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"Di fronte allo stop al Ponte sullo Stretto imposto dalla Corte dei Conti diventa ancora più stringente la necessità di far sì che l'emendamento dei senatori Irto e Nicita venga approvato"
“Mentre il presidente Roberto Occhiuto è impegnato ad aumentare le poltrone in giunta, da sette a nove, e a nominare due sottosegretari, figura ora riesumata e che era stata abolita nel 2010, i senatori del Partito Democratico Nicola Irto e Antonio Nicita hanno presentato un emendamento alla manovra finanziaria che, se approvato, riassegnerebbe al Fondo di Sviluppo e Coesione le risorse sottratte e destinate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, permettendo di impiegare quelle stesse risorse per settori in sofferenza come la sanità, le infrastrutture, la scuola, le imprese e in lavoro in Calabria e Sicilia. In buona sostanza, dunque, per interventi più urgenti, e sicuramente più utili, per i cittadini calabresi e siciliani”. È quanto si legge in una nota del Pd Calabria.
”L’emendamento – sottolinea la nota – prevede, infatti, la riassegnazione delle risorse entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, dando priorità, nell’ambito della programmazione 2021-2027, al rafforzamento della mobilità stradale, marittima e ferroviaria e al completamento di reti autostradali, così come all’edilizia sanitaria e scolastica, al sostegno alle imprese, alla resilienza energetica, nonché alla riconversione ecologica e alla riqualificazione dei lavoratori, in particolare nei poli industriali in cui insistono asset strategici per la sicurezza nazionale”. ”Di fronte allo stop al Ponte sullo Stretto imposto dalla Corte dei Conti – conclude la nota del Pd Calabria – diventa ancora più stringente la necessità di far sì che l’emendamento dei senatori Irto e Nicita venga approvato, andando incontro ai bisogni reali dei calabresi e dei siciliani”.
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“Lavoreremo a un disegno di legge sui principi della pianificazione territoriale, strumento di cui ha espresso l’esigenza anche l’Istituto nazionale di urbanistica” (Inu). Lo ha annunciato il senatore Nicola Irto (Pd), urbanista e componente dell’VIII Commissione del Senato, intervenendo a Firenze alla tavola rotonda “Una legge di principi per il piano utile”, tenutasi nell’ambito della 22ª edizione dell’evento nazionale Urbanpromo, promosso da Inu e Urbit.
Irto ha richiamato la necessità di “una visione stabile e coerente del governo del territorio, capace di integrare urbanistica, ambiente, mobilità, casa e coesione sociale”, anche perché l’attuale sistema normativo, ha precisato, “produce diseguaglianze e incertezze per gli enti locali”. Il senatore dem ha ribadito che la rigenerazione urbana deve essere “una politica pubblica, piuttosto che un insieme di pratiche edilizie”. Il parlamentare ha quindi proposto l’istituzione di un Fondo nazionale pluriennale per la rigenerazione, con una quota riservata ai territori più deboli. “Il Paese – ha sottolineato l’esponente del Pd – ha bisogno di piani moderni, cioè di infrastrutture intellettuali per la crescita sostenibile delle città”.
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“La Corte dei Conti ha fermato il Ponte sullo Stretto, ma la responsabilità è tutta del Governo che continua a scambiare la propaganda per politica e i proclami per atti amministrativi”. Così il senatore del Pd Nicola Irto, capogruppo in Commissione ambiente e infrastrutture del Senato.
“La mancata approvazione della delibera CIPESS – aggiunge – non è un cavillo tecnico, ma proprio la prova che il progetto bandiera della destra è stato costruito in fretta, senza basi giuridiche solide e con una gestione delle risorse a dir poco opaca. Una illusione, come abbiamo più volte detto. Meloni e Salvini hanno venduto agli italiani un’illusione, mentre gli organi di controllo dello Stato certificano che non tutto quello che si annuncia nei talk show può diventare realtà per decreto”.
“È un fallimento – conclude Irto – politico e istituzionale: mesi di conferenze stampa, slogan e passerelle e alla fine l’illusione si ferma davanti alla prima verifica di legalità.
Invece di cercare capri espiatori, il Governo dovrebbe fare autocritica e smettere la propaganda elettorale. L’Italia ha bisogno di serietà, non di cantieri fantasma”.
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“Nel ddl di bilancio per il 2026 il governo Meloni infligge un colpo durissimo all’economia del Mezzogiorno. La disposizione che limita l’utilizzo di tutti i crediti d’imposta, compreso quello destinato agli investimenti nelle Zone economiche speciali, è una scelta devastante, miope, ingiusta e inaccettabile nei confronti delle imprese del Sud, già strangolate dal caro energia, dai ritardi infrastrutturali e da un mercato del credito sempre più inaccessibile”. Lo denuncia il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria Calabria, commentando anticipazioni stampa sul ddl di bilancio 2026, secondo cui dal prossimo anno i crediti d’imposta per gli investimenti nella Zes finalizzati alla ricerca e alla transizione 5.0 non potranno più essere utilizzati in compensazione.
“È un fatto gravissimo – aggiunge Irto – che svela la volontà di questa destra di produrre sottosviluppo. Invece di rafforzare gli strumenti che hanno sostenuto la modernizzazione industriale delle regioni meridionali, il governo sceglie di disinnescarli e priva migliaia di piccole e medie imprese di strumenti essenziali per investire, innovare, creare occupazione e competere”. Secondo il senatore dem, “la stretta sulle compensazioni fiscali non ha nulla a che vedere con la lotta all’evasione, ma è una misura contabile punitiva e centralista”. Bloccare l’utilizzo del credito d’imposta Zes significa, a parere di Irto, “tradire il principio stesso di coesione territoriale e rendere vano il disegno di sviluppo delle aree più deboli del Paese”.
“Il Partito democratico si opporrà con forza a questa norma iniqua. Chiederemo in Parlamento la sua immediata cancellazione e presenteremo emendamenti per tutelare i crediti d’imposta Zes e gli altri strumenti di politica industriale che hanno consentito a tante aziende calabresi e meridionali – conclude il senatore dem – di non chiudere”.
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Il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria, ha presentato un’interrogazione ai ministri della Salute e dell’Economia per sapere quanti calabresi si siano curati fuori regione nel 2024, distinguendo tra strutture pubbliche e private convenzionate, e la ripartizione della relativa spesa sostenuta per la cosiddetta mobilità sanitaria passiva.
L’iniziativa, è scritto in una nota, nasce dai dati della Corte dei conti contenuti nel giudizio di parifica del
Rendiconto 2024 della Regione Calabria, secondo cui la spesa per prestazioni sanitarie erogate fuori regione ha raggiunto 308 milioni di euro, con un incremento del 21 per cento rispetto all’anno precedente. “Dietro queste cifre – spiega Irto – ci sono migliaia di famiglie costrette a emigrare per curarsi,
perché in Calabria non riescono ad accedere a servizi adeguati in tempi accettabili. A questi 308 milioni si aggiunge un costo sommerso che grava sui cittadini: spese di viaggio, vitto e alloggio spesso non rimborsate, a causa di soglie Isee troppo basse. È un sistema che penalizza i più deboli e fa della
Calabria un bancomat della sanità nazionale”.
Il senatore dem, è scritto nella nota, “richiama inoltre un passaggio centrale del giudizio di parifica: la Corte dei conti ha ricordato che la Calabria non è ancora uscita dal commissariamento sanitario e che, nelle attuali condizioni, difficilmente potrà farlo”.
“Questo commissariamento governativo – conclude Irto – dura da 15 anni e ha fallito su tutta la linea. Oggi il governo ha quindi il dovere politico di porvi fine, fornendo alla Regione gli strumenti giusti per tutelare il diritto alla salute dei cittadini calabresi”.





