Sapere se il governo italiano ha avviato una “strategia di sostegno all’industria digitale extraeuropea”, dopo che dalla fine dello scorso luglio l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha abolito “la procedura di autorizzazione per il trasferimento al di fuori dell’Unione europea dei dati ordinari e strategici della pubblica amministrazione” e conoscere la verità dei fatti sull’ipotesi di introdurre la Fair Share, cioè la contribuzione obbligatoria a carico dei grandi generatori di contenuti ad alto impiego di banda.

E’ quanto chiede alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni il senatore del Pd Nicola Irto, che ha presentato un’interrogazione parlamentare insieme con alcuni parlamentari del Partito Democratico. L’interrogazione nasce dalle recenti notizie di stampa relative ad una lettera che il sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti avrebbe inviato al commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, in merito all’ipotesi di una Fair Share, esponendo “una posizione dell’Italia che non è stata oggetto di alcun confronto o raccordo con le amministrazioni competenti o il Parlamento”.

“Nel maggio scorso – ricorda Irto nell’interrogazione – si era conclusa la consultazione indetta dalla Commissione europea in merito alla possibilità di introdurre tale contribuzione obbligatoria. Per questo chiediamo alla presidente del Consiglio di conoscere la verità dei fatti, quali iniziative di raccordo con le altre amministrazioni competenti ci siano state da parte del governo Meloni e se in proposito sia stata informata e/o coinvolta la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea”.

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La sanità deve essere pubblica e per tutti; basta con le diseguaglianze tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud. È il messaggio forte e diretto che, come Partito Democratico Calabria, abbiamo mandato a Roma, insieme a Elly Schlein, dalla Festa regionale dell’Unità, svoltasi a Vibo Valentia dall’1 al 3 settembre scorsi.

In queste giornate militanti abbiamo visto testa, cuore, passione, partecipazione e rinnovamento. Il dialogo tra generazioni; la condivisione di idee, proposte ed obiettivi; l’entusiasmo dello stare insieme, dentro una storia e con un orizzonte comune.
C’è tanto ancora da fare, ma c’è un grande senso di appartenenza a una comunità politica che si riconosce nei valori della solidarietà, dell’impegno civile, della democrazia; che considera la diversità una ricchezza, il confronto un elemento irrinunciabile e il partito lo strumento per costruire una società migliore e la Calabria del futuro.

Sono contento ed orgoglioso. Dobbiamo proseguire con questa stessa energia, allargando il centrosinistra e lavorando sul terreno delle proposte e dell’esempio per essere alternativi al centrodestra, che vuole dividere l’Italia, distruggere il Servizio sanitario nazionale, deprimere il Sud e reprimere il dissenso, le differenze individuali e le libertà sancite dalla Costituzione.

«La classe dirigente calabrese si assuma la responsabilità di avviare una battaglia contro il dirottamento delle quote del Pnrr e del Fondo per lo sviluppo e la coesione», come pure contro «l’autonomia differenziata, che sarebbe la pietra tombale sulle possibilità di rilancio dei servizi sanitari pubblici, della scuola e dell’economia del Meridione».

L’ha affermato il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi, in un intervento, pubblicato dal Quotidiano del Sud, sulla recente proposta di rimodulazione del Pnrr firmata dal ministro del Sud, Raffaele Fitto.

Così, ha precisato Irto, si levano «alla Calabria ben 905 milioni, cioè quasi la metà dell’importo già assegnato alla regione, destinati perlopiù a misure di contrasto del rischio idrogeologico, di transizione verde e sviluppo delle aree interne». Irto ha poi ricordato che in proposito il Pd calabrese aveva già invitato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, «a difendere gli interessi dei calabresi» e a fronteggiare questo «ennesimo tentativo della destra meloniana, prona ai ricatti politici della Lega nordista, di privare il Mezzogiorno, dunque la Calabria, di risorse essenziali».

«Si tratta – ha puntualizzato il segretario dei dem calabresi – di un taglio sproporzionato delle somme del Pnrr; ingiusto e addirittura devastante, se teniamo conto che la decurtazione pro capite è di 121 euro per il Veneto, di 136 euro per la Lombardia e di 489 euro per la Calabria». A giudizio di Irto, «le giustificazioni fornite dal centrodestra sono beffarde», perché, fermo restando che manca ogni credibile dettaglio, ha argomentato il senatore dem, «dare corso all’annunciato rifinanziamento con somme già disponibili significherebbe togliere ulteriori risorse destinate ad altri scopi».

«Oggi serve un approccio forte e chiaro con il governo Meloni, per salvare le risorse del Pnrr. Al riguardo, perché – ha chiesto Irto – il presidente Occhiuto aspetta a chiedere il voto di fiducia in Consiglio regionale? Non l’aveva domandato per la riforma dei consorzi di bonifica? Lo frena la consapevolezza che stavolta l’iniziativa non gli porterebbe like immediati?».

«Il presidente Roberto Occhiuto si muova: difenda gli interessi dei calabresi e sia pronto ad una forte battaglia politica delle Regioni meridionali contro l’eventuale utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione nei cantieri ancora fermi del Pnrr, soluzione con cui il governo Meloni potrebbe rimediare ai propri gravi ritardi circa la realizzazione delle opere finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza».
Lo afferma, in una nota, il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi, che spiega: «L’ultima, recentissima ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione presenta gravi criticità, sia per le minori somme assegnate alle Regioni rispetto a quelle definite dal precedente governo, sia perché esse non sono subito disponibili né mai utilizzabili, per quanto è dato comprendere, per le spese relative alle politiche sociali, alle misure di contrasto della povertà e di sostegno dei più deboli, nonché, ad esempio, alle necessità di cultura, turismo, ricerca e formazione. Si rischia, insomma, di non poter utilizzare risorse europee per investimenti immateriali che nel Mezzogiorno aiutano a colmare il divario di sviluppo rispetto al Settentrione».
«È dunque fondato e urgente – sottolinea e conclude il senatore Irto – l’appello alla mobilitazione lanciato dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha contestato i pesanti ritardi del governo Meloni nella nuova ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, prospettando anzitempo i tremendi rischi che corrono tutti i poveri e deboli, specie nelle regioni del Sud, viste le limitazioni emerse sull’uso delle somme assegnate».

«Cancellare il Reddito di cittadinanza significa ferire i deboli, creare enormi divari sociali e impoverire le comunità, soprattutto del Sud, rendendole più penetrabili e ricattabili da parte delle mafie». Lo afferma, in una nota, il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi, che sottolinea: «Nel merito Meloni e sodali hanno commesso un errore imperdonabile: hanno colpito il Mezzogiorno e confermato di volere un’Italia esclusiva, tutta a misura di ricchi.

Secondo il governo attuale a trazione leghista, la povertà è un peso di cui liberarsi, un problema da nascondere e tenere lontano, una condizione da respingere, da punire in maniera esemplare».

«Privare centinaia di migliaia di famiglie dell’unica fonte di sostentamento – continua Irto – è disumano, è tutt’altro che cristiano e, insieme al folle progetto dell’autonomia differenziata, va ad aumentare le differenze tra il Nord e il Sud del Paese: economiche, sociali, culturali, di diritti e di servizi». «Nel contesto – conclude il senatore del Partito democratico – è inquietante il silenzio rassegnato e complice degli eletti del centrodestra nei vari territori meridionali».

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