INTERROGAZIONE N. 69 DEL 29/09/2020 Su impianto San Leo Siderno

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
Visti i recenti incendi che hanno interessato gli impianti di trattamento dei rifiuti sul territorio regionale – vale a dire quello in località San Leo, nel Comune di Siderno, e quello di Vetrano, nel Cosentino, tra San Giovanni in Fiore e Caccuri, oltre ai roghi avvenuti nei mesi precedenti, tra i quali quello di San Pietro Lametino;
Considerate, inoltre, le recenti dichiarazioni dell’Assessore alla Tutela dell’ambiente della Regione Calabria, De Caprio, che fanno chiaramente riferimento a una strategia criminale “per imprigionare la Calabria” e condizionare le politiche regionali nella gestione del ciclo dei rifiuti;
Il sottoscritto consigliere regionale interroga la Presidente della Giunta regionale della Calabria e l’Assessore regionale alla Tutela dell’ambiente
Per sapere:
- se siano già stati acquisiti riscontri in ordine alle origini degli incendi;
- quali risoluzioni urgenti intenda adottare la Regione, a supporto dell’ATO 5, per il ciclo RSU nella fascia ionica reggina, in ragione della rilevanza strategica dell’impianto di trattamento nel Comune di Siderno che ad oggi serve ben 53 comuni;
- se e in che termini sia stato predisposto il piano per lo smaltimento degli RSU interessati dall’incendio, atteso che si è reso necessario spostare i rifiuti fuori dai capannoni per riuscire a spegnere l’incendio, ed ora essi rappresentano un grave rischio, soprattutto in caso di pioggia e vento che disperderebbero una ingente quantità di sostanze con ogni probabilità inquinanti e nocive per l’ambiente e per la salute dei cittadini.

INTERROGAZIONE N. 64 DEL 15/09/2020 Trasporto pubblico locale

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
- Gli orientamenti europei e nazionali nel campo della mobilità sono volti a favorire e promuovere l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, ai fini di consentire uno sviluppo locale fondato sull'efficienza e sulla sostenibilità ambientale. - Il trasporto pubblico locale, in Calabria, assume un particolare valore, alla luce delle croniche carenze nei servizi di mobilità a favore dei cittadini, specie nelle aree interne e più disagiate. - Sia nel settore privato, sia in quello pubblico, esistono aziende calabresi, come ATAM Spa che gestisce il trasporto urbano nella città di Reggio Calabria, che rappresentano delle "case history" di successo sul piano gestionale, anche grazie ai fondi europei e nazionali, con cui hanno proceduto al potenziamento delle flotte e all'ammodernamento del parco veicoli con l'acquisto di nuove vetture ecologiche e innovative in grado di contenere le emissioni nocive. - Per gli effetti della crisi socio-economica causata dal Covid-19, le aziende di trasporto pubbliche e private hanno subito una drastica riduzione dei ricavi che ha reso più complessa la congiuntura economica del comparto, mettendo a rischio gli equilibri economico-finanziari e, in prospettiva, generando incertezza sulla tenuta dei livelli occupazionali. - Tale situazione ha determinato le Autorità nazionali a intervenire, mediante il cosiddetto "Decreto Rilancio", per ridurre la sofferenza finanziaria provocata dalla pandemia e per assicurare uno sviluppo innovativo ed ecologico delle aziende. Considerato che: - Il servizio di TPL in Italia è sostenuto per il 65% mediante un finanziamento dello Stato e delle Regioni e, per il restante 35%, attraverso ricavi dell'attività d'impresa o fondi degli enti locali. - La copertura di tale 65% è garantita, a sua volta, per larghissima parte dal fondo nazionale del TPL, che mensilmente viene accreditato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alle Regioni, e per il residuo a carico delle Regioni stesse. - A tali crediti vanno aggiunte le somme derivanti dall'integrazione dei contratti collettivi del comparto Autoferrotranvieri, interamente finanziata dallo Stato. - Secondo quanto risulta, la Regione Calabria non avrebbe provveduto a erogare alle aziende del TPL il saldo (pari al 50%) dell'integrazione al CCNL per l'anno 2019, nonché la parte della medesima integrazione maturata per l'anno 2020, e i saldi relativi ai contratti di servizio per gli anni che vanno dal 2016 al 2019. Tali somme ammonterebbero, complessivamente, a circa 47,5 milioni di euro. - Inoltre, la Regione Calabria non ha ancora proceduto all'erogazione delle somme provenienti dal Fondo speciale per il Trasporto Pubblico Locale, istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, così come previsto dall'art. 200 del DL 34/2020 e destinato a compensare la riduzione dei ricavi in seguito gli effetti negativi derivanti dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, ma anche delle somme destinate ai rimborsi degli abbonamenti non usufruiti da parte degli utenti di cui all'art. 215 del medesimo DL. - Secondo fonti dell'Amministrazione regionale, il mancato inserimento delle somme afferenti all'integrazione del CCNL per l'anno 2019 tra i residui passivi del bilancio di previsione 2020 della Regione Calabria renderebbe tecnicamente impossibili sia l'erogazione del saldo 2019 che la quantificazione degli acconti 2020. - In conseguenza di quest'insieme di fattori negativi, invero inspiegabile alla luce dei puntuali trasferimenti di fondi per il TPL dallo Stato alla Regione Calabria, si prospetta l'impossibilità da parte delle aziende di garantire l'erogazione dei livelli essenziali del servizio, e soprattutto il rallentamento del percorso, che si era già intrapreso, di risanamento, sviluppo, ammodernamento e innovazione delle aziende medesime. Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto consigliere regionale chiede
Per sapere:
alla Presidente della Regione Calabria e all'assessore alle Infrastrutture, delegata alla materia, di conoscere entro quanto tempo la Giunta regionale intenda procedere al pagamento delle somme già da tempo trasferite dallo Stato alla Regione e non ancora erogate, alle aziende che gestiscono il servizio di trasporto pubblico locale sul territorio calabrese;
di chiarire quali ragioni abbiano causato un simile ritardo nel pagamento delle spettanze dovute alle aziende di trasporto;
per quale motivo anche i finanziamenti urgenti derivanti dal DL 34/2020 (C.d. "Decreto Rilancio") non siano stati erogati alle aziende;
quali misure la Giunta regionale intenda assumere per garantire, per l'avvenire, puntualità e certezza nella corresponsione, alle società operanti nel TPL, delle somme derivanti da trasferimenti nazionali e dal bilancio regionale.

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
- il diritto dei minori portatori di handicap a ottenere assistenza infermieristica durante l'orario scolastico a cura e spese della Azienda Sanitaria territorialmente competente discende direttamente:_dall'art. 38 Cost.,che sancisce il diritto fondamentale all'istruzione dei soggetti disabili;
dal pronunciamento della Consulta, per la quale il diritto va assicurato mediante "misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti di istruzione" (Corte costituzionale sentenza n. 215/1987) e dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 13.12.2006, ratificata e resa esecutiva dall'Italia con L. 3.3.2009, n. 18, che all'art. 24 statuisce che gli Stati parti "riconoscono il diritto delle persone con disabilità all'istruzione", anche attraverso la predisposizione di ragionevoli sistemazioni al fine di "andare incontro alle esigenze individuali" del disabile;
- inoltre, la Corte Costituzionale, con la nota sentenza n. 275/2016, ha precisato che "la natura fondamentale del diritto, che è tutelato anche a livello internazionale dall'art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con L. 3 marzo 2009, n. 18, impone alla discrezionalità del legislatore un limite invalicabile nel "rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati" (sentenza n. 80 del 2010), tra le quali rientra il servizio di trasporto scolastico e di assistenza poiché, per lo studente disabile, esso costituisce una componente essenziale ad assicurare l'effettività del medesimo diritto";
-la L. 104/1992, all'art. 12 comma 5, con riferimento al diritto all'educazione e all'istruzione, prevede che "all'individuazione dell'alunno come persona handicappata ed all'acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione";
- l'art. 10 co 5, D.L. n. 78 del 2010 (L. n. 122 del 2010), dispone che "I soggetti di cui all'articolo 12, comma 5, della L. 5 febbraio 1992, n. 104), in sede di formulazione del piano educativo individualizzato, elaborano proposte relative all'individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l'indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all'educazione e all'istruzione, restando a carico degli altri soggetti istituzionali la fornitura delle altre risorse professionali e materiali necessarie per l'integrazione e l'assistenza dell'alunno disabile richieste dal piano educativo individualizzato.";
- l'art. 13 comma l, lett a), L. 104/1992, precisa che "l'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza, fermo restando quanto previsto dalla legge 11 maggio 1976, n. 360, e dalla legge 4 agosto 1977, n. 517, e successive modificazioni, anche attraverso: a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti pubblici o privati";
Considerato che: -al fine di rendere effettivo il diritto all'istruzione del minore disabile, è necessario coordinare i servizi scolastici con quelli sanitari;
- l'assistenza sanitaria necessaria per la frequenza scolastica compete al Servizio Sanitario Nazionale come stabilito dall'art. 2 della legge 833/1978, secondo cui la tutela del diritto individuale e collettivo alla salute è assicurata tramite il perseguimento, da parte del Servizio Sanitario Nazionale, fra l'altro, della "promozione della salute nell'età evolutiva, garantendo l'attuazione dei servizi medico-scolastici negli istituti di istruzione pubblica e privata di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola materna, e favorendo con ogni mezzo l'integrazione dei soggetti handicappati";
- l'art. 14 della stessa legge attribuisce alla competenza delle Aziende Sanitarie locali, fra gli altri, i compiti di "prevenzione individuale e collettiva delle malattie fisiche e psichiche" (lett c), di "assistenza medico-generica e infermieristica, domiciliare e ambulatoriale" (lett. h) e di "assistenza medico-specialistica e infermieristica, ambulatoriale e domiciliare, per le malattie fisiche e psichiche" (lett i);
- l'art. 1, D.lgs n. 502/1992, dispone che "la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo ed interesse della collettività è garantita, nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana, attraverso il Servizio sanitario nazionale, quale complesso delle funzioni e delle attività assistenziali dei Servizi sanitari regionali" e chiarisce che "il Servizio sanitario nazionale assicura, attraverso le risorse finanziarie pubbliche individuate ai sensi del camma 3, e in coerenza con i principi e gli obiettivi indicati dagli articoli 1 e 2 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal Piano sanitario nazionale nel rispetto dei principi della dignità della persona umana, del bisogno di salute, dell'equità nell'accesso all'assistenza, della qualità delle cure e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, nonché dell'economicità nell'impiego delle risorse";
- il DPCM 12 gennaio 2017 stabilisce all'art 22 che "il Servizio sanitario nazionale garantisce alle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità, con patologie in atto o esiti delle stesse, percorsi assistenziali a domicilio costituiti dall'insieme organizzato di trattamenti medici, riabilitativi, infermieristici e di aiuto infermieristico necessari per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita. L'azienda sanitaria locale assicura la continuità tra le fasi di assistenza ospedaliera e l'assistenza territoriale a domicilio";
Rilevato che: - il dettato normativo che disciplina il diritto allo studio di un soggetto disabile è, come riportato, molto corposo e non lascia spazio ad interpretazioni opinabili da parte dei dirigenti sanitari che dovrebbero applicarle letteralmente, attraverso gli strumenti che le stesse leggi predispongono;
- alla luce della chiara e corposa normativa sopra richiamata, il minore avrebbe pieno diritto alla prestazione indicata in oggetto di fatto negata in quanto, secondo l'ASP, non ci sarebbero i relativi fondi;
- non si comprende come sia possibile che a un bimbo di 4 anni, residente dell'ambito dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria e affetto da tetraparesi spastico distonica in trattamento con canula tracheostomica e PEG, venga rappresentata la possibilità della sospensione dell'assistenza domiciliare integrata a causa della carenza di fondi (assistenza, tra l'altro, insufficiente perché mancante totalmente della figura del logopedista e dello psicomotricista);
- è, inoltre, attualmente, prevista la presenza dell'infermiere soltanto per un'ora al giorno, mentre al fine dell'assistenza del bambino in relazione alla sua patologia è necessaria la copertura per l'intero orario scolastico;
- alle carenze dell'ASP di RC, ovviamene devono far fronte i genitori, che si affidano a professionisti presenti sul territorio, con rilevante aggravio di costi che incidono pesantemente sul bilancio familiare, snaturando in tal modo il senso dell'assistenza;
Alla luce di quanto sopra, il sottoscritto Consigliere regionale interroga il Presidente della Giunta regionale
Per sapere:
se è a conoscenza di quanto sopra riportato e quali iniziative intende prendere per garantire il diritto all'educazione e all'istruzione degli alunni con handicap.

INTERROGAZIONE N. 56 DEL 27/07/2020
Servizio elisoccorso di Locri

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
- in una regione come la Calabria, caratterizzata da una rete ospedaliera organizzata secondo il modello Hub e Spoke, nella quale esistono oggettive difficoltà delle vie di comunicazione, il servizio di elisoccorso rappresenta un elemento strategico in termini di sicurezza per le attività di emergenza e di soccorso a pazienti con patologie ad elevata complessità clinica, nelle quali la rapidità di intervento è decisiva. - attualmente, nella nostra Regione, il servizio di elisoccorso è composto da 4 basi operative, di cui quella di Lamezia abilitata h 24, mentre le restanti tre (Cosenza, Crotone e Locri) sono operative solo nelle ore diurne, dal mattino fino al tramonto. - la base dell'elisoccorso di Locri è attiva sin dai primi anni 2000 e, nel 2014, si è provveduto a predisporre adeguato impianto di illuminazione al fine di renderla utilizzabile anche per i voli notturni e, sebbene sia stata ottenuta dall'Ente Nazionale dell'Aviazione Civile (ENAC) la certificazione di abilitazione della base per il volo notturno, il servizio non è stato ancora reso operativo in quanto, sulla base della normativa vigente, non è stata attivata la convenzione con i Vigili del fuoco, per garantire la presenza degli addetti antincendio anche nelle ore notturne. - l'importanza del servizio di elisoccorso per la Locride è documentata dal numero degli interventi effettuati in questi anni per situazioni di maggiore emergenza e per il trasferimento di pazienti nei presidi ospedalieri della regione dotati delle necessarie tecnologie e competenze, supportata anche dalle numerosissime testimonianze di pazienti che hanno potuto usufruire di detto servizio avendo così salva la vita. Considerato che: - il costo per l'attivazione di detta convenzione è di circa 50.000 (cinquantamila) euro/anno. - l’abilitazione della piazzuola di atterraggio dell'Ospedale di Locri al volo notturno consente di migliorare il sistema sanitario di emergenza e di dare maggiore sicurezza a tutti i cittadini del territorio della Locride, considerata la distanza di circa 100 km dell'Ospedale di Locri dai centri Hub della rete ospedaliera regionale. - era stato presentato, a firma del sottoscritto consigliere regionale, un emendamento alla Pdl n. 1/XI con il quale si autorizzava la Giunta regionale a concedere all'Azienda Sanitaria di Reggio Calabria un contributo, per l’esercizio finanziario 2020, pari a € 50.000, destinato al finanziamento della convenzione con i Vigili del Fuoco al fine di rendere operativa h 24 la base dell’elisoccorso di Locri. - alla relativa copertura dell’emendamento suddetto si sarebbe provveduto con le maggiori entrate derivanti dalla restituzione dell’avanzo di amministrazione da parte del Consiglio regionale, di cui alla del. U.P. n. 1 del 9 aprile 2020. - tale emendamento, in sede di approvazione della legge di stabilità regionale 2020, non aveva trovato il sostegno della parte politica di maggioranza dell’Assemblea legislativa calabrese, portando a giustificazione l’impossibilità di operare su fondi in ambito sanitario a causa del commissariamento, seppur precisando, negli stessi interventi in Aula di alcuni consiglieri di maggioranza, che la questione sarebbe stata oggetto di intervento e di pronta risoluzione da parte della Giunta Regionale. Tutto ciò premesso e considerato il sottoscritto consigliere interroga il Presidente della Giunta regionale
Per sapere:
- quali provvedimenti saranno assunti dalla Regione Calabria in merito all'abilitazione del servizio notturno di elisoccorso di Locri, e soprattutto in che tempi e attraverso quali risorse, al fine di garantire ai cittadini dell’area della Locride la certezza di un servizio sanitario di emergenza continuo.

INTERROGAZIONE N. 53 DEL 16/07/2020
Unità di Ricerca Biotecnologica di Aprigliano

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
L'Ematologia italiana è riuscita negli ultimi decenni a mettere a segno fondamentali progressi sulla conoscenza molecolare dei tumori del sangue e, in molti casi, grazie a questi avanzamenti, si sono ottenuti netti miglioramenti della risposta alla terapia e della sopravvivenza;
L'unità di Ricerca Biotecnologica sita nel Comune di Aprigliano (Cs), costituita a novembre 2011 con un protocollo d'intesa sottoscritto insieme dall'Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, dall'Azienda Ospedaliera di Cosenza e dall'Università della Calabria, fa parte della rete LabNet del GIMEMA, il network che mette in comunicazione gli ematologi italiani con i laboratori presenti sul territorio nazionale, dove si eseguono esami del sangue assai innovativi e indispensabili per fare diagnosi e per valutare se la terapia sta agendo in modo efficace;
L'URB di Aprigliano è un'eccellenza certificata da enti nazionali e internazionali, con una dotazione di strumentazioni all'avanguardia, expertise e competenze professionali al servizio dei pazienti calabresi, e non solo, e a loro tutela;
L'attività di ricerca dell'URB è una realtà fortemente voluta dalla sezione di AIL Cosenza "Fondazione Amelia Scorza" che ha sostenuto i biologi con borse di studio e contratti, mediante un impegno finanziario che, solo negli ultimi 5 anni, ha superato i 400 mila euro: in tal modo, è stato possibile che la loro expertise fosse messa a disposizione anche dell'attività di diagnostica, prettamente ospedaliera, il che ha favorito lo sviluppo dell'Ematologia di Cosenza;
Come pubblicamente attestato dal Presidente Nazionale AIL, Professor Sergio Amadori, "l'URB ha specifiche peculiarità che la rendono unica e tutti noi conosciamo il ruolo centrale che laboratori come questo hanno, non solo nella diagnosi ma anche, in tempi di medicina di precisione, sulle scelte terapeutiche per il paziente affetto tumore del sangue. Avere analisi del sangue affidabili con lo stesso livello qualitativo in tutta Italia e in particolare nelle Regioni del sud Italia, non è banale soprattutto quando si stratta di prescrivere farmaci di alta precisione e personalizzare le terapie. Inoltre, la presenza di strutture primarie come l'URB di Aprigliano limita in misura rilevante il grave fenomeno della migrazione sanitaria, tanto più necessario in questo periodo di emergenza sanitaria, mettendo a disposizione dei cittadini professionalità e competenze che nulla hanno da invidiare a quelle di altre regioni d'Italia";
RISULTANDO EVIDENTE CHE: La decisione dell'A.O. di Cosenza di trasferire l'attività di diagnostica ematologica dal laboratorio dell'URB di Aprigliano al laboratorio centrale in attuazione del DCA n. 62 del 6 marzo 2020 ("Aggiornamento e Integrazione del DCA n. 11212016 - Riorganizzazione Rete Regionale Laboratori Pubblici") rischia di compromettere un'eccellenza nell'ambito delle politiche socio-sanitarie del territorio;
Tale scelta, inoltre, graverebbe direttamente sui pazienti e sulla qualità delle cure attualmente erogate;
Per sapere:
se il Dipartimento Salute della Regione Calabria sia correttamente informato di quanto sopra riportato e quali provvedimenti di competenza intenda assumere per porre soluzione immediata che scongiuri il rischio di dilapidare un patrimonio di natura scientifica e strumentale maturato e accumulato nel tempo, nonché quali azioni istituzionali intenda intraprendere in merito il Presidente della Giunta Regionale per salvaguardare il ruolo cruciale dell'URB di Aprigliano nel suo essere anello di congiunzione tra ospedale e territorio nella diagnosi e cura dei tumori del sangue.

Consiglio regionale in streaming - Seduta del 14/07/2020

 

 

INTERROGAZIONE N. 36 DEL 17/06/2020 - Biblioteca Calabrese

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
-la Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro (VV) è una storica istituzione di alto valore culturale che, come viene riconosciuto anche fuori dalla Regione, è un'eccellenza di tutta la Calabria, meta di studiosi e studenti di ogni parte d'Italia, luogo di elaborazione e di iniziative culturali con rilevanza nazionale;
-tale istituzione pubblica con continuità fin dal lontano 1998 la rivista semestrale "Rogerius", che viene distribuita a tutte le biblioteche nazionali e a parecchi altri utenti anche all'estero e annovera sia un comitato scientifico, sia un comitato di redazione con studiosi ed esperti di chiara fama (tra i quali Aymard, Teti, Ordine solo per citarne alcuni), costituendo altresì un'opportunità di pubblicazione di contributi scientifici per giovani studiosi di tutta Italia;
-la Biblioteca Calabrese si caratterizza anche per l'erogazione di servizi innovativi sul web, sui social network, all'interno del Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN) e di quello Regionale (SBR), ed è diventata punto di riferimento culturale per tutto il territorio regionale, considerata la peculiarità che la distingue per essere una biblioteca monotematica: l'unica sul territorio regionale a possedere più di quarantamila volumi di argomento e/o di autori calabresi;
-il patrimonio della Biblioteca Calabrese è costituito da periodici e libri rari, e anche da un consistente numero di stampe antiche, sempre di argomento calabrese, regolarmente acquistati sul mercato antiquario e anch'essi disponibili sul catalogo on line;
da un archivio di microfilm e di foto d'epoca, quest'ultimo in corso di ampliamento grazie alle donazioni di privati;
-la Regione Calabria per l'anno in corso ha negato il finanziamento del progetto "Calabria e Calabresi nella letteratura contemporanea" nonostante lo stesso fosse stato erogato per ben due annualità consecutive, a seguito della partecipazione ai relativi bandi;
-sempre l'Ente Regione non ha distaccato le due unità di personale già in servizio da più di un ventennio presso la Biblioteca Calabrese, nonostante le richieste formulate ai sensi della legge regionale 41/2019, con la conseguenza che l'Istituto da circa un anno è priva del personale che aveva acquisito una grande professionalità nella gestione dei servizi bibliotecari;
-recentemente dagli organi d'informazione si è appreso di polemiche politiche che rischiano di interferire sull'autonomia della Biblioteca Calabrese di Soriano;
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali interrogano il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore al ramo
Per sapere:
-per quali ragioni sia stato negato il finanziamento del progetto "Calabria e Calabresi nella letteratura contemporanea", di cui era già stato precedentemente riconosciuto l'elevato valore culturale dalla Regione, con ricadute positive sul mondo culturale e sul tessuto produttivo locale;
-quali siano le ragioni nel ritardo del distacco funzionale delle due unità della Regione Calabria presso la Biblioteca Calabrese ed entro quale termine si intenda dare seguito alla richiesta, tenuto conto che l'istituto risulta attualmente priva delle professionalità che hanno contribuito allo sviluppo di servizi tradizionali e innovativi apprezzati in tutta Italia;
-quali provvedimenti intenda assumere per tutelare l'autonomia della governance dell'istituto da ingerenze politiche che minano la libertà e l'efficacia dell'azione culturale intrapresa ormai da tanti anni dalla Biblioteca Calabrese di Soriano.

INTERROGAZIONE N. 29 DEL 04/06/2020
Diga Metramo

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
- i lavori di realizzazione della diga sul Metramo hanno avuto inizio circa 40 anni fa e, da circa cinque, è stato effettuato il collaudo dell'opera;
- l'invaso della diga, con una capacità di circa 30 milioni di metri cubi d'acqua, destinati, in parte, ad uso irriguo di una vasta area del territorio provinciale, rappresenta un volano di sviluppo per quella che potrebbe diventare zona dedita alla produzione agricola di qualità;
- ripetutamente, l'Ente Regione, attraverso i suoi rappresentanti, ha espresso la volontà di portare l'opera a compimento, sebbene, di fatto, ciò non sia avvenuto e, malgrado gli impegni assunti e i proclami fatti, la diga sul Metramo rischia di diventare l'ennesima promessa non mantenuta;
Considerato che:
- non esistono indicazioni in merito all'ultima parte di finanziamenti necessari per l'esecuzione delle opere di irrigazione dell'invaso di Galatro, che darebbe acqua a tutta la piana di Gioia Tauro. Soldi necessari per il completamento delle opere di canalizzazione per le condotte finalizzate all'uso irriguo e per quelle destinate a garantire la produzione energetica.
- non è oltremodo accettabile che la diga, ormai quasi interamente completata e collaudata, non possa entrare in funzione a causa della mancanza dell'ultimo tratto di canalizzazione e di conseguenza, col persistere dell'attuale stato di abbandono, si avrebbe un enorme sperpero di danaro pubblico.
Tutto ciò premesso e considerato:  
il sottoscritto consigliere regionale interroga il Presidente della Giunta Regionale e l'assessore alle infrastrutture
Per sapere:
se sono state avviate le procedure necessarie all'ultimazione dei lavori per la piena efficienza della diga, attraverso gli Enti preposti ed il Consorzio di bonifica interessato.

Consiglio regionale in streaming - Seduta del 03/06/2020

 

 

Consiglio regionale in streaming - Seduta del 26/05/2020

 

 

MOZIONE N. 18 DEL 25/05/2020
Sulle politiche per la casa e social housing

Il Consiglio Regionale,

Premesso che:
Le nuove strategie di Politiche per la Casa passano attraverso un approccio innovativo denominato Social Housing cioè un programma integrato di interventi, che comprende l'offerta di alloggi, servizi, azioni e strumenti rivolto a fornire alloggi adeguati, attraverso regale certe di assegnazione, a famiglie che hanno difficoltà nel trovare un alloggio alle condizioni di mercato perché incapaci di ottenere credito o perché colpite da problematiche particolari. Negli ultimi anni a causa della perdurante crisi economica, ora acuita dall'emergenza Covid 19, ha ampliato notevolmente la fascia di popolazione beneficiaria dell'edilizia sociale, includendo anche parte del ceto medio che in precedenza non era coinvolto dal rischio abitativo. Si va dai nuclei familiari che riducono il reddito per la perdita dei posti di lavoro alle giovani coppie che non riescono a trovare un alloggio se non dovendo impegnare gran parte del loro reddito, dagli studenti fuori sede ai lavoratori atipici, dalle partite IVA alle persone sole (separati) senza rete familiare con obblighi di mantenimento dei figli, dalle ragazze madri agli anziani, dagli immigrati al "dopo di noi". Il concetto di povertà tradizionalmente inteso è quindi superato annoverando situazioni di vulnerabilità sociale a incertezze economiche anche temporanee. Il Social Housing va quindi a coprire un'area nuova della politica abitativa che non era ricompresa nella tradizionale edilizia residenziale pubblica e che da questa si differenzia per la flessibilità, per il target (non i più poveri, ma una fascia più ampia di persone in difficoltà) e per i soggetti coinvolti (non solo gli attori pubblici ma anche il privato e il non profit). Per queste categorie esistono, rispetto al problema casa, una serie di difficoltà: -Impossibilità di acquistare una casa;
-Costo elevato degli affitti;
-Ostacoli di tipo culturale e pregiudizi sociali. Il territorio di riferimento purtroppo somma alle criticità di ordine economico criticità di tipo sociale e culturale (mancata accettazione, esistenza di barriere psicologiche e culturali nei confronti di tutte le persone che vivono problematiche di disagio). Al dualismo fra l'abitazione in proprietà o in affitto, a causa di costi improponibili per i soggetti in esame, si contrappone l'idea di un centro residenziale integrato con la presenza anche di case in locazione a canone sostenibile nel quale concentrare e rendere fruibili i servizi per il benessere e la qualità dei propri ospiti. La finalità delle politiche della casa devono avere il miglioramento delle condizioni abitative di queste persone in programmi di mix sociali che evitino (come spesso avvenuto in passato) forme di ghettizzazione, attraverso la formazione di un contesto residenziale di qualità all'interno del quale sia possibile non solo accedere ad un alloggio dal costo o dal canone calmierato, ma anche partecipare attivamente alla sperimentazione di nuove, o rinnovate forme dell'abitare, nelle quali gli inquilini sono chiamati alla costruzione di una "comunità sostenibile". Le principali componenti di una Comunità sostenibile sono: -Gestione: comunità ben gestita da una leadership rappresentativa e partecipativa -Servizi: dotazione di servizi accessibili a tutti -Equilibrio ambientale: tra spazi, ambienti costruiti ed ecosistemi, risparmio energetico;
-Aspetti sociali e culturali: spazi vivi, vivibili e inclusivi, relazionali, aggreganti, con forte inclusione sociale. Si sta formando il quadro di una nuova cultura dell'abitare sia per gli spazi privati sia per quelli pubblici. Esperienze che tecnicamente chiamiamo di benessere attivo e collaborativo,nelle quali le persone si organizzano per migliorare un aspetto della propria condizione di vita, e per farlo mettono in atto soluzioni collaborative e sostenibili. Il risultato di questa interazione non solo rende più sostenibile un'attività o un progetto ma genera anche valore. Il progetto gestionale prevede come obiettivo strategico la possibilità di ottimizzare una serie di servizi comuni (cohousing). I servizi in comune hanno la finalità di recuperare condizioni di vita dignitose, benessere psichico dovuto alla condivisione di funzioni essenziali nella gestione della vita quotidiana, opportunità dimensionate ad esigenze e bisogni diversificati ma con tratti comuni (la solitudine, lo sradicamento familiare, l'insicurezza lavorativa, la necessità di supporto operativo ed il sostegno non solo di tipo organizzativo o logistico). L'idea è quella di supportare (dal punto di vista gestionale, organizzativo, strutturale ed infrastrutturale) soggetti portatori di disagio sociale destinatari delle unità abitative nelle attività quotidiane e nel miglioramento complessivo del benessere e della qualità della vita, anche attraverso il coinvolgimento degli inquilini (cohousers). Il social housing è quindi un importante strumento perché attraverso la sua attuazione e diffusione si ottengono benefici per l'intera collettività: dalla promozione della coesione sociale sul territorio alla partecipazione tra il pubblico e il privato sul tema dell'abitare equo. E se da un lato si interviene su un'area di disagio sociale non estremo (quella porzione che è esclusa dai benefici pubblici ma che allo stesso tempo è incapace di accedere al libero mercato) dall'altro si investe l'attività edilizia di una nuova valenza "sociale". Quello che emerge è come il social housing, questo nuovo strumento di politica abitativa, generato da una compartecipazione pubblico-privata, sia in grado di trasformare gli investimenti finanziari in importanti ritorni economici e, soprattutto, sociali. Occorre pertanto una forte iniziativa politica per una revisione profonda della normativa sulle politiche della casa che punti al recupero delle aree degradate ed alla rigenerazione urbana intesa come quell'insieme di pratiche, metodi, strumenti e azioni che intervengono nel tessuto vissuto della città, cercando di rivitalizzarne la trama urbana consolidata attraverso un approccio integrato che tenga insieme gli interventi fisici, materiali, strutturali con quelli sociali, economici, culturali e partecipativi, può essere volano di ripresa occupazionale e di lavoro nel settore dell'edilizia. L'incremento lavorativo in questo comparto è sempre stato fondamentale per la ripresa economica nei momenti storici post bellici o dopo le grandi crisi. La nostra regione ha una grande opportunità. Per ogni milione di euro pubblici investiti nel settore della casa e del Social Housing si generano investimenti privati pari a due milioni e mezzo, riuscendo ad avere una ricaduta complessiva sull'economia (effetti diretti, indiretti e indotti) e creando migliaia di posti di lavoro. Per questi motivi ci si augura che la Regione Calabria inverta decisamente il percorso e le politiche della casa sinora perseguite inserendo il Social Housing come priorità, trasformando l'azione dal diritto alla casa alle politiche per l'abitare. Pertanto, il governo delle politiche dell'abitare non può essere di pertinenza esclusiva dell' Assessorato ai Lavori Pubblici, che ha sempre considerato gli aspetti immobiliari nell'Housing Sociale come fattore primario, non come uno degli elementi da valorizzare all'interno di un approccio integrato che dedica particolare enfasi a tematiche di carattere sociale. Le politiche dell'abitare devono essere politiche del Welfare, così come avviene in tutte le altre Regioni in Italia.
Impegna la Giunta regionale
Ad attivarsi, per quanta sopra considerato, per realizzare una mozione sulle politiche della casa che metta ordine alla miriade di norme e programmi prodotte nel settore adeguandole agli indirizzi nazionali e di altre Regioni virtuose e definisca in maniera chiara le nuove linee di intervento privilegiando ii recupero, la rigenerazione urbana, il ridisegno di quartieri degradati nonché i soggetti abilitati alla realizzazione e alla gestione sociale e le forme di integrazione ai servizi comuni e di quartiere, ai servizi sociali, sanitari e dell'istruzione fino ad un programma serio di trasformazione dell'ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) ad ERS (Edilizia Residenziale Sociale). Diventano elementi essenziali: -La ricognizione attenta e minuziosa delle risorse disponibili sui programmi in essere da mettere in campo: oFondi ex Gescal,fondi edilizia sovvenzionata Cdp oBando di concorso per la realizzazione di alloggi di edilizia sociale da offrire in locazione o in proprietà LR 36/2008, oL.R. 19/09 - "Programma regionale per il recupero di alloggi di proprietà privata ubicati nei centri storici dei comuni ad alta tensione abitativa di cui alla delibera CIPE 13 novembre 2003 n. 87" oArt. 4 art. 8 e art. 12 del DPCM 16 luglio 2009 "Piano nazionale di edilizia abitativa". oDecreto Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 2295 del 26 marzo 2008 - Programma di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile. oArt. 18 della legge 203/91 - (programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato) oContratti di Quartiere oEx Buoni Casa inutilizzati, legge regionale 22/5/02, n. 23, art. 6 comma 10 oLegge431/98 "fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione" oProgrammazione Comunitaria POR FESR ed FSE;
oResidui dall'assegnazione passata di finanziamenti, -Un confronto serio con la CdP per promuovere l'investimento dei Fondi FIA in Calabria (unica regione d'Italia dove non sono stati realizzati interventi);
-La costituzione di un Fondo di Garanzia che supporti i soggetti gestori e le famiglie meno abbienti per l'accesso al credito e l'individuazione di forme di finanziamento etico, non essendo le Banche tradizionali disponibili ed attrezzate a finanziare forme sociali dell'abitare;
-La programmazione con modelli di intervento che puntino alla Rigenerazione edilizia e sociale di interi quartieri degradati nelle aree urbane della Calabria ad alta tensione abitativa;
-L'individuazione di nuovi modelli abitativi, già sperimentati in altre aree del paese, che portino al superamento di sistemi ormai superati (vedi Case di Riposo per anziani), che nell'emergenza Covid 19 sono esplosi in tutta la loro inidoneità. -La individuazione di strumenti e misure sociali che attraverso un approccio integrato tenga insieme gli interventi fisici, materiali, strutturali con quelli sociali, economici, culturali e partecipativi, delle politiche per l'abitare. -La individuazione di misure speciali complementari che si integrino anche con le misure straordinarie messe in campo dal Governo Nazionale come il DL Rilancio, SismaBonus, EcoBonus.

MOZIONE N. 14 DEL 29/04/2020
Pesca sportiva

Il Consiglio Regionale,

Premesso che:
-le iniziative di mitigazione del rischio del contagio da coronavirus, in seguito ai provvedimenti nazionali e regionali che hanno prodotto ii cosiddetto "lockdown", hanno portato alla chiusura totale di tutte le attività, comprese quelle sportive e ricreative;
-che tra tali attività rientra le pesca sportiva, esercitata sia dalle spiagge che tramite le imbarcazioni da diporto;
-che la pesca sportiva è uno sport che, anche in Calabria, annovera numerosi praticanti e società affiliate alla Federazione nazionale FIPSAS, una delle più rilevanti per numero di tesserati all'interno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano;
-che, per sua natura, la pesca sportiva è attività che può essere svolta individualmente e senza alcun rischio di assembramento;
-che la regione Calabria presenta uno sviluppo costiero di oltre 800 chilometri e, pertanto, lo svolgimento dell'attività di pesca sportiva può essere garantito in condizioni di sicurezza sul versante sanitario;
-che con ordinanza del Presidente della Regione n. 32 del 17 aprile 2020 e già stata disposta la riapertura delle attività agricole e di conduzione di piccoli allevamenti di animali, da parte di agricoltori amatoriali, attività in larga parte assimilabili alla pesca;
-che la riapertura della pesca costituirebbe uno straordinario segnale di attenzione verso un intero comparto che, assieme a tutto l'indotto coinvolto, rappresenta uno dei settori caratterizzanti e più produttivi dell'intera regione;
Per quanto tutto sopra evidenziato
Impegna la Giunta regionale
e la Presidente della Regione ad assumere ogni idoneo e necessario provvedimento affinché, nel rispetto delle misure di sicurezza e di distanziamento sociale, l'attività amatoriale di pesca sportiva possa essere riaperta nel territorio della regione Calabria.

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Nicola Irto - Sito ufficiale

Vicepresidente Consiglio regionale della Calabria

via Cardinale Portanova
89100 Reggio Calabria
e-mail: segreteria.nicolairto@gmail.com
tel. 0965.880992

 

 

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