Nel ricordo di don Italo Calabrò si rinsalda il rapporto di collaborazione tra il Consiglio regionale, la Chiesa, la scuola e la società civile. Questa mattina, a palazzo Tommaso Campanella, è stata presentata la terza edizione del premio intitolato alla memoria del sacerdote ed educatore reggino, promosso dalla presidenza dell'Assemblea legislativa calabrese e rivolto agli studenti dell'ultimo biennio delle superiori. “Siamo soddisfatti di essere riusciti a coinvolgere le scuole di tutta la regione”, ha affermato durante una conferenza stampa il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, che ha proseguito: “Don Italo è stato parroco ed educatore. Un punto di riferimento per l'intera città, un uomo che ha dedicato se stesso agli ultimi e ai giovani, inculcando in loro il ripudio della 'ndrangheta e della mentalità mafiosa. Ancora oggi occorre guardare a don Italo come modello di inclusione sociale, simboleggiata dalla celebre frase: 'Nessuno escluso mai'. Uno slogan che racchiude tutta la forza dirompente della carità cristiana e sintetizza uno degli elementi di fondo della dottrina sociale della Chiesa”. Irto ha ringraziato il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale, Diego Bouché (rappresentato dalla professoressa Franca Falduto), al suo ultimo giorno di lavoro a Catanzaro. Poi ha sottolineato l'importanza del ruolo della Conferenza episcopale calabra: “La nostra comunità regionale può contare sulla presenza di una Chiesa attenta ai problemi sociali e del lavoro. Il progetto di cambiamento che occorre mettere in atto per il futuro della nostra terra passa dall'aiuto che solo una Chiesa forte può dare alle istituzioni e alla società”. Da parte sua, il presidente della Cec, monsignor Vincenzo Bertolone, ha espresso “il plauso e l'incoraggiamento per questo progetto per il quale mi congratulo con il presidente Irto. Oggi in Calabria abbiamo bisogno di non parlare solo di legalità ma anche di etica e di Vangelo. La legalità fine a se stessa è pura osservanza di norme: essa è indispensabile ma occorre individuare modelli e punti di riferimento etici, come don Italo Calabrò, o ancora come don Pino Puglisi e Giorgio Ambrosoli. Occorre avere cura dei giovani per dare una scossa alla società degli egoismi e per raggiungere il bene comune”. La professoressa Franca Falduto, intervenuta per l'Ufficio scolastico regionale, ha sottolineato “l'impegno delle consulte studentesche della Calabria a diffondere il messaggio di don Italo Calabrò. In questo quadro, sento di rivolgere un'esortazione alla comunità educante della regione, in tutte le sue componenti adulte, affinché sappia proporsi come modello di coerenza e di onestà sulle orme dello stesso sacerdote reggino”.
“Quella di don Italo è stata una grande storia d'amore con la sua città. Il senso di questo premio è far rivivere i suoi insegnamenti ed educare i giovani ai principi e ai valori da lui incarnati: la solidarietà, il rifiuto dell'apparenza, l'inclusione sociale, all'insegna del motto 'nessuno escluso mai'. Come è stato mirabilmente definito da un quotidiano nazionale, don Italo Calabrò è stato il don Milani del Sud”, ha affermato il presidente del centro comunitario Agape, Mario Nasone. “Grazie a questo straordinario uomo di fede – ha detto infine Mimmo Nasone della Piccola Opera Papa Giovanni – noi, che siamo stati suoi allievi, abbiamo varcato simbolicamente tre cancelli: quello della Curia reggina, fino ad allora mai oltrepassato; il cancello della scuola 'Panella', intesa come comunità aperta, dove don Italo insegnava; e quello dell'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria, dove assieme a lui conducemmo una battaglia per i diritti degli ammalati”.
La terza edizione del concorso “Don Italo Calabrò per l'educazione dei giovani” è rivolta agli studenti delle quarte e quinte classi delle scuole secondarie di secondo grado di tutta la Calabria. Gli studenti saranno chiamati a formulare un elaborato (un video, un manifesto, una presentazione in power point, una tesina o una poesia) sull'impegno del sacerdote reggino per la diffusione dei principi di cittadinanza attiva, per la cura delle fasce sociali svantaggiate e per il contrasto alla violenza e alla mentalità mafiosa.

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