Nicola Irto - Interrogazioni

Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:
in località Baronello, frazione di Castellace, nel comune di Oppido Mamertina (Reggio Calabria), sorge un uliveto di circa 11 ettari confiscato alla criminalità organizzata e affidato alla gestione della cooperativa sociale “Valle del Marro - Libera terra” impegnata nel riutilizzo a fini produttivi e sociali dei beni sottratti alla mafia;
l’uliveto, simbolo di legalità e riscatto, è da anni oggetto di gravi atti intimidatori e vandalici: nel 2011 un incendio doloso ha infatti distrutto 500 ulivi secolari, vanificando 5 anni di lavoro di recupero del fondo agricolo; nel 2012 un secondo incendio ha distrutto un escavatore confiscato e assegnato alla cooperativa per i lavori di espianto degli alberi danneggiati; e nel 2015, sono stati abbattuti 96 alberelli dei 1.200 che la cooperativa aveva messo a dimora nel 2013;
in data 11 luglio 2025, un nuovo incendio doloso ha devastato circa 830 alberi distribuiti su quasi 4 ettari, distruggendo la parte più produttiva del fondo, causando un danno economico diretto di circa 30.000 euro, con una perdita di oltre 20.000 chilogrammi di olive, e un danno indiretto di ulteriori 18.000 euro, legato alla perdita di produttività dei prossimi 3 anni e ai costi di ripristino;
sempre in territorio calabrese, a Gioia Tauro (Reggio Calabria), la stessa cooperativa ha denunciato, in data 15 maggio 2025, furti e sabotaggi agli impianti di irrigazione di due terreni confiscati, coltivati a clementine e a kiwi, nonché, in data 17 giugno, l’incendio in località Pontevecchio di un campo di grano duro di 5,5 ettari;
nelle ultime settimane, sono stati diversi i fenomeni intimidatori a danno di cooperative agricole che gestiscono beni confiscati alla criminalità organizzata anche in altre regioni;
presso la cooperativa “Beppe Montana - Libera terra”, nel comune di Lentini (Siracusa), in data 8 luglio, ignoti hanno dato fuoco ad un appezzamento di grano duro biologico di 20 ettari in località Cuccumella, colpendo duramente l’attività agricola e la tenuta economica della cooperativa;
il 3 giugno, la stessa cooperativa ha denunciato il danneggiamento del cancello d’ingresso e il furto dal centro congressi di diverse attrezzature e il 24 giugno, presso uno degli appezzamenti di agrumeto confiscati e gestiti dalla cooperativa a Ramacca (Catania), sono stati rubati quadretti, pompe e valvole necessari al funzionamento del sistema di irrigazione;
solo pochi mesi fa un altro episodio criminoso è avvenuto all’interno dei terreni confiscati assegnati al villaggio della legalità di “Libera” a Borgo Sabotino (Latina), e analoghi episodi hanno riguardato in passato la cooperativa “Libera masseria” di Cisliano (Milano), un complesso immobiliare confiscato alla famiglia della ‘ndrangheta Valle-Lampada;
considerato inoltre che:
tali atti non rappresentano semplici episodi vandalici, ma costituiscono azioni intimidatorie sistematiche, che inquietano in quanto rivolte a realtà che rappresentano un’alternativa concreta al potere delle organizzazioni criminali;
spesso si tratta di cooperative gestite da giovani che con coraggio scelgono di restare in quei territori e che non solo generano lavoro vero e legale, rafforzando l’inclusione sociale, ma incarnano una visione di sviluppo fondata su legalità, sostenibilità e giustizia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se non ritenga opportuno intervenire al fine di assicurare che i beni confiscati risultino reali strumenti di riscatto e sviluppo dei territori, senza che sia lasciato spazio ai tentativi di intimidazione e sabotaggio da parte delle organizzazioni mafiose;
quali iniziative urgenti intenda adottare, al fine di garantire piena sicurezza e tutela alle cooperative impegnate nel riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, a partire dalle cooperative interessate dai recenti episodi intimidatori;
se abbia intenzione di attivare con urgenza un tavolo interministeriale che coinvolga le realtà del terzo settore, le prefetture e le forze dell’ordine al fine di un monitoraggio sistematico delle condizioni dei beni confiscati e delle cooperative affidatarie;
se non ritenga opportuno potenziare i fondi e gli strumenti di sostegno, anche economico e assicurativo, per garantire la continuità operativa delle cooperative danneggiate dalle azioni criminali.






