L’esponente e segretario regionale “dem” si dice preoccupato e annuncia battaglia in parlamento

«Il disegno di legge sull’autonomia differenziata va bloccato perché iniquo e inaccettabile ». È quanto dichiara il senatore reggino del Pd, Nicola Irto, intervistato sulla questione dalla nostra redazione.

Il ministro per le Riforme Roberto Calderoli ha presentato in Conferenza Stato-Regioni la bozza di disegno di legge sull’autonomia differenziata. Che ne pensa?
Ho detto da molto tempo con chiarezza no all’autonomia differenziata della Lega e della destra. Abbiamo assunto una posizione netta anche gruppi parlamentari del Pd: il disegno di legge sull’autonomia differenziata va bloccato perché iniquo e inaccettabile.

Un impianto normativo che presenta anche profili di incostituzionalità e che, comunque, avrebbe dovuto essere preceduto da un confronto con le Regioni e dalla predisposizione di una legge quadro per evitare che si possa arrivare a una pericolosa spaccatura del Paese. Non credo poi rappresenti una priorità al momento attuale, con il governo che dovrebbe dare risposte immediate alle famiglie messe in ginocchio dalla crisi economica e dal caro bollette.

In gioco c’è l’elenco delle 23 materie che la riforma costituzionale del 2001 ha assegnato alla competenza concorrente fra Stato e Regioni: si va dall’istruzione ai beni culturali, dalle professioni alle infrastrutture. C’è il rischio che si creino ulteriori disparità oltre quelle già presenti?
Alcune materie come istruzione e sanità, solto per fare due esempi, non possono funzionare a geografia variabile. Il diritto allo studio e alla salute non possono valere di più o di meno in relazione alla Regione in cui un cittadino nasce. Qui non si tratta solo del rischio di creare nuove disparità, ma di arrivare a smantellare l’unità d’Italia raggiunta con grande fatica e proprio grazie anche ad un sistema scolastico e di formazione unitario. Da questo punto di vista il ddl Calderoli segnerebbe una drammatica involuzione.

Nella bozza di Calderoli è previsto che i livelli essenziali di prestazione (che lo Stato deve garantire su tutto il territorio nazionale) vengano stabiliti prima dell’accordo con le Regioni. Ma tali “livelli” non possono essere uguali in tutta Italia, si deve anche tenere conto dei diversi punti di partenza: non sarebbe meglio prevedere delle “premialità” per il Sud?
Mi auguro che su questo punto il governo guidato da Giorgia Meloni abbia modo di riflettere dopo l’ultima Conferenza Stato-Regioni. Slegare i trasferimenti statali dai livelli essenziali di prestazione vuol dire avere come unico riferimento il criterio della spesa storica e, dunque, continuare a favorire le Regioni più ricche e lasciare quelle più povere nella situazione di difficoltà in cui versano. Per quanto ci riguarda senza una legge quadro e la definizione chiara dei Lep se la possono sognare l’autonomia differenziata.

Per l’erogazione dei servizi pubblici da parte delle Regioni, si applica il criterio della spesa storica... come si fa a progettare il futuro guardando al passato?
Ribadisco che questo disegno di legge sembra essere stato approntato soltanto per saldare una cambiale elettorale contratta dalla Lega di Salvini con i governatori delle Regioni settentrionali. Nasce vecchio di anni, logoro nel suo impianto e non contiene una visione di insieme per il futuro del Paese. Il criterio della spesa storica non può essere uno dei criteri per attribuzione dei fondi. Altrimenti non ci potrebbe essere nessuna speranza di rilancio per le Regioni più in difficoltà e nessuna possibilità di programmazione.

Che tipo di opposizione avete in mente di fare in parlamento?
Sarebbe auspicabile di riuscire ad avere un’azione unica di opposizione da realizzare insieme agli altri gruppi di minoranza, ma ovviamente questo non dipende solo dal Pd. Per il resto serve un’opposizione dura, costruttiva, ma intransigente nei confronti di un esecutivo che già con i suoi primi atti ha dimostrato di non avere nessun riguardo per i diritti degli ultimi e delle fasce di popolazione più in difficoltà.

Lei pensa di fare una controproposta rispetto all'attuale bozza sull'autonomia differenziata? Una forma di “rilancio” alla proposta della Lega che, però, premi le regioni sottosviluppate anziché deprimerle definitivamente?
“Parlamentarizzare” la questione, legge quadro, definizione dei Lep, perequazione infrastrutturale. E poi, in generale, e a prescindere dall’autonomia differenziata, serve affrontare la questione Meridionale che si sta riproponendo in maniera preoccupante.
Con uno sforzo massimo a partire già dalla messa a terra delle risorse del Pnrr che non possiamo rischiare di vedere disperse. Il Pd darà il suo contributo anche a livello di proposte sulle quali stiamo lavorando già da tempo.

L'Avvenire di Calabria del 4 dicembre 2022

«L’improvvisazione e la scarsa attenzione per giovani, lavoratori, imprese e Mezzogiorno sta caratterizzando la manovra di bilancio approntata dal governo Meloni. Tante, troppe le dimenticanze del governo di centrodestra».

Ad affermarlo è il senatore del Pd Nicola Irto facendo proprio l’appello lanciato dal Comitato del Mezzogiorno dei Giovani imprenditori di Confindustria.

«Non ha senso eliminare il bonus per l’acquisto dei beni strumentali, in vigore fino al 31 dicembre, che si è rivelato un ottimo strumento per aiutare, soprattutto i giovani, a fare impresa nel Mezzogiorno. Si tratta di aiuti per le imprese che acquistano macchinari, impianti e attrezzature destinate a strutture produttive nuove o esistenti, che arrivano garantendo un credito d’imposta da portare in compensazione. Si capisce – conclude Irto – che si tratta di un fondamentale strumento per le aree più svantaggiate del Paese, dove le risorse scarseggiano ed è più difficile avviare un’attività imprenditoriale o mantenerla in vita. Come Pd proveremo a fare in modo che la misura venga mantenuta anche il 2023»

Il senatore del Pd, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama sul Dl Calabria: «Per il governo la sanità non è una priorità del Paese»

ROMA «Accettiamo di prorogare per altri sei mesi questo provvedimento per non privare il comparto sanità del contributo di solidarietà di 60 milioni per ciascuno degli anni 2021, 2022, 2023, e per un Piano straordinario di assunzioni». Lo afferma il senatore del Pd Nicola Irto dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama sul Dl Calabria. «Non ci è chiaro – ha sottolineato il parlamentare democratico – perché la proroga di sei mesi si accompagni a un inquietante silenzio sul Commissariamento della sanità calabrese che, dunque, sembrerebbe destinato a proseguire. Su questo punto serve chiarezza. Vogliamo capire in che modo e in che tempi la Calabria uscirà dal commissariamento per tornare nel regime ordinario. Ed è altrettanto fondamentale uscire dal piano di rientro, Anche su questo serve chiarezza e precisione. Chi ha prodotto il debito lo paghi».

«Insufficiente lo stanziamento di risorse previsto»
Irto fa presente che «il problema non è solo della Calabria ma è una questione nazionale. Per questo reputiamo assolutamente insufficiente lo stanziamento di risorse previsto per il finanziamento sanitario nazionale standard all’interno della legge di Bilancio. Di fatto si tratta di un taglio delle risorse destinate alla sanità. Il pilastro fondamentale dello Stato sociale e dell’uguaglianza tra i cittadini, nessuno escluso, non è più una priorità del Paese e si indebolisce per scelta del Governo, nonostante le enormi criticità di questa fase storica aggravate drammaticamente dalla pandemia». «Le criticità non affrontate compromettono il diritto costituzionale alla tutela della salute, creano rinunce alle cure, tra gli strati più deboli del Paese, provocano rinunce alle cure e inaccettabili diseguaglianze», conclude Irto.

Corriere della Calabria del 30/11/2022

«Serve un sforzo comune per opporsi ad una linea del governo nazionale che in questo momento sembra avere completamente dimenticato le esigenze del Meridione e della Calabria, nonostante le precedenti sollecitazioni avvenute anche tramite l’avvio della concertazione sulla Vertenza Calabria».
Ad affermarlo è il segretario regionale del Pd Nicola Irto, a margine dell’incontro avuto con le rappresentanze regionali dei sindacati calabresi a Lamezia. Un incontro che, però, non ha registrato la partecipazione che avrebbe meritato. Oltre al senatore Irto, presente alla riunione, ha preso parte ai lavori in collegamento streaming Wanda Ferro di Fdi. Un segnale di scarsa attenzione che non lascia ben sperare, considerando l’importanza dei temi in discussione.
«Nella manovra di bilancio si trovano delle risorse soltanto per la statale 106, ma sarà necessario aspettare il documento definitivo in quanto dalle bozze che abbiamo visionato fino ad ora sono tanti gli aspetti che non convincono. Il primo fra tutti è quello relativo al numero di anni sui quali queste risorse saranno spalmate e al momento in cui concretamente arriveranno i primi finanziamenti sul territorio. Sono invece scomparse completamente dall’agenda tutte le altre questioni a suo tempo indicate come priorità, come l’alta velocità, la Zes di Gioia Tauro e le assunzioni nella sanità, indispensabili per dare respiro agli ospedali e ai punti di primo soccorso».
«Siamo infine costretti a registrare un nuovo fronte di crisi che potrebbe mettere ancora più in difficoltà sia la nostra Regione che l’intero Meridione. – ha detto ancora Irto – L’autonomia differenziata, per come elaborata nel ddl Calderoli, è iniqua e inaccettabile, oltre a presentare alcuni profili di incostituzionalità. Sganciando, poi, i trasferimenti statali e ogni forma di perequazione dai livelli essenziali di prestazione, il ddl finirebbe con l’affossare le regioni meridionali. Uno scenario da incubo che va assolutamente evitato e che svuoterebbe di senso anche la discussione stessa sulla Vertenza Calabria. In ogni caso, come Pd, sosterremo, senza se e senza ma, le ragioni e le proposte avanzate da Cgil, Cisl e Uil».

Nicola Irto ha formalizzato le sue dimissioni da consigliere regionale dopo l’elezione al Senato della Repubblica ottenuta alle politiche dello scorso 25 settembre. Una decisione che arriva molto tempo prima rispetto alla scadenza prevista dalla legge per optare fra una delle due cariche.
«Dopo l’attività politica in Consiglio regionale, dove ho avuto l’opportunità e l’onore di svolgere diversi ruoli, compreso quello di presidente dell’Aula, rassegno le mie dimissioni. L’elezione a senatore della Repubblica mi impone di concentrarmi sul nuovo ruolo che i calabresi hanno voluto affidarmi e che svolgerò con il massimo impegno e nell’interesse esclusivo della Calabria e del Paese. Sento, però, di dover rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i colleghi con cui ho avuto modo di lavorare in questi anni, ma anche ai dipendenti del Consiglio e a tutti coloro che lavorano, e continueranno a farlo, per il bene della nostra Regione. E’ stata un’esperienza esaltante, contrassegnata da tante difficoltà, ma anche dal raggiungimento di numerosi obiettivi. Faccio i miei migliori auguri ai colleghi che proseguiranno il loro lavoro in questa legislatura, e li invito al massimo impegno perché il periodo che ci prepariamo ad affrontare sarà assai complicato. Serve, dunque, uno sforzo fuori dall’ordinario, da parte di maggioranza e opposizione, per fare in modo che la Calabria riesca a superare questa fase e costruire uno sviluppo reale per il nostro territorio. Lo stesso impegno che sarà richiesto al Parlamento al governo con i quali il Consiglio regionale deve avere una sempre più stretta e proficua collaborazione che, per quel che di mia competenza e possibilità, proverò ad agevolare in ogni modo».

   

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