Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00029 - Pubblicato il 16 novembre 2022, nella seduta n. 8 - Nicola Irto primo firmatario

IRTO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Premesso che:
- in data 8 novembre 2022, sul sito di Poste italiane, nella pagina dedicata alla misura superbonus edilizio è apparso un comunicato che recita testualmente: "Il servizio di acquisto di crediti d'imposta è sospeso per l'apertura di nuove pratiche. È possibile seguire l'avanzamento delle pratiche in lavorazione e caricare la documentazione per quelle da completare". A fronte di tale decisione - non è stata fornita alcuna spiegazione ufficiale;
- nelle scorse settimane anche Cassa depositi e prestiti aveva proceduto a bloccare la cessione dei crediti;
- Poste italiane era uno dei pochi istituti ad offrire ancora questa possibilità, insieme a Banca Intesa, seppur con costi più elevati rispetto al passato;
- la decisione di CDP, di Poste e dell’intero sistema bancario evidenzia una palese criticità che si riverbererà su tutto il sistema produttivo di settore e sulle famiglie ed è prevedibile una pericolosa fase di stallo;
- a ciò bisogna aggiungere anche il rilevante e inspiegabile ritardo nella liquidazione delle pratiche da parte degli istituti di credito che, pur avendo chiuso da mesi le piattaforme per l’acquisto di nuovi crediti, non onorano i vecchi contratti firmati e non provvedono alla stipula dei nuovi, prolungando in alcuni casi artificiosamente le istruttorie con riverbero devastante sulle imprese e sulle famiglie;
- la situazione sta creando preoccupazione nel settore edile perché è in atto una forte speculazione da parte di chi ancora acquista i crediti relativi al superbonus, sfruttando proprio la necessità di liquidità delle imprese. Ciò avviene nonostante una circolare dell’Agenzia delle entrate sia intervenuta proprio per cercare di sbloccare la cessione dei crediti, dopo che nei mesi scorsi una serie di provvedimenti della stessa Agenzia ha creato profonde incertezze fra le imprese interessate;
- tutte le organizzazioni di categoria stanno sollecitando un tempestivo intervento del Governo,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attivare, in tempi rapidissimi, al fine di aprire un tavolo con le imprese della filiera delle costruzioni e il sistema finanziario e creditizio per individuare una risposta definitiva al grave problema della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi, contrastando la speculazione in atto e salvaguardando la tenuta delle imprese e dell’occupazione collegata alla misura del superbonus.

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Disposizioni in materia di redazione del bilancio di genere da parte delle regioni e degli enti locali - Disegno di legge n. 36 COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 13 OTTOBRE 2022 - Nicola Irto cofirmatario

L'Italia è uno dei Paesi avanzati con più elevati divari di genere: nonostante i progressi degli ultimi anni, emergono ancora bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, minore tasso di occupazione, segmentazione orizzontale e verticale del mercato, limitata presenza nelle posizioni apicali delle imprese quotate. Tale situazione è ulteriormente peggiorata a seguito della crisi generata dalla pandemia di COVID-19, che ha determinato un impatto particolarmente negativo sulle donne non solo in termini di una significativa perdita di posti di lavoro in settori dominati dalla presenza femminile, e di condizioni di lavoro peggiori, ma anche in un'accresciuta fragilità economica e in un conflitto vita-lavoro ancora più aspro del passato, che hanno ampliato i divari di genere preesistenti in ambiti chiave del benessere. La pandemia di COVID-19 ha infatti costituito una sorta di banco di prova per la distribuzione fra uomini e donne delle responsabilità di cura domestica e familiare e, come emerso dai dati dell'ultima Relazione sulla sperimentazione dell'adozione di un bilancio di genere, riferita all'anno 2020, presentata alla Camera dei deputi nella scorsa legislatura (Doc. XXVII, n. 27), e illustrata dalla Sottosegretaria di Stato al Ministero dell'economia e delle finanze Cecilia Guerra del Governo Draghi in audizione presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato, l'esito è stato quello di « un vero e proprio “fallimento redistributivo” del tempo di lavoro e di cura tra uomini e donne a seguito dello shock pandemico ».
Assai opportuna è stata in tal senso la scelta del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di rendere strutturale il bilancio di genere, prevedendo che la legge di bilancio per il 2024 presenti una classificazione delle voci previste secondo i criteri alla base degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell'Agenda 2030, relativamente al bilancio di genere e al bilancio ambientale; si richiede in particolare una valutazione dell'impatto di genere in tutte le fasi (programmazione, attuazione, monitoraggio, valutazione ex post), per orientare le risorse e superare politiche di genere frammentate e occasionali che rappresentano le donne solo come una categoria svantaggiata, quando invece le donne rappresentano più della metà della popolazione.
In questo ambito, il bilancio di genere, riclassificando le spese del bilancio dello Stato, si configura come uno strumento complesso volto, da un lato, ad individuare le risorse stanziate ed erogate in favore delle pari opportunità di genere (dentro e fuori l'amministrazione) e, dall'altro, a verificare l'impatto degli interventi su uomini e donne.
Inoltre nell'agosto del 2021 il Governo Draghi, dando seguito alle indicazioni della « Strategia europea per la parità di genere 2020-2025 », ha approvato la « Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 », che costituisce una delle linee di impegno del Governo all'interno del PNRR e del cosiddetto « Family Act » (legge 7 aprile 2022, n. 32, recante deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia).
D'altronde, il principio dell'uguaglianza di genere è un valore cardine dell'Unione europea e lo stesso articolo 8 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che essa, nelle sue azioni, mira ad eliminare le ineguaglianze, a promuovere la parità tra uomini e donne e a combattere le discriminazioni nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni. La Presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, nel delineare gli orientamenti politici per il 2019-2024, ha riaffermato l'essenziale principio che il perseguimento della parità di genere debba essere una delle principali priorità della nuova Commissione e dell'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali. La Strategia europea per la parità di genere dovrà dunque trattare sistematicamente tutte le situazioni in cui le disposizioni legislative influiscono sulle decisioni che le donne prendono nel corso della vita, superare i divari e la discriminazione, sviluppare il loro pieno potenziale.
Un impulso al contenimento di tali divari potrebbe derivare dall'introduzione dell'obbligo della redazione del bilancio di genere da parte delle amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti territoriali, quale premessa di una più incisiva applicazione della valutazione di impatto delle politiche pubbliche sotto il profilo del genere. Anche a livello dell'Unione europea, come riaffermato nella risoluzione del Parlamento europeo, del 15 gennaio 2019, sull'integrazione della dimensione di genere al Parlamento europeo, il bilancio di genere – che si concretizza nella pianificazione e nella programmazione – è un elemento essenziale per il rafforzamento dell'uguaglianza di genere e la realizzazione dei diritti della donna; le valutazioni d'impatto di genere sono infatti necessarie per identificare le probabilità che qualsiasi decisione abbia ripercussioni negative sulla parità di genere, cosicché è altrettanto necessario analizzare i bilanci da una prospettiva di genere, in modo da fornire informazioni sui diversi effetti che qualsiasi stanziamento e ripartizione di bilancio possono produrre in termini di parità, oltre che per accrescere la trasparenza e la responsabilità.
Nell'esperienza italiana, il bilancio di genere è stato introdotto per la prima volta nel 2009, con il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Tuttavia, sulla base di quanto richiesto dal citato provvedimento, il contributo fornito dai bilanci di genere, che le singole amministrazioni erano tenute a includere tra i contenuti della relazione sulla performance da presentare entro il 30 giugno di ogni anno, è risultato limitato e al di sotto delle attese in termini di analisi e di ricadute sul divario di genere. A questo si aggiunge il quadro delle esperienze locali, che ha prodotto documenti importanti anche dal punto di vista metodologico, ma che hanno rappresentato esperienze frammentarie e discontinue sul territorio.
Nel mese di giugno 2016, in attuazione di quanto previsto dalla riforma della struttura del bilancio dello Stato, è stata avviata una nuova fase della sperimentazione sul bilancio di genere, con l'obiettivo di migliorare i risultati raggiunti.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 giugno 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2017, e la relativa circolare di attuazione (n. 25 del 5 luglio 2017) rappresentano il passo iniziale verso la sistematizzazione della valutazione delle politiche pubbliche con un impatto sul divario di genere. Il 2019 è dunque stato il quarto anno della sperimentazione. Tuttavia l'iniziativa, pur migliorando il quadro normativo vigente, presenta alcuni limiti da affrontare e superare.
In primo luogo, l'iniziativa si limita a coinvolgere nella riclassificazione contabile della spesa in bilancio soltanto i centri di responsabilità delle amministrazioni centrali e della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ai fini di una visione unitaria e completa sulle politiche adottate per la riduzione del divario di genere, del controllo a posteriori delle medesime e della formulazione di linee di indirizzo sulle politiche future, sarebbe auspicabile un'estensione della sperimentazione a tutte le amministrazioni pubbliche, incluse quelle locali, che realizzano una parte consistente delle spese dirette a incidere sul divario di genere, nonché agli enti e alle istituzioni che materialmente attuano le politiche pubbliche.
In secondo luogo, la scelta degli indicatori statistici, necessari al monitoraggio del diverso impatto di genere delle spese, appaiono scollegati ed indipendenti dagli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) sviluppati dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) fin dal 2013 e che sono stati inseriti nell'ambito del documento di economia e finanza (DEF). Anche in questo caso, come evidenziato nel corso della XVII legislatura, nel parere espresso dalla Commissione bilancio del Senato, del settembre 2017, sull'atto del Governo n. 428 (recante lo schema di decreto ministeriale relativo all'individuazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile), sarebbe stato opportuno coordinare meglio la sperimentazione sul bilancio di genere con le altre iniziative in corso relative all'uguaglianza di genere, ed in particolare con riferimento all'applicazione degli indicatori BES e all'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Il testo qui proposto riproduce il progetto di legge depositato alla Camera dei deputati (atto Camera n. 3568 – D'Elia e altri) e, a grandi linee, il disegno di legge dalla senatrice Fedeli (atto Senato n. 1539) presentati nella precedente legislatura che a loro volta riprendono un testo della XVII legislatura a prima firma della senatrice Zanoni (atto Senato n. 2915). Al fine di rafforzare il quadro normativo vigente in tema di bilancio di genere, esso si pone l'obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento, dopo una prima fase sperimentale, l'obbligo, per le regioni, le province, le città metropolitane, le unioni di comuni e i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, di redigere il bilancio di genere al fine di consentire la valutazione del diverso impatto della politica di bilancio sulle donne e sugli uomini in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro non retribuito e incentivare l'adozione di misure da parte dei suddetti enti territoriali per il riequilibrio di genere degli interventi e delle politiche pubbliche.
La fase sperimentale del bilancio di genere si sviluppa su un arco temporale di tre anni e agli enti territoriali che aderiscono alla sperimentazione sono riconosciute specifiche agevolazioni.
Al termine della fase sperimentale, la redazione del bilancio di genere diventa obbligatoria per tutte le regioni e gli enti locali, con esclusione dei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, per i quali rimane un'opzione facoltativa.
La redazione del bilancio di genere coinvolge tutte le fasi del ciclo di bilancio dei citati enti territoriali, a partire dal Documento unico di programmazione che si compone di una Sezione strategica, della durata pari a quelle del mandato amministrativo, di una Sezione operativa di durata pari a quella del bilancio di previsione finanziario e dalla Sezione operativa dedicata al bilancio di genere, per passare poi al bilancio di previsione finanziario, che comprende le previsioni annuali di competenza e di cassa relative alle spese di genere, per finire con il rendiconto che deve contenere i risultati della gestione anche dal punto di vista delle spese di genere.
Gli schemi contabili e le modalità di rappresentazione del bilancio di genere da parte di ciascuno dei citati enti territoriali sono stabiliti dal Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tramite apposite linee guida che specificano, nell'ambito del bilancio di ciascun ente, le categorie di riclassificazione e le unità di analisi a cui applicarle. La metodologia generale per la redazione del bilancio di genere si basa su una riclassificazione contabile delle spese del bilancio di ciascun ente territoriale in spese neutrali rispetto al genere, spese sensibili rispetto al genere (ossia che hanno un diverso impatto su donne e uomini) e spese destinate a ridurre le diseguaglianze di genere.
I dati rilevati secondo tale metodologia sono elaborati dagli enti territoriali, ai fini della redazione del bilancio di genere, secondo i criteri stabiliti dalle linee guida.

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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere - Legislatura 19ª - Disegno di legge n. 93 - COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 13 OTTOBRE 2022

Nel corso della XVIII legislatura, con deliberazione del Senato del 16 ottobre 2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 25 ottobre 2018, è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.
La Commissione ha svolto un'intensa attività di audizioni e di inchiesta al fine di far emergere il fenomeno in tutti i suoi aspetti, a seguito delle quali ha approvato 13 Relazioni, in particolare: la Relazione sulle misure per rispondere alle problematiche delle donne vittime di violenza dei centri antiviolenza, delle case rifugio e degli sportelli antiviolenza e antitratta nella situazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 (Doc. XXII-bis, n. 1), la Relazione sui dati riguardanti la violenza di genere e domestica nel periodo di applicazione delle misure di contenimento per l'emergenza da COVID-19 (Doc. XXII-bis, n. 2), la Relazione sulla Governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio (Doc. XXII-bis, n. 3), la Relazione relativa al rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria (Doc. XXII-bis, n. 4), la Relazione sul contrasto alla violenza di genere: una prospettiva comparata (Doc. XXII-bis, n. 5), la Relazione sulle mutilazioni genitali femminili (Doc. XXII-bis, n. 6), la Relazione « La risposta giudiziaria ai femminicidi in Italia. Analisi delle indagini e delle sentenze. Il biennio 2017-2018 » (Doc. XXII-bis, n. 7), la Relazione sui percorsi trattamentali per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive e di genere (Doc. XXII-bis, n. 8) e la Relazione sulla vittimizzazione secondaria delle donne che subiscono violenza e dei loro figli nei procedimenti che disciplinano l'affidamento e la responsabilità genitoriale (Doc. XXII-bis, n. 10).
Un lavoro approfondito e articolato dunque che ha analizzato trasversalmente tutti i diversi piani che interessano il fenomeno della violenza con il contributo proficuo di tutti i commissari, delle tante associazioni che si occupano di violenza e dei centri antiviolenza, dei consulenti dei tribunali e degli uffici giudiziari. La Commissione, inoltre, sia per la sua stessa istituzione, sia per l'attenzione e l'ascolto dimostrati nel corso della propria attività, ha fatto sì che tante donne, vittime di violenza, spesso alle prese con procedimenti civili o penali lunghi e faticosi, si siano rivolte alla Commissione stessa per chiedere verifiche e indicazioni o, comunque, per sentire le istituzioni al loro fianco.
A quanto detto si aggiunga che, con le diverse Relazioni che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha approvato quasi sempre all'unanimità, è stato consegnato al Paese un patrimonio di dati e conoscenze del fenomeno su cui costruire politiche ancora più efficaci per contrastare la violenza. In particolare, il documento conclusivo, recante la relazione finale sull'attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio (Doc. XXII-bis, n.15), approvato all'unanimità dalla Commissione il 6 settembre 2022, chiarisce il filo conduttore perseguito nelle singole inchieste, ricostruisce il disegno complessivo delle politiche necessarie a prevenire e contrastare la violenza di genere e contiene nel capitolo « Indirizzi e Policies » preziose e concrete indicazioni di lavoro per il Parlamento e per il Governo. Indicazioni su cui hanno concordato i commissari di tutte le forze politiche e che possono essere considerate un patrimonio condiviso di saperi in base al quale proseguire il lavoro, dentro e fuori dal Parlamento. Più nel dettaglio, dal lavoro svolto è emersa l'importanza di rafforzare la rete per sostenere le donne, le bambine e i bambini in uscita dalla violenza con le associazioni e i centri antiviolenza. Analogamente, è emersa tra le priorità di intervento la necessaria formazione e specializzazione di tutto il personale che interviene con donne e minori vittime di violenza, a partire da tutti gli operatori della giustizia.
Il contrasto al fenomeno della violenza, infatti, passa anzitutto per una battaglia culturale, attraverso il superamento degli stereotipi e i pregiudizi contro le donne che troppo spesso albergano anche in chi si occupa di violenza, nei tribunali e non solo. Analogamente, è emersa la necessità di intervenire sugli uomini maltrattanti con percorsi psicologici di recupero obbligatori, la cui efficacia sui singoli individui venga verificata, per evitare il rischio di recidive e contribuire a determinare un cambiamento culturale.
Negli ultimi anni dai casi riportati dalle cronache è, inoltre, emerso un elemento di particolare allarme. In sempre più casi, per evitare il femminicidio non basta la denuncia che le donne fanno con coraggio e spesso non bastano neppure le misure adottate, come l'allontanamento, e in alcuni casi non è sufficiente neanche la condanna per stalking. Circostanze che, a fronte di un quadro normativo robusto, di cui negli anni si è dotata l'Italia, indicano un « vulnus » che riguarda l'applicazione rapida e tempestiva delle misure di protezione. Un vulnus che, inoltre, finisce con l'operare come fattore deterrente per le altre donne, spingendole a non denunciare.
Occorre, infine, evidenziare come già anche nel corso della XVII legislatura, con la deliberazione del Senato del 18 gennaio 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 20 del 25 gennaio 2017, era stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.
Con il presente disegno di legge si intende, invece, richiedere l'istituzione di una Commissione d'inchiesta bicamerale quale segno di attenzione del Parlamento tutto rispetto ad un fenomeno la cui portata continua a destare un particolare allarme sociale e che quindi merita una centralità e un lavoro organico da parte di tutte le forze parlamentari.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-00017 - Pubblicato il 9 novembre 2022, nella seduta n. 7 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Premesso che:
il 1º luglio 2013 la Croazia è stata il primo dei sette Paesi dei Balcani occidentali ad aderire alla UE, mentre il Montenegro, la Serbia, la Repubblica di Macedonia del nord e l'Albania sono candidati ufficiali;
successivamente sono stati avviati negoziati e capitoli di adesione con il Montenegro e con la Serbia, mentre la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo sono potenziali Paesi candidati;
la UE da tempo ha sviluppato una politica per sostenere la graduale integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea e obiettivo dichiarato e perseguito è di promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo economico nei Balcani occidentali e aprire la prospettiva dell'integrazione in Europa;
il 3 novembre 2022, a Berlino sono stati firmati tre accordi tra i sei Paesi dei Balcani occidentali, al fine di facilitare la libera circolazione dei cittadini e rilanciare l'integrazione regionale;
sulla base degli accordi, i sei Paesi dei Balcani occidentali riconosceranno reciprocamente le carte d'identità, i diplomi e le qualifiche professionali dei loro cittadini;
gli accordi tra Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Serbia e Montenegro rappresentano un passo avanti positivo per la regione, in un momento in cui le relazioni tra Kosovo e Serbia continuano ad essere tese, e segnano il ritorno del "processo di Berlino", piattaforma negoziale regionale per accompagnare i Paesi balcanici verso l'integrazione europea;
nelle ultime settimane si è registrato un forte deterioramento dei rapporti tra la Serbia e il Kosovo;
recentemente il Governo serbo si è riunito in sessione straordinaria per discutere sulla crisi del Kosovo;
come riportato dalle agenzie di stampa, in precedenza il presidente Vucic ha incontrato l'inviato speciale UE Miroslav Lajcak e successivamente gli ambasciatori di Russia e Cina;
al centro dei colloqui gli ultimi preoccupanti sviluppi nella situazione in Kosovo, dove la popolazione serba ha rifiutato il cambio della targa automobilistica;
inoltre, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Belgrado avrebbe rifiutato una proposta franco-tedesca avanzata a Serbia e Kosovo intesa a risolvere l'annosa questione delle reciproche relazioni bilaterali;
il portavoce del servizio europeo per l'azione esterna ha sottolineato come l'escalation fra Pristina e Belgrado degli ultimi giorni sia molto pericolosa e stia portando a sviluppi che mettono a rischio anni di duro lavoro e di risultati,
si chiede di sapere:
se il Governo italiano non intenda, anche per il ruolo strategico che l'area balcanica riveste per la sicurezza del nostro Paese, avviare e sostenere un'azione diplomatica, in ambito UE e autonoma, al fine di far decantare la situazione di forte tensione tra Serbia e Kosovo;
se abbia già intrapreso le opportune iniziative in vista del cruciale vertice dei Balcani occidentali che si terrà in Albania a dicembre;
se stia valutando l'opportunità di adottare nuovi paradigmi strategici a fronte dell'instabilità nei Balcani, quale possibile proiezione del conflitto ucraino con le conseguenti sfide relative all'assetto liberaldemocratico sostenuto dalle alleanze occidentali;
se non ritenga opportuno riferire al Parlamento in merito ai fatti esposti e alle iniziative che il nostro Paese intenda intraprendere riguardo alla crisi nei Balcani.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00024 - Pubblicato l'8 novembre 2022, nella seduta n. 6 – Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'interno.
Premesso che:
in data 15 ottobre il prefetto di Torino ha comunicato che l’UCIS (ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) del Dipartimento pubblica sicurezza del Ministero dell’interno ha avviato il procedimento per la revoca del dispositivo tutorio disposto in favore di Giuseppe Masciari, imprenditore edile la cui attività si svolgeva prevalentemente, anche se non esclusivamente, in Calabria;
Giuseppe Masciari ricevette diverse intimidazioni mafiose alle quali reagì rivolgendosi alla DDA di Catanzaro;
a seguito della denuncia l'imprenditore e la sua intera famiglia sono stati allontanati dal luogo di residenza, inseriti nel programma speciale di protezione e trasferiti, a seguito della richiesta avanzata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, in una località protetta a fronte di una valutazione di grave e imminente pericolo per l'incolumità dell'imprenditore e della sua famiglia;
le denunce di Masciari hanno consentito di contrastare con efficacia il sistema 'ndraghetistico, con le sue collusioni e gli interessi ramificati in diverse province calabresi;
tuttavia, come emerso anche nella relazione della DIA relativa al secondo semestre del 2021, diversi esponenti della criminalità organizzata coinvolti sarebbero ancora operativi sia dentro che fuori dalla Calabria;
le diverse operazioni anti ‘ndrangheta svolte negli ultimi anni hanno consentito l'avvio di nuovi procedimenti penali, nei quali Masciari compare come testimone; il pericolo per la sua incolumità e quella della sua famiglia sembrerebbero dunque continuare a persistere;
si aggiunga che il Ministero dell'interno ha sin da subito riconosciuto nelle sue memorie la particolare significatività delle testimonianze dei coniugi Masciari e della necessità dunque di riconoscere loro un sistema tutorio;
la decisione di revocare il dispositivo tutorio lascerebbe, quindi, l'imprenditore e la sua famiglia privi della tutela necessaria a contrastare qualunque pericolo per la loro incolumità fisica,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le ragioni che hanno portato alla revoca del dispositivo tutorio disposto nei confronti di Giuseppe Masciari e dei suoi familiari;
se non ritenga altresì di verificare con le autorità preposte al procedimento di concessione e revoca della tutela, in particolare l’UCIS, l’opportunità di convocare e sentire il destinatario del provvedimento di revoca.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00018
Atto n. 3-00018 con carattere d'urgenza - Pubblicato l'8 novembre 2022, nella seduta n. 6 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'interno.
Premesso che:
in data 30 ottobre 2022, per ricordare il centesimo anniversario della marcia su Roma svoltasi il 28 ottobre 1922, circa 2.000 nostalgici del fascismo provenienti da tutta Italia si sono radunati nel paese del forlivese dove è nato e dove è sepolto Benito Mussolini;
con le braccia tese e sulle note di "Faccetta nera" e "All'armi siam fascisti", i manifestanti hanno avviato un corteo, organizzato dal presidente degli "Arditi" di Ravenna Mirco Santarelli, diretto al cimitero di San Cassiano, dove dal 1957 si trova la cripta di Mussolini. Ad attenderli Orsola Mussolini, pronipote del duce, che ha dichiarato: "Se dopo 100 anni siamo ancora qui è per rendere omaggio a colui che questo Stato volle e al quale non faremo mai mancare la nostra ammirazione. (...) il desiderio mio e di mia sorella Vittoria è portarvi un caloroso ringraziamento per aver organizzato e portato a termine questa manifestazione così sentita. La manifestazione servita a ricordare la marcia di 100 anni fa che portò il re a conferire al nostro bisnonno l'incarico di fare il presidente del Consiglio. Da lì lui e i suoi collaboratori partirono per fare uno Stato nuovo, più efficiente e più efficace, teso a risolvere i problemi";
al corteo di Predappio erano presenti anche bambini. Vestiti di nero e con il fez in testa, hanno seguito il corteo dei genitori, come testimoniato da diverse foto pubblicate dall'agenzia di stampa ANSA;
come riportato da diversi organi di stampa il presidente degli Arditi di Ravenna, Mirco Santarelli, avrebbe, inoltre, espresso l'auspicio che venga abrogata la legge 25 giugno 1993, n. 205, di conversione del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, nota come "legge Mancino", dichiarando che "sarebbe bellissimo se venisse cambiata la norma che punisce i crimini d'odio e dell'incitamento all'odio (...) perché la legge è usata come olio di ricino dalle sinistre per far star zitti noi. Nel momento in cui uno mi chiede un'opinione su Mussolini e io, è ovvio, ne parlo bene";
in occasione della conferenza stampa in cui si è illustrata la nuova fattispecie penale che punisce i rave party, interrogato da diversi giornalisti in merito ai fatti accaduti a Predappio il Ministro in indirizzo ha dichiarato che: "Modena e Predappio sono cose completamente diverse. Predappio è una manifestazione che si svolge da tanti anni, è una cosa diversa";
la XII disposizione finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista e in attuazione di tale disposizione la legge 20 giugno 1952, n. 645, all'articolo 4 punisce chi pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo con la pena della reclusione da 6 mesi a due anni e con la multa da 206 a 516 euro,
si chiede di sapere:
quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di garantire che raduni recanti apologia di fascismo, in aperta violazione del dettato costituzionale, non si verifichino ulteriormente e quali iniziative necessarie e urgenti abbia intrapreso affinché siano individuati tutti coloro che, partecipando alla manifestazione di Predappio, abbiano violato le disposizioni di cui alla citata legge n. 645 del 1952;
se non ritenga altresì opportuno, alla luce del ruolo di Governo ricoperto, far rispettare in ogni sede, anche con l'utilizzo di un linguaggio consono, il combinato disposto del dettato costituzionale e delle disposizioni di legge in materia di divieto di apologia di fascismo, garantendone dunque la sua piena applicazione.

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Interventi per la trasparenza della spesa dei fondi del Pnrr - INTERROGAZIONE N. 97 DEL 04/11/2022

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
- che i fondi messi a disposizione dal Pnrr rappresentano un’opportunità di sviluppo irripetibile per la Regione Calabria;
- che alcuni dei bandi fin qui emanati non hanno avuto la pubblicità necessaria per fare in modo che la partecipazione potesse essere la più estesa possibile innescando spesso anche la polemica politica;
- che la trasparenza per finanziamenti nevralgici per il futuro della Calabria deve essere massima;
- che, in alcune regioni italiane, come l’Emilia Romagna, è stato attivato un portale ad hoc nel quale trovare tutte le informazioni relative al Pnrr, ai bandi, alle risorse disponibili, agli stati di avanzamento e a tutti gli interventi posti in essere. Considerato che: - appare indispensabile e urgente dotare la Regione Calabria di ogni strumento per rendere il più trasparente tutta la procedura di messa a terra delle risorse disponibili del Pnrr;
Tutto ciò premesso e considerato interroga il Presidente della Giunta Regionale
Per sapere:
- quali iniziative la Giunta intenda intraprendere per aumentare la pubblicità e la trasparenza in ordine alla spesa dei fondi del Pnrr e se sia stata valutata la possibilità di dedicare al Pnrr un portale esclusivo da mettere a disposizione di tutti i calabresi.

D. BEVACQUA, E. ALECCI, F. IACUCCI, N. IRTO, R. MAMMOLITI

MOZIONE N. 36 DEL 27/10/2022 - Interventi urgenti a favore dei Consorzi di Bonifica calabresi

Il Consiglio Regionale,

Premesso che:
- i Consorzi di Bonifica calabresi versano in una grave situazione finanziaria, causata in gran parte dalla mancata copertura relativa ai crediti derivanti dei piani attuativi di forestazione, dalla drastica riduzione dei trasferimenti regionali nonché dalla riduzione delle spese generali di forestazione;
Rilevato che: - i Consorzi di Bonifica svolgono un ruolo importante sulla tutela e difesa del suolo, hanno competenze nell'esecuzione delle opere di sistemazione idrogeologica, difesa e regimazione dei corsi d'acqua, in materia di irrigazione, nel comparto agroforestale e vanno supportati e sostenuti affinché possano svolgere compiutamente ed efficacemente i propri compiti istituzionali;
Considerato che: - urge un intervento finanziario della Regione Calabria in favore dei Consorzi di Bonifica, unitamente a un organico intervento normativo.
Impegna la Giunta regionale
a intervenire senza ulteriori indugi in favore dei crediti da lavoro (stipendi e TFR) vantati dai dipendenti dei Consorzi di bonifica calabresi e a provvedere alla presentazione di organico provvedimento normativo che riconduca i Consorzi di Bonifica calabresi ai principi di economicità, efficacia ed efficienza.

D. BEVACQUA, E. ALECCI, F. IACUCCI, N. IRTO, R. MAMMOLITI

Il Consiglio Regionale,

Premesso che:
- lo strumento legislativo generale che regola gli interventi in materia di edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico è l’art. 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 e successive modificazioni e integrazioni;
CONSIDERATO: - la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell'art.1, comma 602 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, su proposta del Ministero della Salute, di concerto col Ministero del Lavoro e sulla base delle indicazioni delle regioni, individua le iniziative urgenti e di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria in sinergia tra i servizi sanitari e L'INAIL, valutabili nell'ambito dei propri piani triennali;
- ai fini della valutabilità delle iniziative individuate nei piani annuali e triennali le proposte di investimento debbono essere compatibili con la programmazione sanitaria delle amministrazioni destinatarie dei finanziamenti;
- con decreto del 14 settembre 2022 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha aggiornato il piano degli interventi di elevata utilità sociale, condivisi con le regioni, in materia di nuove costruzioni, ammodernamenti e ristrutturazioni da parte dell'INAIL;
- con nota del 18 luglio 2022 prot. 334114 la regione Calabria ha chiesto di espungere gli interventi inseriti nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 febbraio 2021, di seguito indicati: a) «Riqualificazione strutturale ed adeguamento normativo» del PO di Locri – padiglione Piastra importo pari a euro 33.397.678,25;
b) «Riqualificazione strutturale ed adeguamento normativo del PO "Tiberio Evoli" di Melito Porto Salvo - tutti i padiglioni» importo pari a euro 40.198.952,00;
c) «Ristrutturazione dell'intero presidio ospedaliero PO di Castrovillari ASP Cosenza» importo pari a euro 60.500.000,00;
d) «Ristrutturazione dell'intero presidio ospedaliero PO di Cetraro ASP Cosenza» importo pari a euro 48.000.000,00;
e) «Ristrutturazione dell'intero presidio ospedaliero PO di Paola ASP Cosenza» importo pari a euro 21.500.000,00;
- la Regione Calabria con nota prot. 147380 del 25 marzo 2022, successivamente integrata con nota prot. 334114 del 19 luglio 2022, ha indicato le proprie proposte, che escludevano gli interventi di cui sopra;
- con Decreto del 20 luglio 2022 il Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell'Economia e Finanze ha provveduto al riparto del fondo, relativo all’annualità 2022, delle risorse di cui all'art. 20 comma 1 della legge 67/88 e s.m.i., assegnando alla Calabria la somma di 60.813.104,56. Tutto ciò premesso e considerato,
Impegna la Giunta regionale
a rifinanziare con le risorse dell’annualità 2022 destinate alla Calabria, ai sensi dell'articolo 20 della legge 67/88, gli interventi definanziati con la nota del 18 luglio 2022 prot. 334114, relativi ai Presidi Ospedalieri di Locri, Melito Porto Salvo, Castrovillari, Cetraro e Paola, prevedendo il completamento di tali interventi attraverso l’aggiornamento del piano degli investimenti INAIL relativo all’annualità 2023.

F. IACUCCI, D. BEVACQUA, N. IRTO, E. ALECCI, R. MAMMOLITI

INTERROGAZIONE N. 67 DEL 21/07/2022 - Revoca finanziamento attività di bonifica da amianto e interruzione monitoraggio della qualità dell’aria

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
Considerato che: - recentemente è stata pubblicata su alcuni organi di stampa la notizia che il Governo Nazionale ha revocato alla Regione Calabria un finanziamento già concesso di 43 milioni di euro;
- questi fondi erano stati inizialmente destinati per il piano di bonifica dall’amianto dei soli edifici pubblici e successivamente, considerate le difficoltà riscontrate nell’utilizzo da parte di alcune Regioni, ne è stata rimodulata la destinazione per interventi generali di bonifica sempre dall’amianto;
- la revoca da parte del Ministero della Transizione Ecologica sembrerebbe sia dovuta alla mancata comunicazione nei termini da parte della Regione Calabria della volontà di continuare a utilizzare tali risorse per la nuova destinazione. Rilevato che: - nell’ultimo periodo, la rete regionale di centraline per il controllo della qualità dell’aria della Calabria sembrerebbe non stia più trasmettendo i risultati alla rete nazionale;
- tale interruzione di comunicazione di dati potrebbe essere stata determinata dal mancato rispetto di alcuni impegni contrattuali verso la società privata che gestisce il servizio, in particolare il mancato pagamento dei corrispettivi economici e il mancato rinnovo del contratto;
- l’interruzione del flusso continuo di dati relativi alla qualità dell’aria comporta una carenza tale da rendere difficile, se non impossibile, monitorare in modo adeguato lo stato dell’ambiente in Calabria, così determinando gravi conseguenze per la salute dei cittadini;
- la gravità dell’interruzione del servizio di monitoraggio della qualità dell’aria potrebbe, inoltre, comportare l’apertura di una procedura di infrazione con notevoli ripercussioni nei confronti della Regione. Tutto ciò premesso e rilevato interrogano il Presidente della Giunta regionale, anche nella qualità di titolare della delega all’Ambiente,
Per sapere:
- le ragioni della mancata comunicazione nei termini da parte della Regione Calabria della volontà di continuare a utilizzare le risorse in conseguenza della nuova destinazione di interventi generali di bonifica da amianto e quali iniziative si intendano avviare per permettere il recupero di tali somme di fondamentale importanza per la nostra regione, essendo numerosissimi i siti presenti sul territorio che necessitano di interventi di bonifica da amianto;
- le motivazioni del mancato rinnovo del contratto con la società privata di gestione del servizio di monitoraggio regionale della qualità dell’aria, che ha determinato la grave omissione di comunicazione dei dati alla rete nazionale, e quali interventi si intendano attuare per ripristinare con assoluta celerità il funzionamento della rete dei rilevatori della qualità dell’aria della regione Calabria.

21/07/2022
N. IRTO, F. IACUCCI, E. ALECCI, D. BEVACQUA, R. MAMMOLITI

 

INTERROGAZIONE N. 64 DEL 14/07/2022 - Livelli di assistenza nella Piana di Gioia Tauro

Al Presidente della Giunta regionale

Premesso che:
- le condizioni del comparto sanitario pubblico nell’Area Metropolitana di Reggio Calabria sono da tempo caratterizzate, per fatto notorio, da innumerevoli criticità;

- in particolare, l’area tirrenica a nord del capoluogo (Piana di Gioia Tauro e territori preaspromontani) risentono di una oramai risalente carenza di strutture, strumenti e personale;
- l’iter per l’edificazione del Nuovo Ospedale della Piana, da realizzarsi in Palmi, ha avuto inizio il 7.12.2007 con la sottoscrizione dell’Accordo di Programma tra Ministero della Salute e Regione Calabria, finanziato mediante D.P.C.M. 11.12.2007 “con somma urgenza”;
- si è giunti al bando di gara il 1° agosto 2011, dopo 3 anni e 7 mesi;
- il contratto per la costruzione del nosocomio con la società Tecnis è stato stipulato l’8 maggio 2015, dopo 3 anni e 9 mesi;
- il progetto definitivo e l’indizione della conferenza dei servizi risalgono all’8 novembre 2018, ossia 3 anni e 6 mesi dopo il precedente atto;
- il 30 ottobre 2019 la società D’Agostino è subentrata quale concessionario a Tecnis;
- l’11 febbraio 2021 si è conclusa la conferenza dei servizi;
- in esito alla stessa è emersa la necessità di rimuovere alcuni tuboli di irrigazione di dichiarato interesse archeologico;
- inoltre, permangono sul sedime due elettrodotti per la rimozione dei quali è intervenuta apposita convenzione tra Regione Calabria e Rete Terna il 22 ottobre 2020, nonostante lo studio di fattibilità relativo a tale intervento risalga al 20 luglio 2017;
- a distanza di 14 anni dall’inizio dell’iter, il R.U.P. per la Regione Calabria, riscontrando una nota trasmessa dall’Associazione ProSalus di Palmi, in data 12 gennaio 2022 ha rappresentato che la consegna dei lavori non potrà avvenire senza che siano definite le vicende inerenti le problematiche su terre e rocce da scavo, lo spostamento degli elettrodotti, gli adeguamenti prescritti in sede di Conferenza dei Servizi, l’approvazione del Progetto Definitivo e, successivamente, del Progetto Esecutivo;
Considerato che: - nel Programma Operativo 2022-2025 del Commissario ad Acta per il Piano di Rientro, si prevede l’approvazione del progetto esecutivo entro il mese di agosto 2023 ed un avanzamento fisico pari al 75% dei lavori contrattuali entro la fine del 2025, con ultimazione dei lavori e collaudo entro la fine del 2026;
- l’intera rete di assistenza territoriale nella fascia tirrenica reggina, nella Piana e nei territori pre-aspromontani risente di uno stato di emergenza costante, dovuto alla carenza di personale ed al deficit strumentale e strutturale;
- a riprova di ciò, nell’ottobre 2021 è stata disposta la chiusura del Pronto Soccorso di Gioia Tauro;
- nel mese di febbraio 2022, nell’ambito della mappa degli interventi definita dall’ASP di Reggio Calabria si è previsto che l’ex Ospedale “Pentimalli” di Palmi, oggi Casa della Salute, venga riconvertito in Casa di Comunità;
- il 25 giugno 2022 l’ASP di Reggio Calabria ha disposto il reclutamento di specialisti ambulatoriali interni per tutte le strutture di propria competenza;
- alla fine di giugno 2022 molti reparti dell’Ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena – unica struttura spoke del territorio – sono stati chiusi e gli interventi chirurgici sospesi;
- all’inizio di luglio anche il Pronto Soccorso di Polistena è rimasto privo di personale, tanto che la Commissaria Straordinaria dell’ASP di Reggio Calabria ................. ha sentito il dovere di indossare il camice e coprire un turno;
- con provvedimento del 10 luglio 2022, prot. n. 34841, il Collegio di Direzione dell’ASP di Reggio Calabria ha disposto la chiusura dei Punti di Primo Intervento di Palmi, Scilla ed Oppido Mamertina, trasferendo temporaneamente il personale medico presso il Pronto Soccorso del nosocomio di Polistena;
- in sostanza, l’intero comparto sanitario dell’area di riferimento è cronicamente sguarnito e non è in grado di garantire i livelli di assistenza essenziali;
- tale condizione tende a peggiorare, quanto agli effetti, in ragione del fisiologico aumento della popolazione che si registra in estate nei territori di riferimento;
- peraltro, proprio l’area costiera della Città di Palmi (frazioni Tonnara, Pietrenere, Scinà) – che nel periodo estivo è popolata da migliaia di persone in ragione dei flussi turistici territoriali, nazionali ed internazionali – è completamente sprovvista di qualsivoglia minimo presidio;
Tutto ciò premesso e considerato interrogano il Presidente della Giunta Regionale, anche n. q. di Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del Sistema sanitario nella Regione Calabria

Per sapere:
- se è a conoscenza dei fatti su esposti;
- quali azioni intenda intraprendere per garantire i livelli di assistenza nella Piana di Gioia Tauro, nella fascia Tirrenica Reggina e nei territori preaspromontani;
- se intenda adottare provvedimenti per la riapertura immediata ed il potenziamento del Punto di Primo Intervento di Palmi;
- se intenda adottare provvedimenti per la realizzazione in concreto della Casa di Comunità di Palmi;
- se intenda adottare provvedimenti per istituire un pur minimo presidio sanitario presso l’area costiera della Città di Palmi;
- quali azioni intenda intraprendere per velocizzare l’iter di realizzazione dell’Ospedale della Piana in Palmi.

14/07/2022
E. ALECCI, D. BEVACQUA, F. IACUCCI, N. IRTO, R. MAMMOLITI

 

MOZIONE N. 26 DEL 11/07/2022 - Carenza idrica nel territorio Crotonese

Il Consiglio Regionale,

Premesso che:
- i cambiamenti climatici, che hanno determinato un incremento dei fenomeni atmosferici estremi, tanto per intensità quanto per frequenza, hanno un impatto devastante sulla crescita economica e sullo sviluppo delle società;
- le crisi ambientali connesse ai cambiamenti climatici unitamente alla scarsità di risorse idriche rischiano di compromettere la crescita economica dei territori: i cambiamenti climatici, infatti determinano un aumento considerevole delle necessità irrigue delle coltivazioni;
- l’utilizzo dell’acqua in agricoltura è fondamentale per la produttività del settore nonché elemento imprescindibile per la qualità delle produzioni ed è per questo che bisogna promuovere un uso sostenibile delle risorse idriche;
- l’agricoltura costituisce uno degli elementi trainanti dell’economia calabrese in generale e in particolare nei territori della provincia di Crotone;
- ogni anno in questi territori si ripropongono in maniera drammaticamente puntuale, le stesse identiche emergenze che mettono in crisi il settore e rischiano di vanificare il lavoro degli agricoltori e delle imprese agricole;
- prima e durante il periodo estivo la carenza idrica, dovuta anche a fenomeni sempre più intensi di siccità, si abbatte sul territorio crotonese che si ritrova a corto di acqua sia per quel che riguarda l’uso civico che per quello altrettanto indispensabile che concerne l’irrigazione dei terreni agricoli;
- nel corso degli anni sono stati proposti solo interventi tampone per affrontare la questione della carenza idrica dell’area del crotonese, senza mai giungere a soluzioni definitive, con conseguenze disastrose per il comparto agricolo del territorio;
Considerato che: - l’approvvigionamento idrico del territorio crotonese è affidato al cosiddetto “Sistema dei Laghi Silani” ed è regolamentato dalla Convenzione stipulata in data 5 novembre 1968 tra la Regione Calabria e la Cassa per il Mezzogiorno, nota come “Convenzione Enel-Casmez” con la quale viene fatto obbligo all’ENEL, oggi A2A Spa, tra l’altro di rilasciare, nel periodo da maggio a settembre di ogni anno, un volume di circa 33.000.000 di metri cubi di acqua, tenendo conto soltanto della prima coltura e spesso anche insufficiente per garantire la stessa;
- la predetta Convenzione non prende atto della seconda coltura, in particolare quella del finocchio, che è ormai diventata un’eccellenza del territorio crotonese con il riconoscimento dell’IGP da parte della comunità europea;
- nel mese di agosto 2021 la Regione Calabria ha siglato con A2A Spa un accordo per l’aggiornamento della Convenzione suddetta che prevede la possibilità del rilascio, a favore del fondovalle del Tacina, di volumi idrici annui aggiuntivi rispetto a quelli previsti nella Convenzione del 1968;
- nonostante questo incremento del volume di acqua rilasciata, non si è ancora riusciti a soddisfare le attuali esigenze del territorio, sia in termini di popolazione che di tipologia di colture;
- per il territorio di Isola di Capo Rizzuto l’approvvigionamento per l’idropotabile è garantito dalla medesima condotta che convoglia l’acqua “agricola” determinando che l’acqua idropotabile di fatto sia soggetta alla turnazione come quella agricola;
- il sistema idrico del territorio crotonese risulta essere obsoleto con continui episodi di rottura della condotta e conseguente spreco di acqua;
- è emersa già da tempo l’esigenza di affiancare a un più razionale utilizzo delle risorse idriche, interventi inderogabili di ammodernamento degli impianti pubblici esistenti, di azioni di manutenzione straordinaria e di introduzione di innovazioni tecnologiche finalizzate sia a una migliore efficienza degli impianti irrigui che alla raccolta delle acque per evitarne la dispersione a mare durante le stagioni della pioggia. Tenuto conto che: - ogni anno la situazione del territorio crotonese mette a serio rischio le colture con l’impossibilità per gli operatori del territorio, stante la richiamata incertezza della risorsa, di programmare la propria attività;
- detta problematica colpisce uno dei maggiori settori, quello agricolo, del territorio crotonese dove diverse sono le eccellenze da tutelare ed incentivare;
Impegna la Giunta regionale
a convocare urgentemente un tavolo tecnico con tutti i soggetti istituzionali interessati al fine di attuare i seguenti interventi per il breve e per il lungo periodo: a) assicurare immediatamente l’anticipazione di acqua sull’annualità 2023 onde garantire di portare a termine le prime colture, in ossequio a quanto stabilito dalla richiamata Convenzione del 1968, così come modificata dal nuovo accordo tra Regione Calabria e A2A Spa siglato nell’agosto 2021, nel rispetto delle esigenze complessive del comparto agricolo, altresì, pianificare per tempo il fabbisogno idrico per la seconda coltura, al fine di consentire agli imprenditori agricoli di poter programmare i loro investimenti;
b) adeguare la cosiddetta convenzione “Enel-Casmez” alle nuove disposizioni normative nazionali e regionali, prevedendo un ulteriore aumento dei volumi di rilascio per il territorio Crotonese al fine di adeguare la stessa alle nuove esigenze del comparto agricolo e quindi far fronte al fabbisogno idrico per mesi 12;
c) prevedere un piano di manutenzione straordinaria della rete idrica di proprietà regionale nonché attingere dalle risorse oggi disponibili per la realizzazione di una nuova infrastruttura idrica, per garantire la corretta gestione del bene idrico in un’ottica di risparmio della risorsa stessa;
d) attivare, attraverso adeguato finanziamento, il progetto che il Comune di Isola di Capo Rizzuto ha depositato presso gli uffici regionali per la realizzazione di una condotta diretta dall’invaso Sant’Anna e il primo punto di presa cosiddetta “Pedocchiella” sito nel territorio dello stesso comune, onde evitare la promiscuità della condotta per l’uso agricolo e idropotabile.

11/07/2022
N. IRTO,F. IACUCCI, E. ALECCI, D. BEVACQUA, R. MAMMOLITI

f t g

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89123 Reggio Calabria

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