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Con diversi esponenti del Pd, il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi, ha visitato a Polistena uno dei terreni confiscati gestiti dalla cooperativa sociale Valle del Marro e di recente colpito da atti intimidatori. La delegazione è stata accolta da don Pino De Masi di Libera e dai dipendenti della cooperativa. Accompagnato dal segretario del Pd della provincia di Reggio Calabria, Peppe Panetta, da dirigenti, segretari di circolo e iscritti al Partito democratico, Irto ha incontrato i lavoratori della cooperativa Valle del Marro per esprimere loro solidarietà, vicinanza e l’impegno fisso del Pd Calabria nei confronti questo presidio di legalità e sviluppo sociale che da oltre vent’anni opera nel territorio.
Peraltro, il parlamentare ha già presentato con il Gruppo Pd del Senato un’interrogazione al ministro dell’Interno per chiedere tutele e protezione rafforzata per la cooperativa, vittima di continui incendi e danneggiamenti. Anche durante la visita a Polistena, il Pd Calabria ha manifestato “ferma condanna verso gli atti criminosi”. “Colpire Valle del Marro significa colpire la Calabria migliore, quella che sceglie Stato, diritti e riscatto”, ha dichiarato Irto, il quale ha ribadito l’“assoluto e costante sostegno del partito”.
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“Con l’accordo sulla riforma della politica di coesione europea, il governo Meloni, sotto la regia del Commissario Fitto, sta compiendo un atto imperdonabile: accetta che si spostino sul riarmo le risorse destinate allo sviluppo del Sud. È un disegno scellerato, che tradisce lo spirito della coesione e condanna a un futuro buio e brutto regioni in difficoltà come la Calabria”.
È l’allarme del Pd Calabria, che poi attacca: “Ancora più grave è il silenzio assordante del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha tenuto la bocca chiusa su questa manovra europea che rischia di privare la Calabria di fondi vitali per la sanità, la scuola, il sostegno alle imprese e l’infrastruttura idrica. Nessun esponente della sua maggioranza ha finora preso posizione, il vuoto è totale”.
“La politica di coesione – spiega Nicola Irto, senatore e segretario regionale del Pd – nasce per ridurre i divari territoriali, non certo per pagare il riarmo o finanziare ponti, come quello sullo Stretto, dichiarati strategici a uso militare. In Calabria abbiamo dighe bloccate da trent’anni, ospedali cadenti, aree industriali abbandonate, giovani che scappano e non tornano più. Non si possono ignorare queste emergenze. Chi oggi tace, si rende complice – conclude Irto – di un tradimento della nostra gente e della nostra terra che non verrà dimenticato”.
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Il senatore Nicola Irto ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri per gli Affari europei e il Pnrr, dell’Economia e delle Finanze e per gli Affari regionali e le Autonomie, cui ha chiesto chiarimenti e un’assunzione di responsabilità da parte dell’intero governo Meloni sulla proposta di riforma delle politiche di coesione per il ciclo 2028-2035. Secondo indiscrezioni e bozze interne della Commissione europea, la riforma in predicato prevederebbe l’abolizione dei Programmi operativi regionali, la scomparsa delle attuali classificazioni territoriali e la centralizzazione dei fondi in un unico Piano nazionale. Le Regioni perderebbero ogni autonomia nella programmazione e nell’utilizzo delle risorse europee, mentre il governo centrale avrebbe il potere esclusivo di decidere dove e come allocare i fondi.
“Sarebbe una svolta pericolosa – dichiara Irto – che mette a rischio il principio stesso della coesione territoriale. Le Regioni del Sud, a partire dalla Calabria, rischiano di essere escluse da ogni leva strutturale di sviluppo. Con la prevista centralizzazione e senza equità nella ripartizione dei fondi europei, interi territori potrebbero sprofondare nella crisi economica e sociale”. Il senatore dem denuncia il “colpevole silenzio del governo delle destre” e chiede che l’Italia si opponga con forza in sede europea a una riforma che penalizzerebbe soprattutto il Sud. “Se Meloni e i suoi ministri continueranno a tacere, il Mezzogiorno – conclude Irto – seguiterà a spopolarsi e a perdere la speranza”.
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Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:
in località Baronello, frazione di Castellace, nel comune di Oppido Mamertina (Reggio Calabria) sorge un uliveto di circa 11 ettari confiscato alla criminalità organizzata e affidato alla gestione di una cooperativa sociale impegnata nel riutilizzo a fini produttivi e sociali dei beni sottratti alla mafia;
l’uliveto, simbolo di legalità e riscatto, è da anni oggetto di gravi atti intimidatori e vandalici: nel 2011 un incendio doloso ha infatti distrutto 500 ulivi secolari, vanificando 5 anni di lavoro di recupero del fondo agricolo; nel 2012 un secondo incendio ha distrutto un escavatore confiscato e assegnato alla cooperativa per i lavori di espianto degli alberi danneggiati; e nel 2015, sono stati abbattuti 96 alberelli dei 1.200 che la cooperativa aveva messo a dimora nel 2013;
in data 11 luglio 2025, un nuovo incendio doloso ha devastato circa 830 alberi distribuiti su quasi 4 ettari, distruggendo la parte più produttiva del fondo, causando un danno economico diretto di circa 30.000 euro, con una perdita di oltre 20.000 chilogrammi di olive, e un danno indiretto di ulteriori 18.000 euro, legato alla perdita di produttività dei prossimi 3 anni e ai costi di ripristino;
nelle ultime settimane, sono stati diversi i fenomeni intimidatori a danno di cooperative agricole che gestiscono beni confiscati alla criminalità organizzata;
nella notte tra il 6 e il 7 luglio, presso la cooperativa “Beppe Montana - Libera terra”, situata nel comune di Lentini (Siracusa), ignoti hanno dato fuoco a una pala meccanica e danneggiato un sistema di irrigazione in piena stagione produttiva, colpendo duramente l’attività agricola e la tenuta economica della cooperativa;
nei giorni precedenti, a Gioia Tauro (Reggio Calabria), sono stati distrutti numerosi alberelli di ulivo piantati dalla cooperativa “Valle del Marro - Libera terra”, altro presidio attivo nel riutilizzo sociale dei beni confiscati e nella promozione della legalità nel territorio calabrese;
solo pochi mesi fa un altro episodio criminoso è avvenuto all’interno dei terreni confiscati assegnati al villaggio della legalità di “Libera” a Borgo Sabotino (Latina) e analoghi episodi hanno riguardato in passato la cooperativa “Libera masseria” di Cisliano (Milano), un complesso immobiliare confiscato alla famiglia della ‘ndrangheta Valle-Lampada;
considerato inoltre che:
tali atti non rappresentano semplici episodi vandalici, ma costituiscono azioni intimidatorie sistematiche, che inquietano in quanto rivolte a realtà che rappresentano un’alternativa concreta al potere delle organizzazioni criminali;
spesso si tratta di cooperative gestite da giovani che con coraggio scelgono di restare in quei territori e che non solo generano lavoro vero e legale, rafforzando l’inclusione sociale, ma incarnano una visione di sviluppo fondata su legalità, sostenibilità e giustizia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se non ritenga opportuno intervenire al fine di assicurare che i beni confiscati risultino reali strumenti di riscatto e sviluppo dei territori, senza che sia lasciato spazio ai tentativi di intimidazione e sabotaggio da parte delle organizzazioni mafiose;
quali iniziative urgenti intenda adottare, al fine di garantire piena sicurezza e tutela alle cooperative impegnate nel riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, a partire dalle cooperative interessate dai recenti episodi intimidatori;
se abbia intenzione di attivare con urgenza un tavolo interministeriale che coinvolga le realtà del terzo settore, le prefetture e le forze dell’ordine al fine di un monitoraggio sistematico delle condizioni dei beni confiscati e delle cooperative affidatarie;
se non ritenga opportuno potenziare i fondi e gli strumenti di sostegno, anche economico e assicurativo, per garantire la continuità operativa delle cooperative danneggiate dalle azioni criminali.
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“È gravissimo che migliaia di cittadini debbano essere costretti a viaggiare in piena estate in condizioni di disagio estremo e senza forme di ristoro o di tutela. I lavori sulla rete ferroviaria vanno fatti, ma non possono ricadere per intero sulle spalle dei passeggeri”. Lo dichiara il senatore del Pd Nicola Irto, a Palazzo Madama componente della commissione Lavori pubblici, a proposito delle notizie sui previsti allungamenti dei tempi di percorrenza per diverse tratte ferroviarie.
“A cavallo di Ferragosto – denuncia Irto – sono previsti, per quanto riportato dalla stampa, viaggi da incubo, con ritardi anche di 100 minuti sulla Roma-Milano, fino a 90 minuti sulla Milano-Venezia, fino a 60 minuti sulla Milano-Bologna e a 40 minuti sulla Firenze-Roma. Non vi sarebbe, poi, alcuna riduzione del costo dei biglietti. Verrebbero colpiti soprattutto turisti, lavoratori e pendolari del Sud, già penalizzati riguardo al trasporto ferroviario”.
“Serve subito – precisa Irto – un fondo nazionale e un tavolo interistituzionale con Mef, Mit, Regioni e Ferrovie dello Stato. Il governo smetta di trattare i passeggeri come effetti collaterali del Pnrr. Siamo ancora una volta – conclude – davanti all’inadeguatezza del ministro Salvini, che non può più restare immobile”.





