Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00029 - Pubblicato il 16 novembre 2022, nella seduta n. 8 - Nicola Irto primo firmatario

IRTO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Premesso che:
- in data 8 novembre 2022, sul sito di Poste italiane, nella pagina dedicata alla misura superbonus edilizio è apparso un comunicato che recita testualmente: "Il servizio di acquisto di crediti d'imposta è sospeso per l'apertura di nuove pratiche. È possibile seguire l'avanzamento delle pratiche in lavorazione e caricare la documentazione per quelle da completare". A fronte di tale decisione - non è stata fornita alcuna spiegazione ufficiale;
- nelle scorse settimane anche Cassa depositi e prestiti aveva proceduto a bloccare la cessione dei crediti;
- Poste italiane era uno dei pochi istituti ad offrire ancora questa possibilità, insieme a Banca Intesa, seppur con costi più elevati rispetto al passato;
- la decisione di CDP, di Poste e dell’intero sistema bancario evidenzia una palese criticità che si riverbererà su tutto il sistema produttivo di settore e sulle famiglie ed è prevedibile una pericolosa fase di stallo;
- a ciò bisogna aggiungere anche il rilevante e inspiegabile ritardo nella liquidazione delle pratiche da parte degli istituti di credito che, pur avendo chiuso da mesi le piattaforme per l’acquisto di nuovi crediti, non onorano i vecchi contratti firmati e non provvedono alla stipula dei nuovi, prolungando in alcuni casi artificiosamente le istruttorie con riverbero devastante sulle imprese e sulle famiglie;
- la situazione sta creando preoccupazione nel settore edile perché è in atto una forte speculazione da parte di chi ancora acquista i crediti relativi al superbonus, sfruttando proprio la necessità di liquidità delle imprese. Ciò avviene nonostante una circolare dell’Agenzia delle entrate sia intervenuta proprio per cercare di sbloccare la cessione dei crediti, dopo che nei mesi scorsi una serie di provvedimenti della stessa Agenzia ha creato profonde incertezze fra le imprese interessate;
- tutte le organizzazioni di categoria stanno sollecitando un tempestivo intervento del Governo,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attivare, in tempi rapidissimi, al fine di aprire un tavolo con le imprese della filiera delle costruzioni e il sistema finanziario e creditizio per individuare una risposta definitiva al grave problema della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi, contrastando la speculazione in atto e salvaguardando la tenuta delle imprese e dell’occupazione collegata alla misura del superbonus.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-00017 - Pubblicato il 9 novembre 2022, nella seduta n. 7 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Premesso che:
il 1º luglio 2013 la Croazia è stata il primo dei sette Paesi dei Balcani occidentali ad aderire alla UE, mentre il Montenegro, la Serbia, la Repubblica di Macedonia del nord e l'Albania sono candidati ufficiali;
successivamente sono stati avviati negoziati e capitoli di adesione con il Montenegro e con la Serbia, mentre la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo sono potenziali Paesi candidati;
la UE da tempo ha sviluppato una politica per sostenere la graduale integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea e obiettivo dichiarato e perseguito è di promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo economico nei Balcani occidentali e aprire la prospettiva dell'integrazione in Europa;
il 3 novembre 2022, a Berlino sono stati firmati tre accordi tra i sei Paesi dei Balcani occidentali, al fine di facilitare la libera circolazione dei cittadini e rilanciare l'integrazione regionale;
sulla base degli accordi, i sei Paesi dei Balcani occidentali riconosceranno reciprocamente le carte d'identità, i diplomi e le qualifiche professionali dei loro cittadini;
gli accordi tra Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Serbia e Montenegro rappresentano un passo avanti positivo per la regione, in un momento in cui le relazioni tra Kosovo e Serbia continuano ad essere tese, e segnano il ritorno del "processo di Berlino", piattaforma negoziale regionale per accompagnare i Paesi balcanici verso l'integrazione europea;
nelle ultime settimane si è registrato un forte deterioramento dei rapporti tra la Serbia e il Kosovo;
recentemente il Governo serbo si è riunito in sessione straordinaria per discutere sulla crisi del Kosovo;
come riportato dalle agenzie di stampa, in precedenza il presidente Vucic ha incontrato l'inviato speciale UE Miroslav Lajcak e successivamente gli ambasciatori di Russia e Cina;
al centro dei colloqui gli ultimi preoccupanti sviluppi nella situazione in Kosovo, dove la popolazione serba ha rifiutato il cambio della targa automobilistica;
inoltre, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Belgrado avrebbe rifiutato una proposta franco-tedesca avanzata a Serbia e Kosovo intesa a risolvere l'annosa questione delle reciproche relazioni bilaterali;
il portavoce del servizio europeo per l'azione esterna ha sottolineato come l'escalation fra Pristina e Belgrado degli ultimi giorni sia molto pericolosa e stia portando a sviluppi che mettono a rischio anni di duro lavoro e di risultati,
si chiede di sapere:
se il Governo italiano non intenda, anche per il ruolo strategico che l'area balcanica riveste per la sicurezza del nostro Paese, avviare e sostenere un'azione diplomatica, in ambito UE e autonoma, al fine di far decantare la situazione di forte tensione tra Serbia e Kosovo;
se abbia già intrapreso le opportune iniziative in vista del cruciale vertice dei Balcani occidentali che si terrà in Albania a dicembre;
se stia valutando l'opportunità di adottare nuovi paradigmi strategici a fronte dell'instabilità nei Balcani, quale possibile proiezione del conflitto ucraino con le conseguenti sfide relative all'assetto liberaldemocratico sostenuto dalle alleanze occidentali;
se non ritenga opportuno riferire al Parlamento in merito ai fatti esposti e alle iniziative che il nostro Paese intenda intraprendere riguardo alla crisi nei Balcani.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00024 - Pubblicato l'8 novembre 2022, nella seduta n. 6 – Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'interno.
Premesso che:
in data 15 ottobre il prefetto di Torino ha comunicato che l’UCIS (ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) del Dipartimento pubblica sicurezza del Ministero dell’interno ha avviato il procedimento per la revoca del dispositivo tutorio disposto in favore di Giuseppe Masciari, imprenditore edile la cui attività si svolgeva prevalentemente, anche se non esclusivamente, in Calabria;
Giuseppe Masciari ricevette diverse intimidazioni mafiose alle quali reagì rivolgendosi alla DDA di Catanzaro;
a seguito della denuncia l'imprenditore e la sua intera famiglia sono stati allontanati dal luogo di residenza, inseriti nel programma speciale di protezione e trasferiti, a seguito della richiesta avanzata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, in una località protetta a fronte di una valutazione di grave e imminente pericolo per l'incolumità dell'imprenditore e della sua famiglia;
le denunce di Masciari hanno consentito di contrastare con efficacia il sistema 'ndraghetistico, con le sue collusioni e gli interessi ramificati in diverse province calabresi;
tuttavia, come emerso anche nella relazione della DIA relativa al secondo semestre del 2021, diversi esponenti della criminalità organizzata coinvolti sarebbero ancora operativi sia dentro che fuori dalla Calabria;
le diverse operazioni anti ‘ndrangheta svolte negli ultimi anni hanno consentito l'avvio di nuovi procedimenti penali, nei quali Masciari compare come testimone; il pericolo per la sua incolumità e quella della sua famiglia sembrerebbero dunque continuare a persistere;
si aggiunga che il Ministero dell'interno ha sin da subito riconosciuto nelle sue memorie la particolare significatività delle testimonianze dei coniugi Masciari e della necessità dunque di riconoscere loro un sistema tutorio;
la decisione di revocare il dispositivo tutorio lascerebbe, quindi, l'imprenditore e la sua famiglia privi della tutela necessaria a contrastare qualunque pericolo per la loro incolumità fisica,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le ragioni che hanno portato alla revoca del dispositivo tutorio disposto nei confronti di Giuseppe Masciari e dei suoi familiari;
se non ritenga altresì di verificare con le autorità preposte al procedimento di concessione e revoca della tutela, in particolare l’UCIS, l’opportunità di convocare e sentire il destinatario del provvedimento di revoca.

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Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00018
Atto n. 3-00018 con carattere d'urgenza - Pubblicato l'8 novembre 2022, nella seduta n. 6 - Nicola Irto cofirmatario

Al Ministro dell'interno.
Premesso che:
in data 30 ottobre 2022, per ricordare il centesimo anniversario della marcia su Roma svoltasi il 28 ottobre 1922, circa 2.000 nostalgici del fascismo provenienti da tutta Italia si sono radunati nel paese del forlivese dove è nato e dove è sepolto Benito Mussolini;
con le braccia tese e sulle note di "Faccetta nera" e "All'armi siam fascisti", i manifestanti hanno avviato un corteo, organizzato dal presidente degli "Arditi" di Ravenna Mirco Santarelli, diretto al cimitero di San Cassiano, dove dal 1957 si trova la cripta di Mussolini. Ad attenderli Orsola Mussolini, pronipote del duce, che ha dichiarato: "Se dopo 100 anni siamo ancora qui è per rendere omaggio a colui che questo Stato volle e al quale non faremo mai mancare la nostra ammirazione. (...) il desiderio mio e di mia sorella Vittoria è portarvi un caloroso ringraziamento per aver organizzato e portato a termine questa manifestazione così sentita. La manifestazione servita a ricordare la marcia di 100 anni fa che portò il re a conferire al nostro bisnonno l'incarico di fare il presidente del Consiglio. Da lì lui e i suoi collaboratori partirono per fare uno Stato nuovo, più efficiente e più efficace, teso a risolvere i problemi";
al corteo di Predappio erano presenti anche bambini. Vestiti di nero e con il fez in testa, hanno seguito il corteo dei genitori, come testimoniato da diverse foto pubblicate dall'agenzia di stampa ANSA;
come riportato da diversi organi di stampa il presidente degli Arditi di Ravenna, Mirco Santarelli, avrebbe, inoltre, espresso l'auspicio che venga abrogata la legge 25 giugno 1993, n. 205, di conversione del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, nota come "legge Mancino", dichiarando che "sarebbe bellissimo se venisse cambiata la norma che punisce i crimini d'odio e dell'incitamento all'odio (...) perché la legge è usata come olio di ricino dalle sinistre per far star zitti noi. Nel momento in cui uno mi chiede un'opinione su Mussolini e io, è ovvio, ne parlo bene";
in occasione della conferenza stampa in cui si è illustrata la nuova fattispecie penale che punisce i rave party, interrogato da diversi giornalisti in merito ai fatti accaduti a Predappio il Ministro in indirizzo ha dichiarato che: "Modena e Predappio sono cose completamente diverse. Predappio è una manifestazione che si svolge da tanti anni, è una cosa diversa";
la XII disposizione finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista e in attuazione di tale disposizione la legge 20 giugno 1952, n. 645, all'articolo 4 punisce chi pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo con la pena della reclusione da 6 mesi a due anni e con la multa da 206 a 516 euro,
si chiede di sapere:
quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di garantire che raduni recanti apologia di fascismo, in aperta violazione del dettato costituzionale, non si verifichino ulteriormente e quali iniziative necessarie e urgenti abbia intrapreso affinché siano individuati tutti coloro che, partecipando alla manifestazione di Predappio, abbiano violato le disposizioni di cui alla citata legge n. 645 del 1952;
se non ritenga altresì opportuno, alla luce del ruolo di Governo ricoperto, far rispettare in ogni sede, anche con l'utilizzo di un linguaggio consono, il combinato disposto del dettato costituzionale e delle disposizioni di legge in materia di divieto di apologia di fascismo, garantendone dunque la sua piena applicazione.

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