di cooperazione e sostegno delle istituzioni italiane, delle città, delle università e della società civile per il Myanmar.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00954 Pubblicato il 13 febbraio 2024, nella seduta n. 157 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro della giustizia. -
Premesso che:

un video del 3 aprile 2023, registrato dalle telecamere di sicurezza interne della Casa circondariale e di reclusione di Reggio Emilia, confluito agli atti dell'inchiesta chiusa dalla procura di Reggio Emilia a carico di dieci agenti della Polizia penitenziaria, accusati, a vario titolo, di tortura, lesioni e falso, documenta un brutale pestaggio subito da un detenuto tunisino di 44 anni;

nelle immagini si vede il detenuto incappucciato con una federa, messo pancia a terra con uno sgambetto e poi preso a pugni sul volto e sul costato, calpestato con gli scarponi, trattenuto alcuni minuti per braccia e gambe dagli agenti della Polizia penitenziaria. Le immagini mostrano, inoltre, come successivamente, denudato e sollevato di peso e sempre col cappuccio in testa, il detenuto venga trascinato in cella dove, nuovamente picchiato, è stato lasciato completamente nudo dalla cintola in giù per oltre un'ora, malgrado nel frattempo si fosse ferito e sanguinasse;

il filmato mostra quasi dieci minuti del pestaggio, che avviene prima nel corridoio fuori dalla stanza del direttore, poi sulla porta della cella che finisce allagata del sangue della vittima;

secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, nonostante le richieste di aiuto, il detenuto sarebbe rimasto nella cella per oltre un’ora, prima di ricevere i soccorsi;

a seguito della denuncia della vittima e dell’apertura di un fascicolo presso la procura di Reggio Emilia, il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci agenti di Polizia penitenziaria accusati, a vario titolo, di tortura, lesioni e falso. Val la pena evidenziare, come a luglio, in occasione dell’adozione di dieci misure interdittive disposte dal giudice per le indagini preliminari, nell'ordinanza il comportamento degli agenti venga definito come «brutale, feroce e assolutamente sproporzionato rispetto al comportamento del detenuto»;

il detenuto, nel frattempo trasferito a Parma, ha espresso il timore di subire ritorsioni e nuove violenze a seguito della denuncia che ha portato all’apertura delle relative indagini;

il garante dei detenuti dell'Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, ha dichiarato che: "Le immagini del violento pestaggio rappresentano una pagina nera della gestione carceraria nella nostra regione. Non si può che provare un senso di ripugnanza e dolore nel vedere uomini in divisa usare metodi non solo illegali ma che tolgono ogni sembianza umana a un uomo incappucciandolo, colpendolo con pugni e calci, rendendolo totalmente vulnerabile e indifeso";

le violente immagini, acquisite dalla Procura di Reggio Emilia, testimoniano di una violenza gratuita e brutale e di una vera e propria tortura avvenuta nei confronti di una persona privata della libertà e sotto la responsabilità dello Stato;

inoltre, tali immagini e il ripetersi di episodi di violenza in diversi istituti penitenziari del nostro Paese provano, ancora una volta, l’importanza, nel rispetto della Convenzione di New York contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984, del reato di tortura, introdotto nel nostro ordinamento con la legge 14 luglio 2017, n. 110, quale presidio di legalità e rispetto dell’inviolabilità dell’incolumità fisica e della dignità umana, maggiormente in pericolo nei casi di limitazione della libertà personale,

si chiede di sapere:

quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di fare chiarezza sul gravissimo episodio di tortura avvenuto nella Casa circondariale e di reclusione di Reggio Emilia e quali iniziative necessarie ed urgenti intenda, altresì, intraprendere per garantire l’inviolabilità e l’incolumità fisica dei detenuti in tutti gli istituti penitenziari nazionali;

quali iniziative intenda adottare al fine di scongiurare eventuali ritorsioni ai danni del detenuto vittima delle violenze e degli abusi citati in premessa.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00949 Pubblicato il 13 febbraio 2024, nella seduta n. 157 - Nicola Irto cofirmatario


Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
Premesso che:

dal mese di maggio 2023 un cittadino italiano ventinovenne, Filippo Mosca, è rinchiuso in un carcere rumeno, in una cella di trenta metri quadri condivisa da ventiquattro detenuti che, come riportato da diversi organi di stampa, vivrebbero in un clima di costante tensione, tra risse, aggressioni e accoltellamenti;

Filippo Mosca, accusato di traffico internazionale di stupefacenti, è stato condannato a otto anni di reclusione, circa un mese dopo l’arresto, da scontare nel penitenziario di Porta Alba, a Costanza, noto per essere stato uno dei lager del dittatore Nicolae Ceausescu e che più volte la Corte europea per i diritti umani ha condannato a causa delle condizioni degradanti in cui si trovano costretti i reclusi;

inoltre, occorre evidenziare che, come denunciato dai legali, i primi venti giorni di detenzione sarebbero trascorsi in isolamento, in una cella piena di topi, anche all’interno del materasso, quasi senza cibo. Tali condizioni non sarebbero migliorate con la fine dell’isolamento, perché Filippo Mosca si è trovato a dividere una cella con altri ventiquattro detenuti in condizioni disumane, senza servizi igienici, senza acqua calda e finanche senza coperte in un Paese che, come noto, nella stagione invernale raggiunge temperature molto rigide, anche fino a meno dieci gradi;

più volte i legali del nostro connazionale hanno evidenziato le diverse criticità verificatesi nel corso del procedimento penale, in particolare l’utilizzo di intercettazioni non autorizzate, criticità rispetto alle quali si potrà ben adire la Corte EDU. Ma il fatto che più desta preoccupazione è senza dubbio il rigetto della richiesta di affidamento agli arresti domiciliari, nonostante la documentazione sanitaria depositata che attesta la presenza di una patologia permanente;

non solo, in maniera del tutto ingiustificabile, sempre secondo quanto denunciato dai legali di Filippo Mosca, l’amministrazione del penitenziario di Porta Alba avrebbe respinto anche la richiesta di far pervenire i medicinali necessari, sebbene l’amministrazione non ne abbia la disponibilità;

come già evidenziato, le condizioni di detenzione inumane e degradanti del predetto istituto penitenziario sono in aperto contrasto con il rispetto dei diritti umani del detenuto e di tutti gli standard richiesti dalle corti e dalla giurisprudenza europea;

da ultimo basti pensare alla Raccomandazione (UE) 2023/681 sui diritti procedurali di indagati e imputati sottoposti a custodia cautelare e sulle condizioni materiali di detenzione, che fornisce orientamenti agli Stati membri dell’Unione europea per rafforzare i diritti degli indagati e imputati soggetti a custodia cautelare, sia in relazione ai loro diritti procedurali che alle condizioni materiali di detenzione, al fine di garantire che le persone che sono private della libertà personale siano trattate con la dignità e nel rispetto dei loro diritti fondamentali,

si chiede di sapere:

quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro della giustizia intenda intraprendere presso le autorità romene, nell’ambito della cooperazione giudiziaria in materia penale, al fine di garantire prioritariamente che le condizioni di detenzione di Filippo Mosca assicurino il pieno rispetto dei diritti umani e degli standard europei in materia e se non ritenga altresì necessario e urgente, a seguito della richiesta di detenzione domiciliare avanzata dai legali, adoperarsi perché tale detenzione avvenga in Italia;

quali iniziative il Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale intenda intraprendere presso le sedi europee, affinché tutti gli Stati membri si adeguino ai principi della corti europee e alle disposizioni dell’Unione in materia di garanzia del rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00945 Pubblicato l'8 febbraio 2024, nella seduta n. 156. Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. -
Premesso che:
il comitato “Ecolabel Ecoaudit” è l'organismo competente per il rilascio dell'ecolabel europeo, disciplinato dal regolamento (CE) n. 66/2010, e per la registrazione EMAS, disciplinata dal regolamento (CE) n. 1221/2009;
l'ecolabel è un sistema volontario di etichettatura ecologica dei prodotti, che ha lo scopo di promuovere la progettazione, la produzione, la commercializzazione e l'uso di prodotti con minore impatto ambientale durante l'intero ciclo di vita dei prodotti, sulla base di criteri di valutazione dell'impatto ambientale che riguardano aspetti come il consumo di energia, l'inquinamento idrico, atmosferico, acustico e del suolo prodotti, la gestione dei rifiuti;
si tratta di un marchio di eccellenza ambientale, nel senso che facilita i consumatori a riconoscere i prodotti o i servizi che hanno un minore impatto ambientale a parità di prestazioni e qualità rispetto agli altri. L'ecolabel non è l'unico marchio ecologico esistente, ma ha i suoi punti di forza nell'essere diffuso in tutta l'Unione europea e nel fatto che il rispetto dei criteri ecologici viene attestato da organismi pubblici indipendenti;
un'azienda che si dota dell'etichettatura ecolabel costruisce la competitività ambientale dei suoi prodotti;
il comitato opera ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente 2 agosto 1995, n. 413, avvalendosi del supporto tecnico dell'ISPRA. Prevede che i membri del comitato, che è composto da rappresentanti dei Ministeri dell’ambiente e della sicurezza energetica, delle imprese e del made in Italy, della salute e dell’economia e delle finanze, restino in carica tre anni e che l'incarico possa essere rinnovato solo una volta;
il comitato attuale è scaduto da mesi e si è in attesa di nomina del nuovo. Risulta, quindi, impossibile per le imprese che hanno richiesto la certificazione conoscere l'esatta tempistica del loro rilascio;
tali ritardi sul rinnovo appaiono ancor più paradossali dal momento che il quadro delle attività 2023-2025 del comitato stesso, con lo stanziamento delle risorse, è in vigore dal 17 gennaio 2024 (approvato dal decreto ministeriale 27 dicembre 2023);
considerato che occorre provvedere tempestivamente all'emanazione del nuovo decreto ministeriale relativo alla nomina del nuovo comitato Ecolabel Ecoaudit, in considerazione anche dello stato di incertezza in cui versano le imprese che hanno intrapreso il percorso di certificazione ecolabel,
si chiede di sapere quali siano le ragioni che hanno finora impedito il tempestivo rinnovo del comitato e se il Ministro in indirizzo intenda chiarire quale sia lo stato dell'iter di emanazione del nuovo decreto ministeriale e i tempi previsti per la nomina del nuovo comitato, in considerazione anche dello stato di incertezza in cui versano le imprese che hanno intrapreso il percorso di certificazione ecolabel.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00926 Pubblicato il 6 febbraio 2024, nella seduta n. 154. Nicola Irto cofirmatario

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle imprese e del made in Italy. -
Premesso che:

Poste Italiane rappresenta 162 anni di storia italiana, ma per le sue caratteristiche è soprattutto un asset strategico del nostro presente: 120.000 dipendenti, 12.800 sportelli aperti sul territorio, 580 miliardi di risparmi degli italiani, 35 milioni di clienti;

il Consiglio dei ministri il 25 gennaio 2024, tra i punti all’ordine del giorno, ha approvato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo alla “definizione dei criteri per l’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal Ministero dell’economia e delle finanze in Poste Italiane" approvando “in esame preliminare, un provvedimento che regolamenta l’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal MEF nel capitale di Poste Italiane”;

il Ministero dell’economia attualmente detiene una quota del 29,6 per cento di Poste Italiane ed un altro 35 per cento è in capo alla Cassa depositi e prestiti;

con la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2023, approvata dal Parlamento l’11 ottobre scorso, il Governo ha previsto ingenti proventi da nuove dismissioni di partecipate pubbliche, prevedendo un possibile introito nelle casse dello Stato pari a circa 21 miliardi nell’arco del triennio 2024-2026, corrispondente all’1 per cento del PIL. Il Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, in occasione della conferenza stampa, ha affermato che “la dismissione di partecipazioni societarie pubbliche, rispetto alle quali esistono impegni nei confronti della Commissione europea legati alla disciplina degli aiuti di Stato, oppure la cui quota di possesso del settore pubblico eccede quella necessaria a mantenere un'opportuna coerenza e unitarietà di indirizzo strategico”;

del Piano di cessione delle partecipazioni pubbliche detenute in società quotate ne aveva parlato il ministro Giorgetti e anche, più di recente, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione delle Comunicazioni in Aula alla Camera prima del Consiglio europeo del 14-15 dicembre scorsi. La Presidente del Consiglio era intervenuta sul tema privatizzazioni, affermando di aver messo in campo una guida virtuosa ed elencando tra le ragioni a supporto anche il fatto di aver “avviato un importante piano di privatizzazioni che non diventeranno con questo governo delle svendite”, facendo esplicito riferimento al caso di Poste Italiane;

la dichiarazione della Presidente del Consiglio dei ministri ha suscitato grande preoccupazione tra i sindacati, le lavoratrici ed i lavoratori, anche perché, durante l'incontro svoltosi il 12 dicembre 2023 nella sede centrale di Poste Italiane tra il Ministro dell'economia Giorgetti, il consiglio di amministrazione di Poste Italiane, il management e alcune centinaia di persone, le organizzazioni sindacali, che rappresentano 120.000 lavoratrici e lavoratori, non hanno potuto né partecipare né conoscere le linee guida del piano industriale di Poste Italiane che, a quanto risulta da notizie di stampa, è poi stato rinviato a marzo 2024;

durante la seduta di question time del 31 gennaio 2024 alla Camera, il ministro Giorgetti ha parlato, a proposito del piano di privatizzazione di una parte di quote di Poste, di una partecipazione pubblica che si potrebbe ridurre al 35 per cento. Appena pochi giorni prima il ministro Urso aveva invece parlato di una riduzione fino al 51 per cento,

si chiede di sapere:

se il Governo, ed in particolare i Ministri in indirizzo, abbiano chiaro l’obiettivo della svendita di quote di Poste Italiane e quale sia la percentuale delle quote di partecipazione pubblica che intendano mettere sul mercato;

se il piano studiato dal Governo tenga conto delle conseguenze che deriverebbero dalla cessione di quote di un’azienda pubblica dell’importanza di Poste Italiane;

quali conseguenze ne deriveranno nei termini delle garanzie sociali, della salvaguardia occupazionale e dello sviluppo aziendale;

quali conseguenze rischiano di verificarsi sulla rete territoriale di Poste, sulla sicurezza dei lavoratori e degli utenti e sul piano dell’infrastruttura digitale.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 2-00014 Pubblicato il 6 febbraio 2024, nella seduta n. 154. Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -
Premesso che:

dal 1° gennaio 2024, l'assegno di inclusione ha sostituito il reddito di cittadinanza, abrogato dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per il 2023), “quale misura nazionale di contrasto alla povertà, alla fragilità e all'esclusione sociale delle fasce deboli attraverso percorsi di inserimento sociale, nonché di formazione, di lavoro e di politica attiva del lavoro”;

contrariamente alla definizione usata a giudizio degli interpellanti in modo assolutamente strumentale e propagandistico, la nuova misura non ha nulla di “inclusivo”, ma comporta l’esclusione di ben 557.000 nuclei familiari dalla possibilità di ricevere un sostegno economico a fronte dei 1.690.000 nuclei beneficiari del reddito di cittadinanza;

già nel 2023, quando il decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 (detto “decreto lavoro”), che istituì l’assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro, fu esaminato dal Parlamento, fu immediatamente chiaro, e denunciato con forza dalla maggior parte dei soggetti auditi e da tutti i Gruppi di opposizione, come con questo provvedimento si sarebbe passati da una misura universale di contrasto alla povertà a una misura “categoriale”, che afferma di voler dividere i poveri tra “occupabili” e “non occupabili”, ma che in realtà divide i poveri tra persone che vivono in famiglie con disabili, minorenni o ultrasessantenni e persone che vivono in famiglie che non hanno al proprio interno questi soggetti, che lega l’occupabilità di una persona alla sua età anagrafica in modo a giudizio degli interpellanti assolutamente insensato e che introduce un aiuto “a tempo” per gli “occupabili” lasciandoli poi al loro destino;

l’articolo 2, comma 2, del citato decreto-legge stabilisce che, per ottenere l’assegno di inclusione, i nuclei familiari devono risultare, al momento della presentazione della richiesta e per tutta la durata dell'erogazione del beneficio, in possesso, fra gli altri requisiti, di un valore dell'indicatore di situazione economica equivalente (ISEE) in corso di validità, non superiore a 9.360 euro;

inoltre, ai sensi dell’articolo 2 del decreto ministeriale 8 agosto 2023 che ha disciplinato il supporto per la formazione e il lavoro (SFL) “Possono chiedere di accedere al SFL singoli componenti dei nuclei familiari, di età compresa tra i 18 e 59 anni, con un valore dell'ISEE familiare, in corso di validità, non superiore a euro 6.000 annui, che non hanno i requisiti per accedere all'assegno di inclusione”;

molti di coloro che hanno perso il lavoro e sono senza reddito sono “associati” ai genitori che, nella maggior parte dei casi, hanno una pensione e spesso una casa di proprietà, fattori che portano facilmente l’ISEE al di sopra delle suddette cifre;

decorso un mese dall’applicazione delle disposizioni sull'assegno di inclusione e sul supporto per la formazione e il lavoro, i fatti stanno rendendo tragicamente evidente quanto denunciato, in modo vano, nell’ultimo anno;

è del 22 gennaio scorso, la notizia (riportata da più quotidiani, tra cui “La Stampa”) di aggressioni, verificatesi in molti paesi e città in diverse regioni, ai danni del personale dei centri di assistenza fiscale a causa della disperazione, dello sconcerto e della rabbia di coloro che scoprono di non avere più diritto ad alcun sostegno economico a causa del cambiamento delle regole;

in alcune sedi dei CAF sono stati rivisti i turni in modo che nessun addetto resti solo o che ci sia una sorveglianza a tutela dei lavoratori;

le segnalazioni di aggressioni ai danni degli lavoratori dei CAF, sempre più frequenti e mai così frequenti, come affermato dagli stessi responsabili dei centri, rendono evidente come ci sia una questione sociale che sta diventando sempre più drammatica a causa del peggioramento delle condizioni economiche di migliaia di persone, costrette a dipendere dai loro genitori, e come l’umiliazione e lo sconforto si siano, in alcuni casi, drammaticamente trasformati in rabbia ai danni di coloro che svolgono il proprio lavoro in quelli che sono diventati veri e propri “avamposti”;

a giudizio degli interpellanti la logica ottusamente punitiva delle nuove misure non contrasta certamente la povertà, ma i poveri hanno la “colpa” di essere poveri e sono destinati a restare tali, mentre l’indifferenza del Governo diventa un problema di allarme sociale e di sicurezza ai danni di persone che svolgono il proprio lavoro;

sempre a giudizio degli interpellanti tutto ciò è a desolante conferma che l’atteggiamento della maggioranza in Parlamento di arrogante chiusura a ogni tentativo di miglioramento, e contrassegnato da fretta e da pressapochismo, ha portato a risultati che hanno svelato la triste realtà dei fatti,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di correggere le suddette norme per assicurare, questa volta davvero, sostegno economico, inclusione sociale e rispetto della dignità alle fasce più deboli della popolazione, misure finora solo annunciate, ma mai attuate o attuate così malamente da aver creato la penosa situazione descritta.

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