"Oggi la Calabria si ferma per ricordare e riflettere sulla barbarie che  ha strappato Franco Fortugno, un uomo perbene impegnato in politica, ai suoi cari e alla nostra comunità. Un delitto che rappresentò un attentato alla democrazia di questa terra ma che non produsse i propri effetti eversivi anche grazie alla mobilitazione spontanea di tantissimi ragazzi". Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, intervenendo all'iniziativa 'Tracce di legalità' organizzata a Locri a 12 anni dal delitto Fortugno. Irto ha aggiunto: "La lotta alla 'ndrangheta comincia dai giovani e dalla promozione di una cultura della legalità. Una lotta che è una priorità nazionale - ha aggiunto il Presidente - come dimostra l'eccellente lavoro di forze dell'ordine, magistratura e degli organi di governo, testimoniato dall'azione del ministro dell'Interno, Marco Minniti. Guardare all'esempio di Franco Fortugno - ha concluso il presidente del Consiglio regionale - significa rilanciare l'impegno della politica e della società civile per un riscatto autentico che si fondi sul ripudio del consenso mafioso, sulla riaffermazione del valore delle libertà democratiche  e sull'impegno collettivo per il bene comune".​

 

Il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, ha tenuto questa mattina la relazione nella sessione inaugurale della 26^ Conferenza internazionale dell'Aedem, la European Academy of Management and Business Economics, in corso di svolgimento all'Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il rappresentante di Palazzo Campanella, al cospetto di studiosi provenienti da diversi Paesi, nel corso della Conferenza presieduta dal professor Domenico Marino, ha trattato il tema dello sviluppo economico regionale e al termine del suo intervento è stato insignito del più prestigioso riconoscimento dell'Aedem: la "Distinzione al merito accademico per il contributo all'economia e ai fini dell'Accademia", che gli è stata consegnata personalmente dalla presidente dell'Aedem, Encarnación Gonzalez Vazquez.

Il leit motiv dell'intervento del presidente del Consiglio regionale è stato quello della necessità di arginare la fuga dei cervelli. “Il capitale umano – ha affermato Irto - rappresenta il bene rifugio e l'unico investimento possibile per il futuro della Calabria”. Durante la sua relazione, il Presidente ha toccato numerosi temi dell'economia calabrese, a cominciare dal turismo: “La stagione estiva dovrebbe concludersi con il migliore risultato degli ultimi vent'anni: circa 9 milioni di visite e un tasso di riempimento delle strutture recettive pari all’80% fino al prossimo 10 settembre. Non possiamo deludere le aspettative che attorno a noi si sono create a livello internazionale, dopo un endorsement come quello del New York Times”.

Irto ha evidenziato la necessità di attrarre capitali stranieri: “Chi ha investito qui, come Hitachi, certamente non se ne è pentito. Nello stabilimento di Reggio Calabria sono state prodotte le carrozze per le metro di Milano, Madrid, Taipei, Honolulu e Lima, solo per fare alcuni esempi. Il know how delle maestranze è altissimo”. Così come quello del personale del porto di Gioia Tauro “che tre anni fa ha effettuato il trasbordo di 800 tonnellate di armi chimiche siriane”. Il porto, oggi, subisce la crisi del terminalista “ma in passato ha movimentato fino a 3,5 milioni di teu annui ed è ancora molto appetibile, perché gli investimenti della mano pubblica si stanno traducendo nella zona economica speciale, nel bacino di carenaggio e nel gateway ferroviario”.

Secondo il presidente del Consiglio regionale, “la Calabria, grazie alla presenza di ben tre atenei, cui si aggiunge un'università per stranieri, deve puntare sugli investimenti in ricerca e sviluppo sfruttando le opportunità dell'industria 4.0 per realizzare una nuova Silicon Valley. Lo studio 'The European House – Ambrosetti' deve aprirci gli occhi sulla necessità di creare nuova occupazione per tamponare l'emorragia di posti che causerà l'automazione”. Nel richiamare quanto sia indispensabile “un salto di qualità nei trasporti e nelle infrastrutture, presupposti dello sviluppo economico”, Irto ha speso parole di elogio anche per il settore primario: “Agricoltura e agroalimentare hanno sostenuto l'economia calabrese nel momento più duro della crisi che ha travolto i settori tradizionali, tra cui l'edilizia, che stiamo cercando di aiutare con misure innovative legate alla messa in sicurezza del territorio, alla riqualificazione energetica e antisismica, alla rigenerazione urbana”. Infine il tema dei giovani, “che onorano la loro terra di origine nelle università di tutto il mondo contribuendo, attraverso la ricerca scientifica, al progresso dell'umanità. Dobbiamo fare tutto quello che è nelle nostre possibilità – ha concluso Nicola Irto – per farli restare qui”.

"Alzare ulteriormente il target della trasparenza in Consiglio regionale con decisioni collegiali". È l'obiettivo indicato dal presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, che ha convocato la Conferenza dei capigruppo per domani, lunedì 7 agosto 2017 (ore 16) a Palazzo Campanella.

“Cari colleghi, siamo arrivati al giro di boa della legislatura. Un momento significativo della vita del nostro Parlamento regionale, che richiede senso delle istituzioni e ampio spirito di condivisione delle scelte”. Inizia così la lettera inviata dal presidente Irto ai capigruppo per indire la riunione “anche alla luce di alcune note - si legge nel documento - pervenute da alcuni di voi”.
Irto spiega che l’incontro è stato programmato “affinché la Conferenza dei presidenti, organismo che orienta collegialmente le linee strategiche e governa le attività del Consiglio, valuti gli eventuali provvedimenti da assumere, al fine di rafforzare il senso di fiducia dei cittadini nei confronti dell’istituzione consiliare”.
“È appena il caso di ricordare – aggiunge il presidente dell’Assise - come la trasparenza amministrativa e la più ampia comunicazione delle attività del Consiglio abbiano rappresentato alcuni dei tratti qualificanti e più apprezzati dai cittadini nella corrente legislatura. In questo contesto, l’Assemblea ha approvato provvedimenti inediti e innovativi sul piano del rapporto tra gli eletti e la comunità calabrese: mi riferisco, in particolare, alla diretta streaming delle sedute d’aula, che è stata oggetto di uno specifico provvedimento normativo. Un atto che ci ha consentito di entrare direttamente e a costo zero nelle case dei calabresi interessati a seguire i lavori del Consiglio”.
Ad avviso di Nicola Irto, “tali decisioni hanno accresciuto la fiducia dei cittadini e rafforzato l'autorevolezza della nostra istituzione in seno alla comunità calabrese. Rivendicando il merito delle decisioni assunte e riconoscendo la validità del metodo condiviso finora adottato, sono convinto che la seconda metà della legislatura debba vederci ancora protagonisti di scelte che ‘aprono’ il Palazzo ai cittadini e lo rendono trasparente. Qualunque altra iniziativa da mettere in campo in questa direzione – conclude la sua missiva il presidente del Consiglio regionale - dovrà pertanto essere assunta per volontà della Conferenza dei Capigruppo che ho l’onore di presiedere”.

Dopo il via libera definitivo della Camera dei Deputati, il decreto Sud è lo strumento con cui lo Stato potrà iniziare ad affrontare in termini concreti alcuni degli atavici problemi che attanagliano il Mezzogiorno. Dalla fuga dei cervelli al rilancio dell’economia, il provvedimento che ha ottenuto il ‘disco verde’ di Montecitorio individua misure precise e stanzia significative risorse per l’area del Paese che versa nelle condizioni più difficili.
Il Sud continua a faticare a ritornare ai livelli pre-crisi, dopo il vero e proprio tracollo segnato, nel devastante periodo 2008-2012, da tutti gli indicatori economici, a cominciare dal pil e dai dati sull’occupazione. Un’inversione di tendenza è stata avviata da tempo e si è consolidata, come comprovano i più recenti dati Istat sul mercato del lavoro. Tuttavia, è indispensabile che questi effetti vengano concretamente percepiti dai cittadini di un gruppo di regioni, tra cui la Calabria, chiamate a compiere uno sforzo in più per evitare di allontanarsi ulteriormente dalle performance delle realtà più sviluppate del Paese.
In un contesto del genere, il miliardo e 600 milioni di risorse stanziate per questo pacchetto di misure a favore del Mezzogiorno costituisce una base di partenza indispensabile per riattivare le leve dello sviluppo. In particolare, riconosco l’attenzione che il governo Gentiloni, in stretta continuità con il governo Renzi, sta rivolgendo al rilancio dell’economia meridionale, mediante importanti risorse (200 milioni di euro) per l’istituzione delle zone economiche speciali. Tra queste, la Zes di Gioia Tauro, di cui è stata riconosciuta la centralità per il rilancio del sistema economico del Porto. La creazione di un’area dotata di fiscalità di vantaggio rappresenta infatti un decisivo fattore di attrattiva per stimolare gli investimenti, soprattutto da parte di realtà industriali extraeuropee che si distinguono per l’elevata capacità economica e finanziaria.
Meritano di essere messe in evidenza anche le altre misure previste: i 40 milioni per le politiche attive dei lavoro, i 150 milioni per il sostegno amministrativo agli enti locali, i 50 milioni per l’imprenditorialità giovanile in agricoltura. E, soprattutto, il provvedimento che personalmente mi sta più a cuore, perché considero un preciso dovere della politica lavorare per contrastare la fuga dei cervelli. Il miliardo e 250 milioni di euro che il governo ha previsto per il programma ‘Resto al Sud’ è, a mio avviso, una potenziale rivoluzione, specie nell’approccio.
Destinare ingenti risorse agli under 35 perché avviino un’attività d’impresa significa restituire loro la speranza ma, soprattutto, indurli a rimboccarsi le maniche e a diventare il cambiamento che vogliono vedere. Non più un meccanismo di carattere assistenziale o, peggio, un punto di debolezza del sistema per favorire pratiche predatorie e malversazioni, ma un investimento mirato a dare ai giovani una chance concreta di mettersi in gioco e di costruire il loro avvenire con l’autoimprenditorialità. Nell’economia globalizzata, è una delle poche strade rimaste per non essere destinati al sottosviluppo e alla desertificazione industriale.
Ancora molto resta da fare. Non possiamo sentirci appagati. Le recenti anticipazioni del rapporto Svimez segnalano il perdurare della sofferenza e l’aggravarsi di alcune situazioni. Ma non possiamo rassegnarci allo scenario secondo il quale i livelli economici pre-crisi torneranno al Sud tra più di dieci anni. Questo decreto va nella direzione giusta e, soprattutto, esprime in maniera efficace l’idea di un nuovo meridionalismo: un Mezzogiorno fiero e orgoglioso, che non si piange addosso e che, se viene messo nelle condizioni di far da sé, può ripartire e raggiungere notevoli risultati. È una grande e importante sfida, adesso bisogna saperla raccogliere.

È stato istituito a palazzo Tommaso Campanella il tavolo tecnico-politico sul futuro dell’area di Saline Joniche. Alla prima riunione, convocata dal presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, hanno partecipato l’assessore regionale al Sistema della logistica e della portualità Francesco Russo, il sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il sindaco di Montebello Jonico Ugo Suraci e il presidente dell’Associazione Comuni Area Grecanica, Santo Monorchio, nonché il dirigente generale del dipartimento Ambiente della Regione Calabria, Orsola Reillo, e il dirigente del settore “Difesa del suolo e salvaguardie delle coste” della Città metropolitana, Giuseppe Mezzatesta. Ai lavori ha preso parte anche Nuccio Barillà, in rappresentanza della Legambiente metropolitana, una delle numerose associazioni che hanno contribuito a contrastare la prospettiva della centrale a carbone e che continueranno a essere coinvolte nel ragionamento sul futuro dell'area. 

Nel corso dell’incontro è stato ricostruito il quadro della situazione dell’area di Saline, dopo il definitivo “no” alla centrale a carbone, sancito anche dall’ultimo atto politico contrario al progetto, assunto dal Consiglio regionale nel giugno dello scorso anno. “Ripartiamo da quella decisione che ha definitivamente fatto tramontare l’ipotesi della cosiddetta ‘intesa forte’ con la Regione – ha spiegato Nicola Irto introducendo la riunione -. La politica e la società civile hanno espresso chiaramente il loro ‘no’ al carbone, adesso però dobbiamo stabilire a cosa diciamo di sì. Abbiamo il compito di individuare assieme qual è il progetto per Saline Joniche che deve essere sostenibile e concretamente realizzato. Non è tempo di propaganda ma di decisioni”. Il sindaco metropolitano Falcomatà ha manifestato “piena condivisione per le finalità del tavolo operativo tecnico-istituzionale, composto anche da personalità che hanno la memoria storica indispensabile per ricostruire la complessa vicenda di Saline e per gettare le basi di un progetto per il rilancio dell’area, nel rispetto delle vocazioni del territorio e delle aspettative della comunità”. Il sindaco di Montebello Jonico Suraci ha posto l’evidenza la “necessità di rompere gli indugi per restituire a questa vasta area del territorio comunale e all’intero comprensorio del Basso Jonio una prospettiva futura, a partire dal mare e dal porto. La decisione di istituire il tavolo va nella giusta direzione, che dovrà essere perseguita aprendo la partecipazione all’organismo ad altri tecnici competenti”. Da parte del presidente dell’Associazione Comuni Area Grecanica, Monorchio, è stata espressa “la necessità di ragionare della questione Saline nel quadro della partita più complessiva del Piano strategico della Città metropolitana, strumento organico di pianificazione nell’ambito del quale potrà essere individuata la destinazione dell’area”. Da parte sua, l’assessore Russo ha richiamato la necessità di “stabilire innanzitutto, dal punto di vista politico, se considerare l’intera area di Saline in termini di sistema unitario, che comprende il porto, l’ex Liquichimica, le Officine grandi riparazioni e il Sito di interesse comunitario (Sic) dell’Oasi, oppure se ragionare singolarmente su ciascun ‘asset’. Per il futuro di questo territorio – ha concluso Russo – la Regione ritiene necessario procedere secondo un metodo ‘bottom up’ che, partendo dal basso, veda le amministrazioni territoriali e in particolare la Città metropolitana assumere un ruolo chiave”.
Anche sulla base delle indicazioni fornite dai tecnici, all’esito dei lavori è stata espressa la comune volontà di procedere speditamente sia a una mappatura dei vincoli di natura giuridica che ricadono sulle aree interessate, sia a una ricognizione dei procedimenti amministrativi che hanno riguardato il territorio di Saline Joniche. Adesso si metterà subito in moto il gruppo dei tecnici della Regione, della Città metropolitana e del Comune di Montebello Jonico per l'avvio di tutte le necessarie attività condivise dal tavolo.

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Nicola Irto - Sito ufficiale

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