Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00945 Pubblicato l'8 febbraio 2024, nella seduta n. 156. Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. -
Premesso che:
il comitato “Ecolabel Ecoaudit” è l'organismo competente per il rilascio dell'ecolabel europeo, disciplinato dal regolamento (CE) n. 66/2010, e per la registrazione EMAS, disciplinata dal regolamento (CE) n. 1221/2009;
l'ecolabel è un sistema volontario di etichettatura ecologica dei prodotti, che ha lo scopo di promuovere la progettazione, la produzione, la commercializzazione e l'uso di prodotti con minore impatto ambientale durante l'intero ciclo di vita dei prodotti, sulla base di criteri di valutazione dell'impatto ambientale che riguardano aspetti come il consumo di energia, l'inquinamento idrico, atmosferico, acustico e del suolo prodotti, la gestione dei rifiuti;
si tratta di un marchio di eccellenza ambientale, nel senso che facilita i consumatori a riconoscere i prodotti o i servizi che hanno un minore impatto ambientale a parità di prestazioni e qualità rispetto agli altri. L'ecolabel non è l'unico marchio ecologico esistente, ma ha i suoi punti di forza nell'essere diffuso in tutta l'Unione europea e nel fatto che il rispetto dei criteri ecologici viene attestato da organismi pubblici indipendenti;
un'azienda che si dota dell'etichettatura ecolabel costruisce la competitività ambientale dei suoi prodotti;
il comitato opera ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente 2 agosto 1995, n. 413, avvalendosi del supporto tecnico dell'ISPRA. Prevede che i membri del comitato, che è composto da rappresentanti dei Ministeri dell’ambiente e della sicurezza energetica, delle imprese e del made in Italy, della salute e dell’economia e delle finanze, restino in carica tre anni e che l'incarico possa essere rinnovato solo una volta;
il comitato attuale è scaduto da mesi e si è in attesa di nomina del nuovo. Risulta, quindi, impossibile per le imprese che hanno richiesto la certificazione conoscere l'esatta tempistica del loro rilascio;
tali ritardi sul rinnovo appaiono ancor più paradossali dal momento che il quadro delle attività 2023-2025 del comitato stesso, con lo stanziamento delle risorse, è in vigore dal 17 gennaio 2024 (approvato dal decreto ministeriale 27 dicembre 2023);
considerato che occorre provvedere tempestivamente all'emanazione del nuovo decreto ministeriale relativo alla nomina del nuovo comitato Ecolabel Ecoaudit, in considerazione anche dello stato di incertezza in cui versano le imprese che hanno intrapreso il percorso di certificazione ecolabel,
si chiede di sapere quali siano le ragioni che hanno finora impedito il tempestivo rinnovo del comitato e se il Ministro in indirizzo intenda chiarire quale sia lo stato dell'iter di emanazione del nuovo decreto ministeriale e i tempi previsti per la nomina del nuovo comitato, in considerazione anche dello stato di incertezza in cui versano le imprese che hanno intrapreso il percorso di certificazione ecolabel.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00926 Pubblicato il 6 febbraio 2024, nella seduta n. 154. Nicola Irto cofirmatario

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle imprese e del made in Italy. -
Premesso che:

Poste Italiane rappresenta 162 anni di storia italiana, ma per le sue caratteristiche è soprattutto un asset strategico del nostro presente: 120.000 dipendenti, 12.800 sportelli aperti sul territorio, 580 miliardi di risparmi degli italiani, 35 milioni di clienti;

il Consiglio dei ministri il 25 gennaio 2024, tra i punti all’ordine del giorno, ha approvato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo alla “definizione dei criteri per l’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal Ministero dell’economia e delle finanze in Poste Italiane" approvando “in esame preliminare, un provvedimento che regolamenta l’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal MEF nel capitale di Poste Italiane”;

il Ministero dell’economia attualmente detiene una quota del 29,6 per cento di Poste Italiane ed un altro 35 per cento è in capo alla Cassa depositi e prestiti;

con la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2023, approvata dal Parlamento l’11 ottobre scorso, il Governo ha previsto ingenti proventi da nuove dismissioni di partecipate pubbliche, prevedendo un possibile introito nelle casse dello Stato pari a circa 21 miliardi nell’arco del triennio 2024-2026, corrispondente all’1 per cento del PIL. Il Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, in occasione della conferenza stampa, ha affermato che “la dismissione di partecipazioni societarie pubbliche, rispetto alle quali esistono impegni nei confronti della Commissione europea legati alla disciplina degli aiuti di Stato, oppure la cui quota di possesso del settore pubblico eccede quella necessaria a mantenere un'opportuna coerenza e unitarietà di indirizzo strategico”;

del Piano di cessione delle partecipazioni pubbliche detenute in società quotate ne aveva parlato il ministro Giorgetti e anche, più di recente, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione delle Comunicazioni in Aula alla Camera prima del Consiglio europeo del 14-15 dicembre scorsi. La Presidente del Consiglio era intervenuta sul tema privatizzazioni, affermando di aver messo in campo una guida virtuosa ed elencando tra le ragioni a supporto anche il fatto di aver “avviato un importante piano di privatizzazioni che non diventeranno con questo governo delle svendite”, facendo esplicito riferimento al caso di Poste Italiane;

la dichiarazione della Presidente del Consiglio dei ministri ha suscitato grande preoccupazione tra i sindacati, le lavoratrici ed i lavoratori, anche perché, durante l'incontro svoltosi il 12 dicembre 2023 nella sede centrale di Poste Italiane tra il Ministro dell'economia Giorgetti, il consiglio di amministrazione di Poste Italiane, il management e alcune centinaia di persone, le organizzazioni sindacali, che rappresentano 120.000 lavoratrici e lavoratori, non hanno potuto né partecipare né conoscere le linee guida del piano industriale di Poste Italiane che, a quanto risulta da notizie di stampa, è poi stato rinviato a marzo 2024;

durante la seduta di question time del 31 gennaio 2024 alla Camera, il ministro Giorgetti ha parlato, a proposito del piano di privatizzazione di una parte di quote di Poste, di una partecipazione pubblica che si potrebbe ridurre al 35 per cento. Appena pochi giorni prima il ministro Urso aveva invece parlato di una riduzione fino al 51 per cento,

si chiede di sapere:

se il Governo, ed in particolare i Ministri in indirizzo, abbiano chiaro l’obiettivo della svendita di quote di Poste Italiane e quale sia la percentuale delle quote di partecipazione pubblica che intendano mettere sul mercato;

se il piano studiato dal Governo tenga conto delle conseguenze che deriverebbero dalla cessione di quote di un’azienda pubblica dell’importanza di Poste Italiane;

quali conseguenze ne deriveranno nei termini delle garanzie sociali, della salvaguardia occupazionale e dello sviluppo aziendale;

quali conseguenze rischiano di verificarsi sulla rete territoriale di Poste, sulla sicurezza dei lavoratori e degli utenti e sul piano dell’infrastruttura digitale.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 2-00014 Pubblicato il 6 febbraio 2024, nella seduta n. 154. Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -
Premesso che:

dal 1° gennaio 2024, l'assegno di inclusione ha sostituito il reddito di cittadinanza, abrogato dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per il 2023), “quale misura nazionale di contrasto alla povertà, alla fragilità e all'esclusione sociale delle fasce deboli attraverso percorsi di inserimento sociale, nonché di formazione, di lavoro e di politica attiva del lavoro”;

contrariamente alla definizione usata a giudizio degli interpellanti in modo assolutamente strumentale e propagandistico, la nuova misura non ha nulla di “inclusivo”, ma comporta l’esclusione di ben 557.000 nuclei familiari dalla possibilità di ricevere un sostegno economico a fronte dei 1.690.000 nuclei beneficiari del reddito di cittadinanza;

già nel 2023, quando il decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 (detto “decreto lavoro”), che istituì l’assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro, fu esaminato dal Parlamento, fu immediatamente chiaro, e denunciato con forza dalla maggior parte dei soggetti auditi e da tutti i Gruppi di opposizione, come con questo provvedimento si sarebbe passati da una misura universale di contrasto alla povertà a una misura “categoriale”, che afferma di voler dividere i poveri tra “occupabili” e “non occupabili”, ma che in realtà divide i poveri tra persone che vivono in famiglie con disabili, minorenni o ultrasessantenni e persone che vivono in famiglie che non hanno al proprio interno questi soggetti, che lega l’occupabilità di una persona alla sua età anagrafica in modo a giudizio degli interpellanti assolutamente insensato e che introduce un aiuto “a tempo” per gli “occupabili” lasciandoli poi al loro destino;

l’articolo 2, comma 2, del citato decreto-legge stabilisce che, per ottenere l’assegno di inclusione, i nuclei familiari devono risultare, al momento della presentazione della richiesta e per tutta la durata dell'erogazione del beneficio, in possesso, fra gli altri requisiti, di un valore dell'indicatore di situazione economica equivalente (ISEE) in corso di validità, non superiore a 9.360 euro;

inoltre, ai sensi dell’articolo 2 del decreto ministeriale 8 agosto 2023 che ha disciplinato il supporto per la formazione e il lavoro (SFL) “Possono chiedere di accedere al SFL singoli componenti dei nuclei familiari, di età compresa tra i 18 e 59 anni, con un valore dell'ISEE familiare, in corso di validità, non superiore a euro 6.000 annui, che non hanno i requisiti per accedere all'assegno di inclusione”;

molti di coloro che hanno perso il lavoro e sono senza reddito sono “associati” ai genitori che, nella maggior parte dei casi, hanno una pensione e spesso una casa di proprietà, fattori che portano facilmente l’ISEE al di sopra delle suddette cifre;

decorso un mese dall’applicazione delle disposizioni sull'assegno di inclusione e sul supporto per la formazione e il lavoro, i fatti stanno rendendo tragicamente evidente quanto denunciato, in modo vano, nell’ultimo anno;

è del 22 gennaio scorso, la notizia (riportata da più quotidiani, tra cui “La Stampa”) di aggressioni, verificatesi in molti paesi e città in diverse regioni, ai danni del personale dei centri di assistenza fiscale a causa della disperazione, dello sconcerto e della rabbia di coloro che scoprono di non avere più diritto ad alcun sostegno economico a causa del cambiamento delle regole;

in alcune sedi dei CAF sono stati rivisti i turni in modo che nessun addetto resti solo o che ci sia una sorveglianza a tutela dei lavoratori;

le segnalazioni di aggressioni ai danni degli lavoratori dei CAF, sempre più frequenti e mai così frequenti, come affermato dagli stessi responsabili dei centri, rendono evidente come ci sia una questione sociale che sta diventando sempre più drammatica a causa del peggioramento delle condizioni economiche di migliaia di persone, costrette a dipendere dai loro genitori, e come l’umiliazione e lo sconforto si siano, in alcuni casi, drammaticamente trasformati in rabbia ai danni di coloro che svolgono il proprio lavoro in quelli che sono diventati veri e propri “avamposti”;

a giudizio degli interpellanti la logica ottusamente punitiva delle nuove misure non contrasta certamente la povertà, ma i poveri hanno la “colpa” di essere poveri e sono destinati a restare tali, mentre l’indifferenza del Governo diventa un problema di allarme sociale e di sicurezza ai danni di persone che svolgono il proprio lavoro;

sempre a giudizio degli interpellanti tutto ciò è a desolante conferma che l’atteggiamento della maggioranza in Parlamento di arrogante chiusura a ogni tentativo di miglioramento, e contrassegnato da fretta e da pressapochismo, ha portato a risultati che hanno svelato la triste realtà dei fatti,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di correggere le suddette norme per assicurare, questa volta davvero, sostegno economico, inclusione sociale e rispetto della dignità alle fasce più deboli della popolazione, misure finora solo annunciate, ma mai attuate o attuate così malamente da aver creato la penosa situazione descritta.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00844 Pubblicato il 9 gennaio 2024, nella seduta n. 142 Nicola Irto cofirmatario

Al Presidente del Consiglio dei ministri. -
Premesso che:
il 16 novembre 2023, nell’ambito della procedura di infrazione (INFR (2020)4118) relativa alle concessioni balneari, per la quale era stata emanata una lettera di costituzione in mora il 3 dicembre 2020, la Commissione europea ha deciso di procedere con un parere motivato ai sensi dell’articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE);
a quanto si apprende, la Commissione avrebbe ritenuto che, mantenendo proroghe indiscriminate ed ex lege delle attuali concessioni balneari, la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi dell'articolo 12 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno e dell'articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. In particolare, sarebbe stata criticata l’adozione dell’articolo 1, comma 8, lettera b), della legge 24 febbraio 2023, n. 14 (conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198), che prevede che fino all'adozione dei decreti legislativi previsti dall’articolo 4 della legge 5 agosto 2022, n. 118 (legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021), è fatto divieto agli enti concedenti di procedere all'emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l'esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive e dei rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico-ricreative e sportive in aree ricadenti nel demanio marittimo per effetto di provvedimenti successivi all'inizio dell'utilizzazione, in combinato disposto con l’articolo 10-quater del ciato decreto-legge n. 198 del 2022, introdotto dalla medesima legge di conversione, che prevede che le stesse concessioni e rapporti “continuano in ogni caso ad avere efficacia sino alla data di rilascio dei nuovi provvedimenti concessori”;
la Commissione europea avrebbe ritenuto che il legislatore italiano abbia di fatto riprodotto le misure precedenti e mantenuto la validità delle concessioni balneari in contrasto con il diritto dell'Unione, concludendo che le autorità italiane non abbiano risposto alle obiezioni sollevate nella lettera di costituzione in mora, in quanto l'incompatibilità della legislazione italiana con l'articolo 12 della direttiva sui servizi e con l'articolo 49 del TFUE non sarebbe stata stata eliminata e gli interventi legislativi adottati durante il periodo successivo all'invio della lettera di costituzione in mora avrebbero sostanzialmente mantenuto lo stato della legislazione vigente al momento dell'emissione di tale lettera. Inoltre, tale disposizione sarebbe stata adottata nonostante le discussioni intraprese in parallelo con la Commissione, volte ad introdurre i principi di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità richiamati nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea e nella lettera di costituzione in mora. La Commissione europea ha altresì osservato come i risultati del Tavolo tecnico istituito dal Governo italiano per la mappatura delle spiagge non siano idonei a dimostrare che su tutto il territorio italiano non vi è scarsità di risorse naturali oggetto di concessioni balneari, in ragione del fatto che sono state inserite nella mappatura e nel calcolo delle superfici anche aree ritenute non idonee a fornire servizi di concessione balneare;
considerato che:
le scelte finora adottate dal Governo in materia di concessioni balneari rischiano di gettare nel caos il settore balneare italiano in ragione di soluzioni impraticabili che hanno avuto soltanto l’effetto di dilatare i tempi per l’attuazione di misure in evidente contrasto con le illusorie ed inconcludenti promesse elettorali. L’ultima legge annuale per la concorrenza, ossia il provvedimento più adatto per dare soluzione all’annosa vicenda delle concessioni balneari, non ha previsto alcuna misura in tal senso. I rilievi in fase di promulgazione della legge annuale della concorrenza formulati dal Presidente della Repubblica di fatto richiamano il Governo ad un esercizio più appropriato delle proprie responsabilità e al pieno rispetto dei principi della concorrenza a tutela degli interessi di tutti i cittadini e delle imprese;
gli enti locali si trovano in una situazione di assoluta impossibilità di adottare iniziative, stante il divieto introdotto dall’articolo 1, comma 8, della citata legge n. 14 del 2023 di procedere all’emanazione di bandi di assegnazione delle concessioni fino alla data di adozione dei decreti legislativi previsti dall’articolo 4 della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2021. In ragione della situazione che si è venuta a creare, gran parte degli enti locali stanno procedendo con l’ulteriore proroga delle concessioni;
entro il 16 gennaio 2024, la Repubblica italiana sarebbe stata invitata dalla Commissione europea ad adottare le disposizioni necessarie per conformarsi al parere motivato espresso con la lettera del 16 novembre 2023. In caso di mancato adeguamento, l’Italia rischia di incorrere in una sanzione pecuniaria che potrebbe creare considerevoli problemi al bilancio dello Stato, oltre che ad aprire un ulteriore elemento di scontro tra il Governo e le istituzioni europee, in una fase molto delicata caratterizzata dalla progressiva attuazione del PNRR e dalla prosecuzione dell’iter relativo alla nuova governance economica,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo al fine di scongiurare l’irrogazione di sanzioni all’Italia nell’ambito della procedura di infrazione citata in premessa;
quali siano le ragioni sottostanti al mancato rispetto del termine di esercizio della delega in materia di concessioni balneari previsto dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2021 e se queste siano dettate dall’impossibilità della maggioranza che sostiene il Governo in carica di procedere in contrasto con le promesse pronunciate nei confronti dei titolari delle concessioni turistico-ricreative e sportive;
se il Governo intenda tempestivamente procedere ad una rapida emanazione dei decreti legislativi nel pieno rispetto dei principi della concorrenza, accelerando ciascuna fase dell’iter di propria competenza, anche al fine di tutelare gli enti concedenti e le imprese coinvolte da tale situazione;
se, nelle more dell’adozione dei suddetti decreti legislativi, intenda rimuovere il divieto previsto dall’articolo 1, comma 8, lettera b), della legge 24 febbraio 2023, n. 14, al fine di consentire agli enti concedenti di procedere, nel rispetto dei principi di concorrenza, all'emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l'esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive e dei rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico-ricreative e sportive in aree ricadenti nel demanio marittimo.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00859 Pubblicato l'11 gennaio 2024, nella seduta n. 144 Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'università e della ricerca.

Premesso che:
a distanza di mesi dai numerosi sit-in di protesta delle studentesse e degli studenti universitari, accampatisi di fronte agli atenei per manifestare contro il “caro affitti” e rivendicare il proprio diritto costituzionale allo studio, non si registra alcun passo avanti sul fronte dell’emergenza abitativa;
l’operato del Governo negli ultimi mesi, infatti, è stato caratterizzato da un approccio a giudizio degli interroganti miope al tema del welfare studentesco e da un’indifferenza pressoché totale nei confronti delle condizioni materiali e di vita degli studenti fuorisede;
dal 2021 il fenomeno dei rincari sugli affitti, spargendosi a macchia d’olio in tutta la penisola, ha fatto registrare in alcune città aumenti dal 20 al 40 per cento;
così facendo, il Governo ha di fatto abdicato a qualsiasi pretesa di miglioramento delle condizioni abitative degli studenti universitari, cristallizzando una situazione che, in assenza di un intervento deciso dello Stato, rischia di rendere inaccessibile ad una fascia sempre più ampia di giovani la frequenza universitaria, soprattutto nei grandi centri urbani;
considerato che:
emblematico in questo senso è il caso dell’”Officina delle arti Pier Paolo Pasolini”, un animato centro culturale, che, grazie a una ricca offerta di spettacoli, concerti, incontri letterari e proiezioni cinematografiche, è assurto negli ultimi anni a punto di riferimento culturale per numerosi studenti della capitale. Oltre ad ospitare eventi e un laboratorio creativo residente, si trova all’interno del complesso anche lo studentato ex Civis al Foro italico di Roma, una struttura che, se messa a norma, offre oltre 400 posti letto per studenti fuorisede a prezzi fissi e accessibili;
alla luce dei fatti esposti, appare quanto più inopportuno e controproducente l’accordo siglato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in sinergia con Regione Lazio, Agenzia del demanio e provveditorato per le opere pubbliche per la realizzazione, nell’area del complesso ex Civis dove sorge l’Officina Pasolini, di una sede definitiva da assegnare all’Agenzia per la cooperazione e gli uffici per la cooperazione e lo sviluppo;
il progetto, che ha suscitato forti proteste tra le associazioni studentesche, prevede lo smantellamento definitivo dello studentato, del polo culturale, del teatro intitolato a Eduardo De Filippo e la costruzione di un nuovo edificio in un’area attualmente verde per fare spazio a uffici, foresteria e depositi auto: una scelta molto dannosa non solo perché priverebbe la cittadinanza di uno spazio dal comprovato valore culturale, artistico e formativo, ma perché andrebbe a ridurre ulteriormente il già esiguo numero di posti letto attualmente disponibili nelle residenze universitarie;
il progetto di riconversione dell’Officina Pasolini altro non è che l’ennesima dimostrazione della scarsa considerazione dell’Esecutivo nei confronti della cultura e delle problematiche che affliggono le nuove generazioni, indispensabile linfa vitale del sistema Paese. Anziché essere relegato ai margini dell’agenda politica, il diritto allo studio e il tema del “caro affitti” dovrebbero rientrare tra le priorità assolute di un Governo che si professa vicino alle esigenze dei giovani,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire affinché venga rivisto il progetto di riconversione in essere degli spazi dell’Officina Pasolini e dello studentato ex Civis al Foro italico, in modo da tutelare l’offerta di residenzialità studentesca e di non mortificare le esigenze degli studenti che lo frequentano e lo abitano, nonché la comunità di chi fruisce dell’offerta culturale dell'Officina Pasolini.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-00926 Pubblicato il 9 gennaio 2024, nella seduta n. 142 Nicola Irto cofirmatario

Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti. -
Premesso che:
da più di un mese, navi mercantili in navigazione nel Mar Rosso e precisamente nello stretto di Bab el Mandeb subiscono attacchi da parte di un gruppo di ribelli yemeniti, gli Houthi, che hanno annunciato di voler entrare nella guerra tra Israele e Hamas al fianco del popolo palestinese, mirando a interpretare un ruolo da protagonisti nella regione;
i lanci missilistici messi a segno dagli Houthi hanno trasformato lo stretto di Bab al Mandeb in una tratta a grande rischio;
gli attacchi sembrano avvenire sotto la direzione dell’Iran, mediante intelligence e mezzi di combattimento iraniani, configurando azioni dirette non solo contro Israele, ma a danno del sistema economico mondiale ed europeo in particolare;
dall'inizio degli attacchi, secondo quanto riportato dall'esperto di logistica della University of Bradford, Gökçay Balci, "più di duecento navi hanno dichiarato incidenti, e circa 180 vascelli sono stati costretti a cambiare rotta", producendo una situazione caotica nella navigazione tra Asia ed Europa;
dal punto di vista economico sono già apparse le conseguenze sui noli marittimi del trasporto container, con un aumento settimanale del 46 per cento tra Shanghai e il nord Europa (a 1.497 dollari per TEU) e del 31 per cento per il Mediterraneo (a 2.054 dollari per TEU);
i traffici delle merci nel Mediterraneo stanno già subendo un impatto economico gravoso, in quanto le principali compagnie di navigazione dichiarano di evitare il Mar Rosso e il canale di Suez per ragioni di sicurezza, anche se alcune navi sembra stiano ancora viaggiando su questa rotta e Maersk ha annunciato di voler ripristinare il passaggio di alcuni servizi quando la navigazione sarà resa più sicura;
il presidente di Assoporti, Rodolfo Giampieri, ha espresso preoccupazione avvertendo che “tutto ciò avrà un conseguente riflesso sul costo dei beni al consumatore finale”, mentre il presidente di Federagenti Alessandro Santi ha chiesto di "garantire la sicurezza del corridoio nel Mar Rosso per le navi", il presidente di Federlogistica-Conftrasporto Luigi Merlo ha invitato il nostro Paese a “dotarsi di strutture permanenti capaci di analizzare e prevedere i possibili scenari di crisi nelle diverse aree”;
oltre al caos per le catene di approvvigionamento globali, preoccupa molto la situazione del mercato energetico, in particolare per quanto riguarda il gas liquefatto, ma anche per le ripercussioni sul prezzo del petrolio, che si aggiungono all’impatto della guerra Russia-Ucraina;
il Ministro della difesa Guido Crosetto ha dichiarato che “dobbiamo intervenire”, informando che l’Italia ha “una nave all’interno di una missione” e precisando che non si tratta di “una nuova operazione americana”, in quanto “per farlo avremmo avuto bisogno dell’approvazione del Parlamento e invece si tratta di un dispositivo già operante”, e ha detto che “si intende valutare come muoversi nei prossimi mesi”,
si chiede di sapere:
quale sia la missione assegnata alla fregata “Virginio Fasan”, se e quale sia il tipo di coordinamento previsto con le altre unità in pattugliamento di altri Paesi e quali le regole d’ingaggio, se limitato a pattugliamento, scorta e contrasto di attacchi condotti con missili e droni o se siano contemplati azioni contro le postazioni di lancio dei missili;
se la valutazione sia effettivamente rinviata ai prossimi mesi, dopo che si potrebbero già esser pesantemente sentiti gli effetti della crisi del Mar Rosso, o se il Governo non intenda attivarsi immediatamente, in primo luogo in sede di Consiglio europeo, per definire una strategia comune finalizzata a ottimizzare nel brevissimo termine l’impiego delle unità navali a protezione dei traffici;
se il Ministro dei trasporti abbia preso contatto con i presidenti delle Autorità di sistema portuale che sarebbero maggiormente colpite dall’interruzione dei traffici da Suez, segnatamente Genova e Trieste, e fatto una valutazione approfondita dall’impatto dei mancati attracchi, come pure denunciato dagli stessi presidenti;
se il Governo intenda porre a dibattito il tema della sicurezza dei traffici marittimi e quindi degli approvvigionamenti di merci ed energia, a ciò indirizzando missioni di politica europea ed estera.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00852 Pubblicato il 10 gennaio 2024, nella seduta n. 143 Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro della giustizia. -
Premesso che:
come noto durante un veglione a Rosazza, in provincia di Biella, tenutosi nella sede della locale Pro loco, la pistola di proprietà del deputato Emanuele Pozzolo ha esploso un colpo e ferito un giovane, genero di uno degli agenti della scorta del sottosegretario Andrea Delmastro, che insieme ad altri aveva organizzato una festa familiare, alla quale erano presenti anche diversi minori e lo stesso onorevole Pozzolo;
in merito alla vicenda, oggetto di indagine da parte della Procura di Biella, emergono tuttavia tramite diversi articoli riportati da organi di stampa alcuni aspetti ancora da chiarire e che destano a dir poco perplessità sul piano politico-istituzionale. Risulterebbe che molti degli agenti presenti alla festa insieme alle loro famiglie appartengano alla Polizia penitenziaria, il cui compito è la sorveglianza dei detenuti. Al riguardo, val la pena evidenziare come il sottosegretario Delmastro Delle Vedove sia delegato alla trattazione degli affari di competenza del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;
anche il capo della scorta del sottosegretario Delmastro, l’ispettore capo Pablito Morello, appartiene alla Polizia penitenziaria ed era presente alla festa con la moglie, la figlia e il marito della figlia;
come riportato dal quotidiano on line “il Post” l’ispettore capo Morello e il sottosegretario condividono da anni un comune impegno politico e, quando nel febbraio 2023 l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (UCIS) ritenne di assegnare una scorta al sottosegretario Delmastro, egli stesso avrebbe indicato il nome dell’ispettore capo Morello;
considerato che:
lo scorso 3 dicembre 2023 a Biella è stata organizzata la cena per gli auguri di Natale di Fratelli d’Italia dove erano presenti, tra gli altri, il sottosegretario Delmastro e l’onorevole Pozzolo e dove, sempre secondo quanto riportato da organi di stampa, uno dei tavoli del ristorante che ha ospitato l’evento sarebbe stato riservato alla Polizia penitenziaria;
secondo quanto si legge sul quotidiano citato: “La cena è stata anche l’occasione per una grande dimostrazione di solidarietà verso Delmastro, che quattro giorni prima era stato rinviato a giudizio per avere rivelato documenti riservati legati al caso Cospito. Nella sala principale c’era un grande striscione con su scritto: ‘Siamo tutti Delmastro’. Alcuni agenti della Polizia penitenziaria locale, iscritti al sindacato SINAPPE, hanno sfilato tra i tavoli indossando una maglietta con scritto ‘anche io sono Delmastro’, tenendo in mano un cartoncino con la faccia del sottosegretario”. Vale la pena ricordare in questa sede che, con riferimento ai fatti che hanno dato origine al rinvio a giudizio e indipendentemente dal merito e dall’esito che avrà la vicenda processuale a carico del sottosegretario Delmastro, sul piano politico-istituzionale rileva il fatto che egli ha rivelato a un collega di partito il contenuto di documenti che non erano divulgabili;
nel corso della XVIII Legislatura il sottosegretario Delmastro ha portato avanti iniziative care ad un sindacato autonomo di cui peraltro l’ispettore capo Morello è stato per anni rappresentante locale, tra queste vale la pena ricordare ad esempio quella relativa all’assegnazione al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria della responsabilità per la sola tutela degli agenti di polizia, e non anche delle condizioni dei detenuti;
e ancora, alcune vicende che hanno interessato l’istituto penitenziario di Biella sono state oggetto di inchieste della magistratura. Nel marzo 2023 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Biella ha sospeso dal servizio 23 agenti e posto agli arresti domiciliari il vicecomandante della Polizia penitenziaria contestando loro l’ipotesi di reato di tortura di cui all’articolo 613-bis del codice penale, a seguito di alcuni casi di presunti maltrattamenti e violenze nei confronti di tre detenuti stranieri;
successivamente il Tribunale del riesame di Torino, che doveva valutare l’opportunità delle misure adottate nei confronti dei 23 agenti, ordinò la “remissione delle misure cautelari” (confermando “che gli agenti avevano ‘operato sì impropriamente nell’adozione di misure di rigore complessivamente eccessive e illegittime’, ma che non lo avevano fatto per una gratuita volontà di tortura”, “il Post” del 5 gennaio 2024) e gli agenti furono dunque reintegrati in servizio. Alcuni di loro parteciparono poi insieme a colleghi e famiglie a una “grigliata” nella caserma del carcere di Biella la sera del 27 luglio, già oggetto dell’atto di sindacato ispettivo 3-00642 presentato dagli interroganti in data 2 agosto 2023, cui il Ministro della giustizia non ha ancora dato risposta. Alla “grigliata”, inoltre, sempre secondo quanto riportato dal “Post”, vi sarebbero stati anche brindisi per l’abolizione del reato di tortura;
sempre da notizie di stampa nel mese di settembre una nuova inchiesta della procura di Biella ha coinvolto lo stesso istituto penitenziario, con 89 persone indagate e 56 fermate, tra cui tre agenti della Polizia penitenziaria, mentre per altri tre è stata chiesta la sospensione dal servizio. L’inchiesta è ancora in corso e ha ad oggetto un presunto sistema di spaccio di stupefacenti all’interno del carcere, “al quale avrebbero collaborato anche alcuni agenti” (come riportato dal “Post”),
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in relazione ai fatti esposti;
se non ritenga opportuno chiarire la natura dei rapporti intercorrenti tra il sottosegretario Delmastro e alcuni settori della Polizia penitenziaria vicini al suo partito, e se non ritenga che tali rapporti abbiano creato una sovrapposizione tra il ruolo istituzionale che la delega assegna al sottosegretario Delmastro e attività di propaganda di partito, e se infine, per questo e altri fatti ricordati, ritenga ancora compatibile l’esercizio di una delega così delicata in capo all’on. Delmastro.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00080 Pubblicato il 10 gennaio 2024, nella seduta n. 143 Nicola Irto cofirmatario

Il Senato,
premesso che:
da un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” il 24 ottobre 2023, è emerso che il sottosegretario per la cultura Vittorio Sgarbi avrebbe percepito, nel corso del 2023, sostanziosi emolumenti, pari a oltre 300.000 euro, per aver presenziato a inaugurazioni, mostre, conferenze, premi e manifestazioni culturali;
il quotidiano afferma, inoltre, che, sulla base dei documenti visionati, "attorno al critico-politico e ai suoi collaboratori di fiducia ruoterebbe invece una vera e propria industria fondata sull'arte di procacciare attività che si svolgono pure alla luce del sole, ma le cui remunerazioni restano nell'ombra, a volte erogate ad altri, non di rado spacciate come 'missioni' e poi messe a rimborso del ministero";
sempre in un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 25 ottobre, si riporta che il sottosegretario Sgarbi sarebbe indagato a Roma per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, per non aver onorato debiti con l’Agenzia delle entrate (un totale pari a circa 715.000 euro) e per l’acquisto di quadri (si veda “il Fatto Quotidiano” del 9 gennaio 2024) il medesimo sottosegretario Vittorio Sgarbi risulterebbe indagato per furto di beni culturali, in merito a una vicenda oggetto di un’inchiesta svolta, da ultimo, dalla trasmissione “Report” e dallo stesso “il Fatto Quotidiano”;
in particolare l'inchiesta si è concentrata su un quadro di Rutilio Manetti, pittore senese del Seicento, “La cattura di San Pietro”, che fino al 2013 si trovava esposta presso il castello di Buriasco (vicino a Pinerolo, in Piemonte). La proprietaria del castello e del dipinto, Margherita Buzio, a febbraio 2013 denunciò il furto dell'opera: la tela era stata tagliata nella notte, lasciando la cornice; all'epoca le indagini furono senza esito;
la trasmissione “Report” ha sottolineato che, stando alle dichiarazioni di Buzio, poche settimane prima del furto si era detto interessato all'acquisto Paolo Bocedi, collaboratore di Sgarbi fino al 2003 e ancora in buoni rapporti con il sottosegretario. Il servizio di “Report” aggiunge che il critico d'arte avrebbe già visto l'opera alcuni anni prima, in un pranzo al castello, cosa che lo stesso Sgarbi ha confermato;
il dipinto, secondo quanto riportato da “Report”, sarebbe quindi riapparso nel 2021 in una mostra inaugurata dallo stesso Sgarbi, in cui sarebbe stato esposto un dipinto di Manetti "inedito". L'opera esposta dal sottosegretario è estremamente simile a quella sparita nel 2013: una differenza visibile è la presenza, in alto a sinistra, di una candela che nel dipinto rubato non c'era. Sgarbi, negando che si tratti della stessa opera, ha parlato di "coincidenze": il dipinto esposto, infatti, si sarebbe trovato in una villa nel viterbese che Rita Cavallini (madre di Sgarbi) aveva acquistato anni prima, nel 2000, e già presente in un inventario dei beni della villa risalente al Seicento. Tuttavia “Report” ha sottolineato come, nell'inventario in questione, l’opera non risulti;
la stessa trasmissione di RAI3 avrebbe interpellato anche Gianfranco Mingardi, restauratore di Brescia, che ha detto di aver ricevuto la tela senza cornice, la quale sembrerebbe identica all'opera trafugata a Pinerolo, se non per il particolare di una candela che non c’era sul dipinto da lui sistemato. Sgarbi, dal canto suo, ha negato e da articoli di stampa emerge che il legale di Vittorio Sgarbi abbia inviato una PEC diffidando la RAI prima della messa in onda della puntata di “Report”;
tuttavia, a quanto pare, ciò che per Sgarbi era solo frutto di fantasia, incompetenza e livore giornalistico, sembra sia divenuto un fascicolo aperto dalla Procura di Imperia e trasmesso alla Procura di Macerata;
considerato che:
la legge n. 215 del 2004 impone a chi ricopre un incarico di Governo di dedicarsi "esclusivamente alla cura degli interessi pubblici". Dal giuramento in poi, "al titolare non può derivare, per tutta la durata del governo, alcuna forma di retribuzione o vantaggio". La legge vieta altresì di "esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati". Il legislatore precisa: "Sono vietate anche all’estero";
tuttavia, ad avviso dei firmatari del presente atto, oltre ai connessi profili di carattere penale, la condotta getta un'oscura e pesante ombra sull'attività governativa del sottosegretario in un dicastero di tale rilievo e delicatezza e, dunque, si pone in palese contrasto con l'articolo 54 della Costituzione che recita: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore";
le condotte menzionate, inoltre, lascerebbero trasparire in ogni caso una condotta grave, uno sfacciato abuso del potere, una violazione dei doveri, non compatibile con il decoro e la decenza delle istituzioni;
non può, in altri termini, ritenersi che l'azione del sottosegretario sia stata ispirata in tale frangente dal superiore interesse esclusivo della nazione, come espressamente imposto dalla legge n. 400 del 1988,
impegna il Governo ad avviare immediatamente le procedure di revoca, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, della nomina a Sottosegretario di Stato del professor Vittorio Sgarbi.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00846 Pubblicato il 9 gennaio 2024, nella seduta n. 142 Nicola Irto cofirmatario

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia. -
Premesso che:
il 7 gennaio 2024, a seguito della commemorazione delle vittime dell’attentato di via Acca Larentia a Roma, in cui nel 1978 morirono tre giovani militanti del MSI, molti partecipanti hanno gridato per tre volte “presente” con le braccia tese nel saluto romano;
alla cerimonia per il quarantaseiesimo anniversario dell’attentato, erano presenti anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e l’assessore per la cultura del Comune di Roma, Miguel Gotor, che hanno deposto una corona di fiori;
successivamente, i militanti si sono spostati davanti all’ex sede del MSI, dove era presente anche il vice Presidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, e, come è accaduto già altre volte in passato in occasione di altre commemorazioni, hanno salutato con il braccio teso di fronte a un manifesto nero recante la scritta “presente, presente, presente” e in alto una croce celtica bianca;
premesso inoltre che:
la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista;
in attuazione di tale disposizione, la legge 20 giugno 1952, n. 645, meglio nota come “legge Scelba”, ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di apologia del fascismo e punisce con la reclusione da 5 a 12 anni e con la multa da 1.032 a 10.329 euro chiunque promuova, organizzi o diriga le associazioni, i movimenti o i gruppi con carattere fascista;
infatti, la predetta legge, modificata poi dalla legge 22 maggio 1975, n. 152, vieta il perseguire di “finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista”, ovvero rivolgendo “la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito” o compiendo “manifestazioni esteriori di carattere fascista”;
come di tutta evidenza, le attività e i gesti compiuti durante la commemorazione rientrano pienamente nelle condotte vietate dalla “legge Scelba”,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo sui fatti riportati e quali iniziative intenda adottare al fine di fare chiarezza sugli stessi e di far cessare qualunque attività o comportamento commessi in aperta e palese violazione del dettato costituzionale e delle leggi del nostro ordinamento.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00848 Pubblicato il 9 gennaio 2024, nella seduta n. 142 Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro delle imprese e del made in Italy. -
Premesso che:
la vicenda di Acciaierie d’Italia, dopo mesi di gestione fallimentare da parte di Arcelor Mittal, è giunta ad un punto di non ritorno, che richiede un tempestivo e definitivo intervento del Governo, volto a garantire un futuro certo al più grande stabilimento di produzione dell’acciaio in Europa, ai suoi lavoratori e alle imprese dell’indotto;
Arcelor Mittal, il socio privato che controlla il 62 per cento di ADI, a fronte di svariati comunicati stampa diramati negli scorsi mesi orientati a dipingere una situazione gestionale ottimale dello stabilimento ex ILVA di Taranto, non ha assunto alcuna iniziativa per procedere alla necessaria ricapitalizzazione di ADI a fronte della grave crisi di liquidità aziendale e non ha programmato alcun investimento per il futuro dell’azienda, nonostante l’aiuto da 680 milioni di euro ricevuto agli inizi del 2023 da parte dello Stato italiano;
nel corso delle ultime assemblee dei soci di Acciaierie d’Italia, Arcelor Mittal ha ripetutamente manifestato l’intenzione di non procedere alla sottoscrizione dell’aumento di capitale di 1,5 miliardi di euro, così come richiesto dal consiglio di amministrazione, in misura proporzionale alla quota di partecipazione detenuta, indispensabile per la prosecuzione dell’attività aziendale e all’attuazione degli investimenti futuri;
nell’incontro avvenuto in data 8 gennaio 2024, tra il Governo e i vertici di Arcelor Mittal ed Invitalia, per risolvere la delicata vicenda, non è stata trovata una soluzione per immettere nuove risorse per il funzionamento degli stabilimenti ADI che stanno producendo a ritmi molto bassi, con una produzione scesa sotto i 3 milioni di tonnellate a fronte dei 5-6 milioni previsti nei piani e migliaia di dipendenti in cassa integrazione;
nella riunione il Governo, a fronte dell’esigenza di ADI di avere a disposizione circa 420 milioni di euro per il pagamento delle forniture del gas necessarie al funzionamento degli impianti, ha prospettato un aumento di capitale di 320 milioni di euro e far salire la quota di Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI. Su tale ipotesi, che avrebbe portato Invitalia a nominare un nuovo amministratore delegato e Arcelor Mittal ad indicare in nuovo presidente di ADI, non è stato trovato l’accordo. A fronte del rifiuto, il Governo avrebbe prospettato ad Arcelor Mittal la sottoscrizione di tutto il capitale sociale necessario a far salire Invitalia al 66 per cento del capitale di ADI, ricevendo come risposta un netto rifiuto anche alla seconda proposta;
con una nota diramata a margine dell’incontro, il Governo ha preso finalmente atto, come già segnalato dagli interroganti in precedenti atti di sindacato ispettivo, dell’indisponibilità di Arcelor Mittal ad assumere impegni finanziari ed investimenti in ADI, incaricando Invitalia di assumere le decisioni conseguenti;
nei prossimi giorni si deciderà il futuro degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia. Il rischio immediato del distacco della fornitura del gas e la scadenza del 31 maggio del contratto di affitto degli impianti con l’amministrazione straordinaria impongono scelte tempestive, non più rinviabili nel tempo, e ingenti impieghi di risorse per la prosecuzione delle produzioni;
il Governo sarà pertanto chiamato ad assumere decisioni nette invertendo definitivamente il percorso ondivago che nel corso dell’ultimo anno ha contribuito ad avallare la gestione fallimentare di Arcelor Mittal e fra le misure in questo senso si ricordano il decreto-legge n. 2 del 2023, con cui sono stati concessi 680 milioni di euro in favore di Arcelor Mittal per garantire la necessaria liquidità per il funzionamento degli stabilimenti ADI, senza che tale intervento abbia prodotto risultati apprezzabili sulla ripresa produttiva ed occupazionale dei medesimi, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell'interesse nazionale a preservare un importante sito di produzione di acciaio, e soprattutto il memorandum, a giudizio degli interroganti ambiguo, sottoscritto nel mese di settembre 2023 dal ministro Fitto e l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, finalizzato a garantire lo stanziamento di risorse per oltre 2 miliardi di euro a valere sul REPowerEU, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari a carico del gruppo Mittal. Tale memorandum, oltre a confermare un’irragionevole posizione del Governo in favore delle richieste di Arcelor Mittal, ha archiviato per alcuni mesi l’ipotesi più ragionevole, sostenuta anche dai sindacati e dagli interroganti, di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI e di cambiare definitivamente la governance dell’azienda;
alla luce della situazione di grave crisi di ADI e della strategia di Arcelor Mittal orientata da ormai diversi mesi al totale disimpegno finanziario nei confronti della controllata italiana, emerge in tutta evidenza la necessità di procedere rapidamente in direzione dell’acquisizione da parte di Invitalia della maggioranza di controllo di ADI e alla conseguente adozione di urgenti interventi finanziari per garantire la prosecuzione della produzione di acciaio da parte degli stabilimenti ex Ilva o, in alternativa, a procedere in direzione dell’amministrazione straordinaria per ADI,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti si intenda adottare per salvaguardare la continuità operativa degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia di Taranto, nonché degli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure, e per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e l’aiuto alle imprese dell’indotto, messi a rischio dalla disastrosa gestione di Arcelor Mittal;
se si intenda procedere in direzione del passaggio, entro brevi termini, del controllo azionario di ADI da Arcelor Mittal ad Invitalia tramite la conversione del prestito di 680 milioni di euro, erogato con il decreto-legge n. 2 del 2023, in aumento di capitale o, in alternativa, se si intenda procedere in direzione dell’amministrazione straordinaria per ADI; se si intenda chiarire altresì quali siano i costi stimati a carico del bilancio pubblico in conseguenza della situazione che si è determinata;
se, alla luce degli esiti della vicenda descritta e dell’incontro dell’8 gennaio 2024, si intenda chiarire quale sia stata la finalità del memorandum sottoscritto nel mese di settembre 2023 dal ministro Fitto con Arcelor Mittal e se non si ritenga che tale accordo sia stato una delle cause che ha contribuito a rendere maggiormente confusa la gestione della vicenda ADI e ad aggravare la già difficile situazione di crisi degli stabilimenti ex Ilva di Taranto;
se sia intenzione del Governo mantenere nel nostro Paese un importante e competitivo settore produttivo come quello dell’acciaio e se intenda attivarsi al fine di garantire in prospettiva l’ingresso di nuovi e affidabili investitori industriali nella compagine azionaria ADI, cui affidare la gestione del rilancio produttivo del più grande stabilimento siderurgico europeo e il completamento degli interventi di decarbonizzazione della produzione e di messa in sicurezza ambientale del sito.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-00927 Pubblicato il 9 gennaio 2024, nella seduta n. 142 Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
in data 27 dicembre 2023 si è appreso da alcuni organi di stampa (“Giornale di Vicenza”, “Pressgiochi.it”) che nell'ambito delle attività di prevenzione generale e controllo del territorio, i militari della Guardia di finanza hanno scoperto nel comune di Vicenza la presenza uno sportello ATM (Bancomat) installato all'interno di una sala giochi-scommesse;
la legge regionale del 10 settembre 2019, n. 38, recante norme sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d'azzardo patologico (articolo 7, lettera h) stabilisce una distanza non inferiore a quattrocento (400) metri tra i locali pubblici dov'è possibile scommettere e giocare e gli sportelli Bancomat. Le stesse misure di prevenzione e relative sanzioni sono presenti nel regolamento comunale, approvato con delibera di Consiglio comunale di Vicenza n. 29 del 4 giugno 2019, capo III, articolo 9 - distanze minime dai luoghi sensibili;
gli avvenimenti descritti non rappresentano casi isolati, tanto che nel mese di maggio 2023, nel Rodigino, la stessa Guardia di finanza aveva rilevato analoghe circostanze,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di garantire la sicurezza, la salute e l'ordine pubblico, nonché per un efficace contrasto del disturbo da gioco d'azzardo, iniziative volte ad accertare, d'intesa con gli istituti bancari, l'eventuale presenza di sportelli ATM-Bancomat nelle aree di pertinenza o vicinanza ai luoghi dove si vendono giochi d'azzardo;
se intenda provvedere a far rimuovere, tempestivamente, nel rispetto delle vigenti normative, gli sportelli ATM-Bancomat all’interno delle sale giochi e sale scommesse e a potenziare significativamente il numero dei controlli presso le sale giochi e sale scommesse, tenuto conto del crescente aumento del numero delle condotte illegali.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00843 Pubblicato il 9 gennaio 2024, nella seduta n. 142 Nicola Irto cofirmatario

Al Presidente del Consiglio dei ministri. -
Premesso che:
la festività del Capodanno anche nel 2024 è stata accompagnata dalla tragica conta dei feriti e dei morti. L’ultimo giorno del 2023 ha registrato 274 persone ferite e una donna uccisa ad Afragola, in circostanze ancora da verificare;
tra i feriti, 262 sono rimasti infortunati a causa dei fuochi d’artificio e dei petardi, di cui 27 con ferite gravi come lesioni agli occhi, fratture e amputazioni di mani e dita, mentre 12 sono i casi di persone colpite da armi da fuoco;
eventi che, come ogni anno, vedono un grande impegno delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, che sono dovuti intervenire in 703 incendi riconducibili a tali festeggiamenti;
tutte le amministrazioni, sia centrali che locali, si attivano in corrispondenza di tale festività per dissuadere e prevenire atti irresponsabili che mettono a repentaglio la incolumità e la stessa vita dei concittadini, con mirati interventi di sequestro di materiale pirotecnico o l’emanazione di specifiche ordinanze di divieto di utilizzo di detto materiale;
l’importanza di tali attività preventive è volta anche all’affermazione di una cultura del rispetto per il prossimo, scongiurando ogni atto sconsiderato che può trasformare un giorno di festa in tragedia;
da questo punto di vista è indispensabile che tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche, in particolar modo se di rilievo nazionale, agiscano con senso di responsabilità e in coerenza con tali valori;
secondo quanto si apprende dagli organi di informazione, durante un veglione a Rosazza, in provincia di Biella, la pistola di proprietà del deputato Emanuele Pozzolo ha esploso un colpo e ha ferito un giovane, genero di uno degli agenti della scorta del sottosegretario Andrea Delmastro, che insieme ad altri aveva organizzato una festa familiare, alla quale erano presenti anche diversi minori, nella sede della locale pro loco e che avrebbe invitato Pozzolo;
secondo quanto dichiarato al quotidiano il “Corriere della Sera” dal sottosegretario Delmastro: “Chi era presente mi ha raccontato che aveva tirato fuori l’arma, una pistola grande quanto un accendino, per mostrarla. Poi è partito il colpo, accidentalmente”, pertanto, la pistola sarebbe stata mostrata pubblicamente, un comportamento che, come poi provato dai fatti, appare assolutamente imprudente;
l’onorevole Pozzolo ha negato di aver sparato il colpo, che sarebbe partito accidentalmente mentre altri ne erano in possesso, e secondo quanto riportato da organi di stampa si sarebbe sottoposto al test dello STUB, per rilevare l’eventuale presenza di polvere da sparo, nella mattinata del 1° gennaio, dunque diverse ore successive ai fatti e rifiutando comunque di consegnare gli abiti indossati durante il veglione, appellandosi all’immunità parlamentare;
sempre secondo quanto riportato da diversi organi di stampa la prefettura di Biella avrebbe revocato il porto d’armi rilasciato all’onorevole Pozzolo, mentre la procura avrebbe aperto un fascicolo d’indagine nei confronti del medesimo per lesioni aggravate e omessa custodia di armi;
al di là della reale dinamica dei fatti, che sarà accertata dagli organi inquirenti, appare certamente censurabile il gesto di portare ed esibire una pistola carica durante una festa o, addirittura, consegnarla a terze persone;
se rappresentanti delle istituzioni si abbandonano a gesti tanto sconsiderati, diventa sempre più difficile convincere i cittadini a non compiere, anche solo per imprudenza, azioni che possono mettere a rischio la vita propria e altrui;
considerato che nello scorso dicembre è stato presentato al Senato della Repubblica un disegno di legge a prima firma di un senatore esponente di Fratelli d’Italia, che reca modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, consentendo anche ai sedicenni di andare a caccia e dunque di portare legittimamente un'arma. Sul tema è finanche intervenuto il Ministro dell’agricoltura, Lollobrigida, chiedendo il ritiro del provvedimento,
si chiede di sapere:
quali siano le opinioni della Presidente del Consiglio dei ministri in merito ai fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, di carattere normativo e amministrativo intenda assumere, in relazione a comportamenti così sconsiderati, che coinvolgono i soggetti sopra indicati e che hanno visto l’utilizzo di armi, per di più alla presenza di minori;
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda assumere in rapporto a comportamenti tanto pericolosi che sembrano coinvolgere, tra gli altri, rappresentanti di Governo, anche al fine di garantire il rispetto di una postura istituzionale da parte di tutti i suoi esponenti;
quali iniziative intenda intraprendere al fine di scoraggiare la pericolosa tendenza ad esaltare l’uso delle armi e la loro diffusione.

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