BRUXELLES - "La Regione Calabria deve fare la sua parte e scrollarsi dall'immobilismo che ha paralizzato l'attività di governo negli ultimi anni". Così Nicola Irto (Pse), consigliere regionale della Calabria e membro del Comitato europeo delle Regioni, ha commentato l'8° rapporto sulla Coesione della Commissione Ue da cui emerge una crescita pressoché stagnante per le Regioni italiane e in particolare la Calabria.

Mentre i dati mostrano tutto il Sud Italia rallentato, la Calabria è rimasta più tempo avvolta nella cosiddetta "trappola dello sviluppo": con un Pil inferiore al 75% della media Ue per un periodo tra i 15 e i 19 anni.
"La nostra Regione non è riuscita ad avviare una politica concreta di sviluppo e si è trovata ad affrontare la pandemia da Covid 19 in condizione di debolezza strutturale che ha ulteriormente rallentato la crescita", ha detto Irto. "Oggi più che mai serve, dunque, rafforzare il ruolo della politica di coesione per sbloccare gli investimenti pubblici e privati nelle transizioni verde, digitale e demografica. La politica di coesione può svolgere un ruolo determinante nell'incoraggiare gli investimenti a livello regionale, cittadino e locale, facendo leva sulle risorse del settore privato e favorendo gli adeguamenti istituzionali necessari. Occorre dare una dimensione regionale specifica a nuovi settori di intervento, quali le strategie di sviluppo e la politica sociale per il clima. Su queste e su altre questioni la politica di coesione potrebbe assumere una rilevanza particolare", ha aggiunto il consigliere regionale.

ANSA del 10 febbraio 2022

 

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Il gruppo del Pd in Consiglio regionale esprime il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dalla Camera dei Deputati che ha approvato alcune modifiche all’articolo 9 e 41 della Costituzione per elevare a rango costituzionale la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali.

«Si tratta di un’evoluzione della Carta Costituzionale – affermano i consiglieri del Pd Nicola Irto, Raffaele Mammoliti, Domenico Bevacqua, Franco Iacucci e Ernesto Alecci – che la società italiana aspettava da tempo anche per rendere le norme più adeguate al sentire della collettività. E’ una giornata molto importante per l’Italia che vede premiato il lavoro dei partiti, delle Associazioni ambientaliste e animaliste e lo sforzo di tutti gli attori che sono riusciti a far diventare costituzionali diritti fondamentali come la tutela dell’ambiente e degli animali».

«La speranza – proseguono i consiglieri dem di palazzo Campanella – è che la modifica costituzionale possa fungere da pungolo per il governo regionale che deve subito attivarsi per mettere in sicurezza il territorio della Calabria e prevenire ulteriori danni ambientali. Il programma presentato da Roberto Occhiuto è stato lacunoso sul punto e, fin qui, nulla è stato fatto per la prevenzione del rischio idrogeologico e per le attività di manutenzione del patrimonio boschivo per evitare che possa ripetersi un’estate come quella dell’anno scorso, durante la quale i roghi hanno prodotto danni ambientali ed economici incalcolabili. La Costituzione – concludono i consiglieri del Pd – sia da guida per il governo di centrodestra che non può permettersi di perdere più un solo istante per avviare concrete politiche di tutela dell’ambiente».

«La conferma di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica è la migliore soluzione possibile, considerata la difficoltà che la politica e i partiti hanno incontrato nell’individuare una figura in grado di ricoprire il delicato ruolo. L’esperienza e l’equilibrio di Mattarella saranno un punto di riferimento saldo per i prossimi sette anni e consentiranno a Mario Draghi di proseguire nell’azione di governo in una fase in cui l’Italia non poteva permettersi una crisi. Non può, però, essere ignorata la debolezza dell’attuale quadro politico e la cocente sconfitta del centrodestra e dei suoi leader che, a colpi di maggioranza, hanno tenuto ostaggio il Parlamento per questa lunghissima settimana. Un quadro preoccupante che dovrà chiamare tutti ad assumere un diverso senso responsabilità anche in vista di riforme di sistema che, a questo punto, sembrano indispensabili. Il Pd, che con la sua unità e con l’impegno del segretario Letta, ha contribuito a risolvere la crisi, dovrà trainare adesso il confronto politico per evitare che situazioni di questo tipo possano ripetersi»

Adesso servono scelte coraggiose e un deciso cambio di passo»

Il segretario regionale del Pd, nel suo discorso di insediamento all’Assemblea, indica la strada per la ripartenza e la “Rigenerazione” del partito. «Per il Pd calabrese è arrivato, adesso, il momento dell’impegno e delle scelte coraggiose. Ripartendo proprio dalla carica di entusiasmo che abbiamo visto in occasione del voto di sabato scorso. Da questa voglia di partecipazione si deve ripartire per riorganizzare il Pd calabrese e rendere sempre più forte e continuo il contatto con i territori e i cittadini. Il dialogo con la base, il rafforzamento dell’azione dei circoli e il moltiplicarsi delle occasioni di confronto e dibattito, del resto, costituisce uno dei punti fondamentali sui quali si impernia la mozione a sostegno della mia candidatura».

«Serve un partito rigenerato e rendere il PD centrale nelle politiche calabresi»

«Serve un partito organizzato e per molti versi rigenerato. Non per rinnegare la storia o dimenticare che ci siano state personalità e azioni di cui tutta la nostra comunità debba fare tesoro, ma per assicurare di saper agire nel tempo che viviamo, di sapere interpretare una società complessa di cui il Covid ha aumentato le contraddizioni ed esasperato i problemi. Rigenerare non è un termine scelto a caso. Indica il cambiamento, ma non una indiscriminata rottamazione. Non per rinnegare la storia o dimenticare che ci siano state personalità e azioni di cui tutta la nostra comunità debba fare tesoro, ma per assicurare di saper agire nel tempo che viviamo. Serve un Pd che diventi una Comunità politica e sia in grado di assumere un ruolo centrale nelle politiche calabresi e per la costruzione del futuro della nostra Regione. Usiamo, non a caso, il termine “ri-generare”. Generare nuovamente. Far rinascere e rifiorire. Ma anche compiere uno scatto in avanti dal punto di vista generazionale. Che non è una questione anagrafica, ma capacità di vivere il presente e guardare al futuro e alle sfide che attendono la Calabria, a partire dalla sanità»

Approvate dall’Assemblea le modifiche allo Statuto regionale

Irto: «Per iniziare a dare una prima concretezza al processo di riorganizzazione del Pd calabrese pare indispensabile mettere mano allo Statuto del partito. E non perché sia necessario procedere a fare dei cambiamenti fini a se stessi solo per dare un segnale, ma perché lo impone anche il lungo tempo durante il quale lo Statuto è rimasto uguale a se stesso».
Le modifiche approvate dall’Assemblea sono le prime dopo il 2008. Si capisce, dunque, che un adeguamento era indispensabile anche per rendere lo Statuto più aderente alla società attuale che è cambiata moltissimo in questi ultimi dieci anni e che l’epidemia da Covid ha continuato a stravolgere.
Cambiamenti che, del resto, si muovono di pari passo allo Statuto Nazionale. Tra le modifiche introdotte: La possibilità di riunirsi anche in modalità telematica per l’Assemblea e la Direzione regionali; l’istituzione dei Forum tematici per dare ancora più importanza alla partecipazione; l’istituzione della Piattaforma digitale del Pd; le modifiche al codice di autoregolamentazione e la promozione dell’attività di formazione della classe dirigente.

La sfida di rigenerare all’interno: «Non serve la clava per rinnovare»
Un’affluenza ai seggi allestiti nei circoli attorno al 70 per cento. Nicola Irto è il nuovo leader del Pd calabrese.

Segretario, il partito ha chiuso la lunga stagione commissariale. La “rigenerazione” in che forma si declinerà?
«La rigenerazione di cui parlo nella mozione ha avuto una sua prima declinazione nella giornata di sabato. I circoli riaperti in tutta la Calabria e la grande affluenza ai seggi hanno dimostrato quanta voglia di partecipazione esista. Rigenerare il partito vuol dire, prima di ogni altra cosa, fare tornare a sentire la presenza di un’organizzazione sul territorio e riannodare il rapporto con i cittadini e gli iscritti. C’è bisogno di disegnare un partito che torni ad essere punto di riferimento e luogo di elaborazione politica in grado di intercettare nuove energie e formare una nuova classe dirigente forte e autorevole. Si deve avere la capacità di mettere in atto un processo profondo di riorganizzazione e rinnovamento in grado di aprire il partito alle forze sane della società senza buttare via le esperienze positive del passato».

Come si coniuga l’esigenza di voltare pagina senza calpestare la storia di chi ha contribuito alla sua elezione?
«Lo dicevo prima. Riuscendo a conservare il meglio delle esperienze del passato. Rigenerare è un concetto molto diverso dalla rottamazione di cui abbiamo sentito tanto parlare durante gli scorsi anni. Non c’è bisogno di usare la clava senza il rispetto della storia per ottenere un reale rinnovamento. L’obiettivo è di procedere a un cambio di mentalità e ad una profonda modifica dell’azione politica, partendo da un confronto interno il più ampio e franco possibile. Per questo la mozione presentata a sostegno della mia candidatura rimane aperta al contributo di tutti e ad ogni suggerimento che vada nella direzione di costruire un partito aperto e capace di fare sintesi, pur nella pluralità della posizioni in campo che vanno considerate una ricchezza e non un’occasione di scontro».

Cosa risponde a chi sostiene che lei sia stato eletto sulla base di un accordo tra correnti romane in vista delle prossime Politiche?
«Mi pare che la mia storia parli chiaro in proposito. Le elezioni politiche sono una cosa distinta e distante dal processo di riorganizzazione del partito in Calabria che deve guardare alle esigenze del territorio e della comunità calabrese a prescindere dagli appuntamenti elettorali. Il Partito non può essere un comitato elettorale».

Che tipo di forza politica dovrà diventare il Pd in Calabria?
«Il Pd in Calabria deve assumere sulle proprie spalle il compito di ricostruire una vasta alleanza delle forze politiche del campo riformista che si riconoscono nei valori dell’europeismo, dell’uguaglianza e della legalità. Una forza politica in grado di cogliere le sfide che abbiamo illustrato nella mozione a sostegno della mia candidatura e sulle quali si gioca il futuro della nostra Regione. Penso innanzitutto alla sanità, alla cura del territorio, ma anche al regionalismo differenziato sul quale dobbiamo subito metterci al lavoro per elaborare una proposta come Pd calabrese».

I congressi provinciali si faranno o si prenderà tempo per appianare i contrasti interni presenti nei territori?
«Mi metterò a discutere con i territori subito dopo l’assemblea regionale, i congressi provinciali si svolgeranno secondo il cronoprogramma previsto. C’è stata l’unità a livello regionale e dobbiamo lavorare affinché lo stesso spirito ci sia sui territori. Spero che il lavoro che si sta svolgendo da settimane porterà i suoi frutti ad ogni livello».

Le elezioni di Catanzaro rappresentano il suo primo vero banco di prova. Che linea assumerà il Pd?
«Le elezioni a Catanzaro rappresentano una sfida che assume un’importanza nazionale, ma la parola principale spetterà al Pd del capoluogo. La classe dirigente catanzarese ha l’autorevolezza per definire un percorso vincente».

Il ruolo di segretario implica che lascerà ad altri quello attualmente ricoperto di capogruppo alla Regione?
«Da questo punto di vista non esiste alcuna incompatibilità. Tuttavia ritengo necessario che non si cumuli sulla stessa persona il ruolo di segretario regionale e di capogruppo in Consiglio. Per questo chiederò al gruppo di palazzo Campanella di decidere con serenità chi dovrà in futuro svolgere il ruolo di presidente».
Da grande elettore parteciperà al voto sul nuovo Capo dello Stato. Tocca al centrodestra avanzare il nome?

«Da grande elettore mi impegno a partecipare alla votazione per l’elezione del nuovo Capo dello Stato nell’interesse dell’Italia. In un momento così delicato per la vita del Paese non ha senso parlare di colore politico o di primogeniture. Occorre un accordo il più largo possibile per individuare la personalità in grado di raccogliere il testimone lasciato da un grande presidente come è stato Sergio Mattarella».

Gazzetta del Sud del 18 gennaio 2022

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